Eccellenze e Colleghi Consiglieri,

dopo ben 21 anni arriva finalmente in Consiglio per l’approvazione, la Riforma del Testo Unico delle norme urbanistiche e edilizie. Un elaborato la cui estensione è iniziata circa 3 anni fa dal preposto Gruppo di Lavoro tecnico e sottoposto nel corso del tempo alle osservazioni dei gruppi politici, degli Ordini e dei Collegi professionali ed al resto delle categorie interessate.

C’è stato anche un lungo esame in Commissione IV, l’articolato è piuttosto corposo.

Con questo Provvedimento si va non solo a semplificare sensibilmente la consultazione delle normative legate all’ambito urbanistico ed edilizio, perché riordinate in questo unico testo, ma si è cercato di intervenire su alcuni aspetti che nel tempo sono stati sempre oggetto di interpretazione, laddove cioè, la poca chiarezza ha prodotto quelle scelte infelici che hanno impattato in modo evidente e negativo sul territorio.

Il presente progetto di Legge fornisce anche una serie di risposte in termini di trasparenza e speditezza delle procedure, di coerenza con le direttive europee e anche di adeguamento rispetto ad una legislazione che ci ha visto in difetto in sentenze giurisdizionali.

Vorrei segnalare qualche modifica tra quelle più rilevanti che stiamo per approvare, contenute all’interno di questo Testo Unico, lasciando le parti meramente tecniche, che sono prevalenti nel suo complesso, ai colleghi più esperti in questo settore.

La fine dell’alienazione dei terreni dello Stato ad esempio, perché si va di fatto ad abolire la compravendita delle aree pubbliche a privati ai fini industriali e artigianali, in maniera tale che lo Stato possa comunque ritornarne proprietario nel momento in cui decadono i requisiti previsti dagli accordi, salvaguardando così un territorio molto piccolo come il nostro.

L’istituzione della Commissione Tecnica per l’Edilizia composta a rotazione da tre Dirigenti dell’Ufficio Tecnico, a cui sono demandate le decisioni in ordine alle approvazioni edilizie, e con la quale si va a recepire una raccomandazione del GRECO.

 Convenzionamenti con privati più chiari, la semplificazione delle procedure degli espropri con l’introduzione del principio del silenzio-assenso per ciò che concerne le stime, e la previsione della retrocessione del bene (o parte di esso) espropriato al privato nei casi in cui l’opera per una qualche ragione non sia stata costruita: in tal modo si va scongiurare il ripetersi di condanne subite da San Marino di fronte al CEDU.

La sburocratizzazione delle procedure per l’ottenimento della concessione edilizia, abbreviando i tempi da 120 a 90 giorni, mente alcuni interventi che oggi avevano bisogno dell’autorizzazione edilizia, saranno autorizzati entro 30 giorni rispetto ai 120 attuali.

Una risposta concreta è stata prevista per quanto concerne i rischi delle cosiddette “vendite sulla carta”, andando a prevedere delle garanzie bancarie che il costruttore dovrà attivare nei confronti dell’acquirente in caso di fallimento o altro, dell’Impresa edile.

Poi ancora, la pubblicità degli atti esaminati e varati dalla Commissione per le Politiche Territoriali, attraverso la loro informatizzazione, la presentazione obbligatoria da parte dei tecnici di dimostrazioni grafiche a corredo di tutti gli altri documenti, atte a confermare l’effettivo rispetto della normativa sulle barriere architettoniche, ecc. ecc.

A questo punto però, vorrei invece fare alcune considerazioni partendo dalle critiche sopraggiunte anche in Commissione dalle opposizioni: la prima, in particolare dalla DC, circa il fatto che il Testo Unico andasse presentato contestualmente al PRG. Ebbene, il Segretario di Stato Michelotti ha più volte risposto a questo, tuttavia io credo che un articolato che tratta essenzialmente di procedure di formazione degli strumenti di pianificazione urbanistica, di regolamentazione del regime della proprietà, dei criteri di espropriazione  per pubblica utilità, della disciplina e delle norme di controllo dell’attività dell’edilizia e le norme a tutela  degli edifici con valore  monumentale  e di interesse  storico, ambientale e culturale, centri relativamente con il PRG perché il Piano Regolatore Generale è invece uno strumento prettamente di contenuto politico, economico e sociale che si basa sulle prerogative del nostro territorio, partendo dalle quali il compito della politica è quello di individuare le opportune direttrici di pianificazione territoriale per la San Marino che vogliamo, funzionali a determinati settori dell’economia che si reputano strategici.

Peraltro la Democrazia Cristiana si contraddice clamorosamente su questo, citando testualmente proprio quanto ho spiegato poc’anzi, sia nell’ODG presentato dai suoi Membri in Commissione IV il 28 Agosto scorso, sia in un altro ODG posto in discussione in questa Sessione Consigliare.

