Segretario al Territorio e Ambiente, Segretario al Turismo con deleghe all’Agricoltura, ai rapporti con l’AASLP (Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici), alla Protezione Civile e alle Politiche Giovanili.

Quando mi è stata comunicata l’intenzione di nominarmi in questi ruoli (a onor del vero in quel momento la Segreteria al Turismo ancora non c’era) l’emozione è stata fortissima. Dopo l’emozione, man mano che questa possibilità prendeva corpo, è subentrata una ragionevole quanto incombente preoccupazione. Sarò all’altezza? Quali saranno le sfide da intraprendere con maggior forza, quali le priorità; cosa ci si aspetta da me? Poi la voce si è sparsa e alcuni dei miei timori hanno trovato conferma, tutti coloro che mi incontravano non facevano altro che incoraggiarmi a fare meglio alzando l’asticella dell’aspettativa nei confronti del mio futuro operato. Di solito le responsabilità aumentano in maniera proporzionale in base all’aspettativa che le persone creano attorno a un evento. Poi, come ultimo regalo, mi è stata assegnata, in un secondo momento, anche la Segreteria al Turismo aumentando, e non di poco, le mie già abbondanti preoccupazioni. Col passare dei giorni però, si è fatta strada una nuova consapevolezza, la sincera compattezza del gruppo di persone che avevo attorno ha cominciato a infondermi una fiducia che non speravo di ricevere; i miei (futuri) colleghi di governo, i compagni e gli amici che mi vivono accanto mi hanno fatto capire che sarà un lavoro di squadra, ognuno per le sue competenze ma che andremo avanti sicuri e compatti perché, sulle cose importanti, quelle che contano e che fanno la differenza, la pensiamo tutti nello stesso modo e siamo e saremo sempre solidali tra noi perché siamo animati da uno spirito che non è quello del privilegio della poltrona, del posto di potere usato per avere consensi; no, non sarà questo.

Sarà perché siamo tutti amici che si rispettano, sarà perché siamo tutti stanchi (come del resto lo è una larga parte del paese e il risultato del ballottaggio ne è una prova tangibile) di questo andazzo retrivo e conservatore nel governo di questo paese, sarà perché la sfida che stiamo per affrontare è di quelle decisive e capitali per togliere il paese dal pantano in cui si ritrova e riportarlo a camminare sulle proprie gambe, sarà perché le sfide facili le sanno affrontare tutti; è in quelle difficili che bisogna essere pronti e decisi a gettare il cuore oltre l’ostacolo e io, anzi noi, lo faremo senz’altro, senza indugio. L’entusiasmo è un ingrediente fondamentale nella ricetta che stiamo apprestandoci a preparare per il governo del nostro paese; con l’obiettivo finale di rilanciare un’economia paralizzata da una crisi internazionale di cui però, troppo spesso, qualcuno si è fatto scudo per giustificare una certa incompetenza nell’incapacità di agire. Dovremo mettere in campo anche il coraggio dell’osare, compattando le file tra politica e cittadini per fare insieme (perchè lo faremo insieme) quello che fino ad oggi è stato solo un brutto “dividit et impera” della serie ognuno per se e Dio per tutti. Trasparenza degli atti pubblici, condivisione nelle scelte, informazione chiara e puntuale, queste le prime cose che ci impegneremo a fare per ricucire la distanza tra i cittadini e la politica, azzerando in un sul colpo l’altezza dell’Olimpo su cui si era appoggiata la politica.

Scusate lo sfogo, sentivo di dover dire delle cose per spiegare alcune differenze di mentalità tra il proseguire la gestione della cosa pubblica sulla via della restaurazione di un vecchio modello o una nuova impostazione che sia moderna, semplice, efficace perché scevra da personalismi e basata esclusivamente sul supremo interesse della Repubblica.

