Grazie Eccellenze, colleghi Consiglieri,

questo comma offre l’opportunità di dibattere e confrontarci su un tema, quello delle unioni affettive, di stretta attualità.

I due ordini del giorno e il progetto di legge di iniziativa popolare per regolamentare le unioni civili hanno come obiettivo quello di adeguare la normativa sammarinese, cercando di colmare quel gap che ancora c’è a sfavore delle coppie dello stesso sesso.

Prima di fare alcune valutazioni sul tema delle unioni civili, vorrei ringraziare tutte le cittadine e cittadini che hanno permesso di presentare questo progetto di iniziativa popolare e li ringrazio anche per la disponibilità, espressa durante la serata pubblica organizzata dalla Commissione Pari Opportunità, di confrontarsi con le forze politiche prima del passaggio in Commissione Consiliare.

A mio avviso questa è la cornice all’interno della quale questo progetto può vedere un proseguo nell’iter legislativo condiviso e costruttivo, soprattutto.

Perché nel 2018 le unioni civili – o affettive, come preferisco chiamarle – sono così importanti? Alcuni potrebbero dire che sono altre le priorità, ma come possiamo non considerare prioritario riconoscere dei diritti a chi oggi si vede trattato in maniera differente dal suo stesso Paese?

È chiaramente un atto civile e culturale non più rimandabile/rinviabile: è arrivato il momento di mettere concretamente tutti i nostri cittadini sullo stesso piano. È una questione di riconoscimento e rispetto dell’individuo. È un riconoscere dei diritti, delle tutele.

Sì, diritti, perché parlando di diritti si parla ovviamente anche di doveri, altrimenti non li indicheremmo come diritti bensì privilegi. Quindi è chiaro che il “pacchetto” sia “diritti e doveri”.

Perché preferisco parlare di “unioni affettive” invece che “unioni civili”? Perché oltre alle tutele, ai diritti e ai doveri, voglio riconoscere l’affettività che unisce due persone.

Il tema delle unioni affettive – o civili che dir si voglia – riguarda sia le coppie eterosessuali sia quelle omosessuali che decidono di registrare la propria unione e di sottoscrivere dunque un contratto, un impegno con l’altra persona al fine di organizzare la propria vita in comune.

Non è questo il momento di entrare nel merito dei singoli articoli del progetto oggi in prima lettura.

Voglio però fare un plauso ai proponenti per la qualità e l’equilibrio del testo del progetto perché è estremamente chiaro e sarà una base di preziosa sulla quale lavorare, in sinergia.

Come è emerso durante questo dibattito ci sono sensibilità differenti ma sono convinta che le stesse possano essere il punto di forza del percorso che il progetto affronterà.  Non le vedo quindi come ostacoli, ma come opportunità di ragionare insieme e trovare soluzioni le più condivise possibili.

Grazie

Vanessa D’Ambrosio