Per il PRG è in corso un lavoro di analisi e sviluppo portato avanti dallo Studio Boeri, e, tenuto conto dell’assoluta importanza che riveste, sarà sicuramente sottoposto alle osservazioni dei cittadini, delle organizzazioni e della politica, in modo che trovi il più ampio grado di condivisione. Sicuramente verrà approfondito e condiviso una volta in più che una volta in meno.

Altre critiche sono arrivate circa il metodo, su questo fronte il Governo è stato rimproverato in Commissione dai banchi dell’opposizione per la presentazione dei numerosi emendamenti senza che la minoranza avesse avuto il tempo necessario per esaminarli. Bene, rilievi più che legittimi ma il Governo in realtà non ha fatto nulla in contrasto con il Regolamento. Per assurdo si potrebbe dire la stessa cosa sulla presentazione da parte della DC di 130 emendamenti con la medesima tempistica e senza che le forze di maggioranza avessero il tempo per valutarli. < Si> ci è stato detto < ma è una questione di opportunità>, Va bene, legittima anche questa osservazione, ma quello su cui vorrei fare una riflessione è che purtroppo tutto questo è dovuto ad un Regolamento, quello vigente da trent’anni, che tralascia la regolamentazione appunto di questa parte o, quantomeno, non la precisa, procurando situazioni a cui dovremmo anche piantarla di meravigliarci, sempre e comunque da fronti contrapposti, senza mai invece deciderci una volta per tutte di sanare la problematica a monte, mettendo mano cioè, finalmente, al Regolamento Consigliare e delle Commissioni (cosa che questa maggioranza ha detto di volere portare in quest’Aula sin dalla prima riunione dell’Ufficio di Presidenza di questa Legislatura e che, contiamo di farlo entro questo semestre reggenziale).

Sempre sulla presentazione degli emendamenti da parte del Governo, leggiamo nella relazione di minoranza una sorta di risentimento perché il Segretario Michelotti non ha ritenuto di spiegare in apertura del dibattito nel dettaglio tutti i 150 emendamenti presentati. Ci sarebbe voluto almeno una giornata solo per questo, ma probabilmente tale passaggio all’interno della relazione è un residuato di quel clima “ostruttivo” che durante la prima parte dei lavori si era creato. Perché giova ricordare anche l’atteggiamento di ostruzione, anch’esso legittimo per carità, tenuto dall’opposizione sino al momento in cui il Governo e la maggioranza per ovvie ragioni, hanno deciso di estrapolare l’articolato relativo alla sanatoria straordinaria e portarlo all’esame dell’Aula all’interno del provvedimento per l’assestamento di Bilancio 2017.

Una sanatoria straordinaria che suscitò gran clamore, ricorderete, dalle fila dell’opposizione, nonostante che una stessa coalizione di minoranza l’abbia prevista all’interno del suo Programma di Governo con il nome “transitorio edilizio per reperire risorse”, e per di più descritta proprio sotto forma di un condono.

La sanatoria straordinaria varata da questo Governo invece, già partita dallo scorso 15 settembre e che si concluderà dopo 180 giorni, non è un condono, non è un colpo di spugna o una regalia a chi ha costruito, perché comunque prevede multe salate e oneri di concessione, e prevede anche esclusioni molto significative quali gli abusi costruiti su terreno agricolo e altre casistiche su terreno pubblico o in centro storico.

E’ chiaro che con una sanatoria straordinaria si vanno ad incamerare delle risorse, ma in questo caso nasce soprattutto dalla necessità di disporre di un quadro chiaro del Patrimonio edilizio costruito dal quale ripartire per la definizione del nuovo PRG.

Nell’avviarmi alle conclusioni e riservandomi di intervenire nel corso della discussione dell’articolato, vorrei intanto rivolgere comunque un ringraziamento alla Segreteria di Stato, agli Architetti – Dirigenti Silvia Santi e Marina Fiorito per il lavoro portato avanti sin qui, e ai Commissari di minoranza che sono intervenuti attivamente in Commissione per dare un contributo alla Legge.

Infine vorrei fare solo qualche considerazione sull’aspetto per me più importante e significativo di questo Testo Unico, la parte sanzionatoria.

Intanto viene abolita la sanatoria automatica che interveniva trascorsi vent’anni dall’abuso e la cui prescrizione impediva l’applicazione di qualsiasi sanzione al trasgressore. Il nuovo sistema sanzionatorio prevede multe ripetute e moltiplicate ogni 3 mesi, qualora non si rimuovano gli abusi edilizi; se dopo 18 mesi l’abuso persiste, lo Stato potrà mettere un’ipoteca sull’unità immobiliare oggetto di abuso. Nel caso l’abuso sia su un terreno pubblico e in centro storico lo Stato diventerà proprietario dell’unità immobiliare e l’Azienda di Stato per il Lavori Pubblici dovrà demolire le opere abusive.

Questa Riforma Eccellenze e colleghi consiglieri, introduce sicuramente criteri più chiari, oggettivi e rigorosi per dare maggior omogeneità e maggiore qualità all’edilizia del nostro Paese. L’auspicio è che possa andare a costituire lo strumento migliore possibile a supporto del nuovo Piano Regolatore Generale.