Siamo alle prese con la seconda lettura di una legge molto importante, il nuovo TESTO UNICO in materia edilizia, un provvedimento di legge che aspettiamo da 22 anni. Si, da 22 anni, perché come indicato nella relazione di maggioranza, questo progetto di legge che risale al 1995 riportava all’articolo 215 che l’intera normativa sarebbe stata soggetta a revisione al fine di verificarne i risultati ed i problemi applicativi trascorso un anno dalla sua entrata in vigore. Questo passaggio non è stato fatto mentre sono invece stati fatti tutta una serie di interventi di modifica o di integrazione, anche sostanziali, che rendevano necessario e non più rimandabile un nuovo testo coordinato.

Prima di addentrarmi ad illustrare le novità introdotte dal nuovo TU vorrei dare qualche risposta alle critiche ascoltate in sede di dibattito.

Piano Regolatore Generale e Testo Unico. La critica più comune dalla prima lettura è che il TU doveva seguire il PRG e non fatto indipendentemente da questo. Che cosa si può rispondere a chi ha procrastinato per 22 anni un Testo Unico che conteneva nel testo del 1995 il fatto che dopo un anno dalla sua entrata in vigore sarebbe stato sottoposto a revisione? Certo così ha fatto comodo, con le sue maglie larghe che si potevano tirare un po’ da tutte le parti. Come altro si può spiegare un ritardo così diversamente? Come si può giustificare una SANATORIA PERMANENTE DOPO 20 ANNI? Il TU è un insieme di strumenti e di procedure mentre il PRG, come hanno chiarito i numerosi interventi che mi hanno proceduto, è uno strumento di programmazione politica, sociale ed economica del territorio: sono collegati ma sono profondamente differenti per finalità. Sul nostro piccolo territorio si sono tenute tante battaglie di gruppi di potere economico e politico e nel periodo dello sblocco facile si assisteva ad un vero e proprio GIOCO DEL LOTTO, con questo quadro ci si può immaginare che la gestione più rigorosa del territorio e l’eliminazione di molte discrezionalità introdotti dal uovo TU possano muovere reazioni in questo senso, ma non possiamo più aspettare. Sono queste le ragioni che hanno mosso la promozione in tempi rapidi del TU, non l’apposizione di una bandierina come è stato detto.

I lavori in Commissione IV – qualche commento sui lavori in commissione che hanno richiesto 60 ore di serrato confronto nelle quali sono state inizialmente avanzate critiche sul ritardo nella presentazione degli emendamenti da parte del Governo. Questa critica risponde senz’altro al vero ma, come spesso accade, provvedimenti di legge di portata così vasta sono soggetti a numerosi e ripetuti confronti con professionisti del settore e uffici pubblici che spesso portano ad allungare i tempi preventivati per la presentazione degli emendamenti. D’altra parte risponde al vero che anche gli emendamenti della minoranza sono stati consegnati senza anticipo senza la possibilità di un esame preventivo che avrebbe senz’altro permesso di portare in commissione un testo migliorato. Questo mancato confronto ha costretto ad un lungo lavoro di confronto durante l’esame dell’articolato. Va inoltre considerato che gli emendamenti del Governo hanno riguardato in molti casi semplici riformulazioni del testo, precisazione di alcune procedure operative e semplificazione di alcuni passaggi visto che la stratificazione di leggi non le rendeva chiare. In numerose occasioni, a partire dall’accoglimento dell’articolo 1, la maggioranza si è comunque dimostrata disponibile SENZA PROBLEMI ad approfondire e ad accogliere anche interventi della minoranza laddove si riscontrava la possibilità di avere un testo migliorato nella forma o nella sostanza. Penso che, grazie alla disponibilità del Segretario Michelotti e dei membri della commissione IV ci sia stata la possibilità di approfondire nel corso dei lavori la portata di ogni emendamento. Nonostante la mole del lavoro non si è MAI “tirato via”, tanto che abbiamo scherzosamente detto al Segretario che …si faceva ostruzionismo da solo.

Eccessiva discrezionalità della Commissione per le Politiche Territoriali. Sulla discrezionalità della CPT possiamo dire che già molti passi in avanti sono stati fatti nella direzione di ridurla fortemente rispetto alla precedente Commissione Urbanistica. In particolare si è passati dalla discussione delle singole pratiche alla discussione dei piani particolareggiati nel loro insieme e loro varianti. La CPT è una commissione di indirizzo politico del territorio molto importante, che riteniamo di non delegare meramente ad un organo tecnico. Nel riconfermare questo aspetto abbiamo ritenuto FONDAMENTALE aggiungere un elemento di trasparenza per cui TUTTI, tutti gli atti saranno pubblicati e tutti i cittadini potranno andare a vedere e verificare esercitando il loro ruolo di controllo. Non tutto quello che è attribuito alla politica è “sbagliato” e ci sono delle funzioni della politica che non possono essere delegate; l’importante è che siano trasparenti e corrette. L’esempio fatto in merito al ricorso per indennità di esproprio non è proprio calzante. Infatti, se è vero che il ricorso l’espropriato lo fa verso l’organismo che ha avviato l’iter di esproprio, è anche vero che la CPT deve assumere il parere VINCOLANTE della commissione tecnica di determinazione degli espropri; non può decidere in autonomia proprio perché serve un parere tecnico.

Eliminazione della sanatoria permanente. Circa la considerazione del fatto che il nuovo TU introdurrebbe una sanatoria permanente peggiore in termini di arco temporale rispetto all’art. 179 attualmente presente nel TU, posso fare presente che gli articoli 78 e 79 del nuovo TU disciplinano la sanatoria in stato di fatto delle costruzioni ante 1960 e ante 1992, così come faceva il vecchio TU con l’articolo 179. La differenza è che il precedente 179 introduceva una sanatoria PERMANENTE trascorsi 20 anni dalla data di edificazione senza nessun limite, mentre con il nuovo testo unico, una volta chiusa la sanatoria edilizia il prossimo 15 marzo, si passerà al quadro sanzionatorio del nuovo TU senza ulteriori sanatorie.

Rilascio di garanzie all’acquirente di immobile in caso di vendita sulla carta. E’ un atto tutelante nei confronti degli acquirenti. Certo, più macchinoso dal punto di vista giuridico ma si è ritenuto era necessario tutelare il diritto alla casa degli acquirenti che potrebbero purtroppo andare incontro a fallimenti delle imprese con perdita di quanto versato.

La legge, inoltre, contiene moltissimi altri punti qualificanti oltre a quanto sopra dettagliato: possibilità per gli espropriati di riornare in possesso dei beni espropriati in caso di mancata realizzazione dell’opera, istituzione della Commissione Tecnica Edilizia con compiti di approvazione delle concessioni edilizie per superare la vulnerabilità rappresentata dall’attribuzione di tale funzione ad un unico dirigente, revisione completa del sistema sanzionatorio, conformità alle disposizioni in materia dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità; norme di ornato; semplificazione delle procedure di autorizzazione e concessione edilizia.

Dotiamoci quindi di un nuovo sistema di norme e strumenti più chiari e trasparenti, in attesa di un nuovo PRG, che, ne siamo certi, accanto agli altri aspetti, possa incentivare quello sviluppo economico tanto auspicato in questo periodo di difficoltà per il nostro Paese.