Grazie Presidente,

ringrazio le Colleghe per le Relazioni e il lavoro che hanno svolto e portato avanti.

Spesso in questa Assemblea abbiamo affrontato i temi legati al riconoscimento e alla tutela dei diritti dei minori, poiché siamo ben consci che -in particolare nei momenti di difficoltà sociale, di crisi- i diritti di donne e bambini sono quelli più a rischio.

Penso a quando abbiamo discusso sulla necessità di attivare una rete sociale per impedire che i minori migranti finissero per essere assorbiti nel mondo dell’illegalità, in cui diventano fantasmi, vittime.

Ricordo anche quando non più tardi di giugno di quest’anno, abbiamo discusso sulla necessità dei minori di crescere in un ambiente familiare, legandolo al tema dell’allontanamento disposto dai servizi minori/sociali, del bambino dai propri genitori o – ultimo ma non per importanza- quando abbiamo trattato il dramma dei matrimoni coatti.

Oggi le Relazioni pongono l’accento sulla tratta dei minori, sugli ancora non sufficienti standard e facilità per il ricongiungimento del minore alla propria famiglia e la necessità e opportunità di coinvolgere le donne migranti nei processi di integrazione.

Il livello del dibattito politico in molti Paesi membri del Consiglio d’Europa, connesso con i temi di odio, discriminazione e razzismo più o meno latente, preoccupano e ci coinvolgono direttamente.

Come viene ricordato, gli Stati membri si sono impegnati a proteggere il diritto alla vita familiare ai sensi dell’Art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Diritto che deve essere universalmente riconosciuto ed applicato, anche quando si tratta di migranti.

La Relazione della Collega Sandbek invita tutti gli Stati membri a sviluppare e rispettare linee guida comuni per l’attivazione del diritto al ricongiungimento familiare, ricordando che gli impedimenti alla protezione della vita familiare non sono ammissibili.

Come ricordavo in apertura di questo mio intervento, minori e donne sono la parte più vulnerabile in situazioni di crisi, ma sono anche un importantissimo punto di partenza per le politiche di integrazione; ed è da questa prospettiva che la Collega Heinrich sviluppa la sua Relazione, ovvero l’OPPORTUNITA’ DI INTEGRAZIONE.

Le donne sono infatti attori chiave per l’integrazione. Le donne possono svolgere questo ruolo, questo compito, promuovendo l’integrazione delle loro famiglie e della loro cerchia sociale, sostenendo l’educazione dei figli, condividendo le tradizioni con loro e partecipando alla società del paese ospitante.

Mi trovo completamente d’accordo quando si dice che la progettazione, l’attuazione, la valutazione e il follow up di tutte le politiche di integrazione per migranti e rifugiati dovrebbero essere attenti alla questione di genere.

Io ringrazio profondamente le due Relatrici per il lavoro svolto e confermo il mio pieno sostegno alle Risoluzioni.

Grazie

Vanessa D’Ambrosio

SMR – SOC group