Ogni percorso etico con effetti determinanti sulla organizzazione sociale va considerato nella sua interezza, mettendo in conto anche la contrarietà di chi non ha ancora acquisito tutti gli elementi per sostenere con il resto della società, il cambiamento.

La questione delle unioni civili, o meglio, delle unioni affettive, rappresenta la consapevolezza di una società che fino a pochi anni fa vedeva prevalere il rifiuto preconcetto di questo tipo essenziale di organizzazione del nucleo sociale.

Un nucleo che fino a ieri era caratterizzato da una forma derivante da un contesto culturale generato più di cinquecento anni fa, determinando una mentalità che nei secoli è diventata dominante, facendo dimenticare le modalità di convivenza che si rifacevano, almeno nei 1500 anni precedenti, alla tradizione romana, cioè un patto privato stipulato tra gli interessati che solo successivamente poteva essere suffragato da un sacerdote. Solo nel 1449 il matrimonio diventa infatti un sacramento e solo successivamente le rigidità culturali del Concilio di Trento ne definirono il principio della indissolubilità.

Il paradosso di Alessandro Cardelli sostenuto per criticare il presente progetto di legge è galattico: il matrimonio, neppure quello sancito come sacramento, è ormai indissolubile, mentre indissolubile diventerebbe l’unione civile nel caso mancasse il consenso di una delle parti. Un solo elemento per rispondere: qui non si vuole introdurre una norma burocratica, ma sancire il diritto ad amare e a costruire un percorso di vita su base volontaria e consapevole.

Una cultura anche se così radicata sta manifestando una propria evoluzione e oggi anche a San Marino è finalmente possibile fare un passo fondamentale nella direzione di una nuova consapevolezza che risponde all’esigenza fondamentale, quella di generare un nucleo sociale capace di vincere l’isolamento, sconfiggere l’emarginazione, consentire di affrontare le sfide sociali, insieme.

Che questo accada fra coppie etero sessuali o omosessuali, nulla cambia, la forza dell’unione, l’affetto che consente di mettere in primo piano il principio dell’unità rispetto alle sfide che la società impone, è il valore fondamentale.

Ecco questo è l’elemento cruciale, poiché se è vero che la società benpensante viene scossa dal fatto che una coppia omosessuale si manifesti pubblicamente, è l’evoluzione del rapporto che riguarda anche e forse soprattutto le coppie eterosessuali, il tema centrale che sta radicalmente modificando l’organizzazione sociale a cui la mentalità del Concilio di Trento ci aveva abituato.

Ecco allora che la legge di iniziativa popolare che stiamo discutendo è importante, perché avvicina alle soluzioni che la società sammarinese intenderà darsi, e proprio da questa occasione dobbiamo essere capaci di trarre gli elementi per capire come sta evolvendo la società, come l’unione matrimoniale stia a poco a poco diventando un fatto residuale, come le coppie si formino e restino fedeli spinte dall’affetto, e non per imposizione del diritto civile o del diritto canonico.

Questa concezione ha integrato il PdL che stiamo discutendo perché così, grazie ai proponenti saremo in grado di interpretare un fatto sociale ormai prorompente che ha visto solo nel 2016 i matrimoni civili essere il doppio di quelli religiosi, non trascurando il fatto che le coppie che si formano e che non definiscono il matrimonio sono ormai la maggioranza.

Di fronte a ciò cosa fa la società, come regola il rapporto di convivenza, come affronta il decorso del rapporto, come affronta gli elementi che riguardano i figli, quali diritti reciproci definisce fra i conviventi, quali misure mette in atto per prevenire la dissoluzione del rapporto, quale evoluzione dovrà subire la mediazione familiare di fronte alle esigenze di queste coppie?

Ecco questi sono gli interrogativi che ci siamo posti in questo importante dibattito che si è sviluppato e che ora cristallizza temporaneamente il frutto di un interessantissimo confronto, che ha visto un testo che afferma il diritto delle coppie, etero o omo sessuali senza differenze, aderendo alla proposta di regolare un istituto nuovo che non ricalcasse quello già previsto dal diritto di famiglia e naturalmente plasmato dall’idea del matrimonio.

Sono veramente lieto di vivere questo momento che afferma finalmente il diritto a vivere insieme anche per chi non si ritrova nelle forme tradizionali mostra come sia possibile, quando lo scontro non è fine a se stesso, ma la diversità di vedute genera ricchezza, magari qualche passo più lento e moderato rispetto a quelli che sono le mie personali convinzioni, ma in avanti, svalicando la montagna di preconcetti che hanno sovrastato fino a ieri, 15 novembre 2018 la società sammarinese ed oggi, 16 novembre aprono ad una nuova prospettiva.

Questo è il modo giusto di affrontare la politica e di metterla in sintonia con la società. Questo è il modo giusto che deve trovare fra le persone di buona volontà, il coraggio per affrontare anche gli altri aspetti che riguardano la vita del nostro Paese.

 

Giuseppe Maria Morganti