Ma veniamo ai contenuti che, al momento, non potranno essere altro che dichiarazioni d’intenti e filosofie d’opinione in quanto, non essendo ancora insediati non abbiamo potuto renderci conto completamente della potenza di fuoco che abbiamo a disposizione per poter colpire i bersagli che ci siamo prefissi di raggiungere. Io in particolare ho avuto molte difficoltà a capire alcune logiche intrinseche all’apparato gestionale delle Segreterie e degli Uffici di pertinenza alle mie deleghe in quanto si sono manifestate forti resistenze ad eventuali contatti tra la mia figura di Segretario in pectore entrante e il Segretario ancora in carica uscente. Questo non mi ha distolto comunque dal cominciare a ragionare innanzi tutto sulle priorità da affrontare;

sul territorio c’è molto da fare e ci saranno molti progetti da elaborare per rimettere in moto l’economia del settore urbanistico-edilizio. Primo tra tutti l’elaborazione di quello che per comodità chiamerò il nuovo Piano Regolatore Generale (PRG) da cui questo paese non può più prescindere. Il progetto dei progetti, l’indicatore del nuovo modello di sviluppo territoriale, il motore delle nuove scelte di indirizzo e della razionalizzazione del caotico tessuto urbano, sociale ed economico che ci troviamo a vivere quotidianamente. Revisionare o addirittura riscrivere il Testo Unico delle Leggi Urbanistiche ed Edilizie ridandogli dignità di legge vera e non di legge colabrodo come è stata trasformata nel corso degli anni; cominciare a ragionare sulla razionalizzazione del comparto agricolo con tutte le implicazioni legate all’uso del territorio per la certificazione dei prodotti tipici, del biologico, del suo uso turistico escursionistico ecocompatibile, degli agriturismi, ecc. e, non ultima, per la prevenzione dei dissesti idrogeologici in funzione di una regimentazione delle acque nella lavorazione dei fondi agricoli premiando gli operatori agricoli meritevoli in questo senso.

Cominciare a progettare e cercare di riattivare un sistema dell’”acqua” che ci porti verso l’autosufficienza anche attraverso la creazione del fin troppo rimandato bacino idrico di riserva, la riattivazione, ove possibile, dei pozzi e delle antiche sorgenti, l’incentivazione del risparmio idrico anche attraverso la creazione di vasche di raccolta delle acque meteoriche nelle civili abitazioni per uso irriguo e riutilizzo domestico per usi non potabili (come ad esempio l’acqua degli sciacquoni, lavaggio automobili, ecc.).

La razionalizzazione del sistema fognante con la separazione totale dei collettori e un regolamento territoriale che impedisca gli sversamenti inquinanti e gli abusi di sversamenti a cielo aperto dei liquami cominciando a pensare anche alla possibilità di piccoli depuratori e ragionando su nuove forme di depurazione naturale quali la fitodepurazione.

Riportare ordine e sicurezza nella viabilità approntando un piano di revisione della rete viaria con la riclassificazione delle strade e la regolamentazione delle aree di sosta di superficie. E tanto altro che non dico per non rubare troppo tempo.

Turismo: confermare le strategie in essere per non stravolgere i piani fin qui adottati sulla base di progettazione evitando la solita storia per cui ogni nuovo Segretario di Stato deve denigrare il lavoro del suo predecessore cominciando a mettere le sue bandierine. Naturalmente, col passare del tempo, verranno cambiate alcune impostazioni, questo è normale che succeda.

Di sicuro verrà aperta una porta di comunicazione preferenziale con tutti gli operatori del settore per acquisire informazioni utili al miglioramento dei servizi e contemporaneamente risolvere i problemi in essere. Il tema Turismo è complesso, vorrei studiarlo con calma per trovare le più giuste soluzioni per tentare di trasformare il turista non solo nel più banale dei mordi e fuggi ma in un turista consapevole che sceglie San Marino non solo per andare all’estero per un giorno ma anche perché ci si trova bene e trova interessante visitare la Repubblica e le sue iniziative. In questo senso dovrà essere rivista tutta la politica sulle infrastrutture di supporto al settore (alberghi, trasporti pubblici, oasi di divertimento e di apprendimento, ecc.).

Potremmo sederci sulle nostre poltrone e lasciare che la macchina statale faccia quello che ha sempre fatto nella più banale routine, potremmo farlo, ma non lo faremo, anche se la strada che vogliamo affrontare sarà tutta in salita, irta di difficoltà, nella consapevolezza che le scelte che si faranno non potranno accontentare tutti indistintamente ma se queste scelte verranno fatte per tentare salvare il paese dalla immobile mediocrità in cui è stato gettato, allora varrà comunque la pena di averle fatte.