Compagne, compagni, graditi ospiti

Storicamente, si pensa che la sinistra, una volta al governo sia quella che mette le tasse, la destra sia quella che le cava.

Ma cos’hanno di diverso la sinistra e la destra? Il senso di responsabilità, di giustizia e di equità.

Perché la sinistra ragiona come un buon padre di famiglia che deve far tornare i conti a fine mese.

Ma non c’è cosa di più diseducativa della realtà attuale. Il giochino è fantastico se ci pensate.

Potete avere tutto quello che volete in 250000 comode rate dicono le televendite promozionali in televisione.

E allora si compra, si compra… l’importante è accontentare quel figlio viziato che non capisce la fatica, non capisce il significato di una conquista.

Il figlio viziato vuole tutto e subito.

Io sono cresciuto in una famiglia che la macchina nuova si comprava quando c’erano i soldi, non esistevano rate o interessi.

Se fai i giusti sacrifici, compri, altrimenti fai con quello che hai. Ecco il senso di responsabilità della sinistra.

È difesa dello stato sociale. È educazione della cittadinanza.

Ma la sinistra ha anche un altro nobile obiettivo. Quello di tutelare le fasce più deboli, introducendo quel principio sacrosanto capostipite delle nostre battaglie: Il principio di equità.

Se in una comunità come la nostra lasciamo indietro qualcuno, la nostra battaglia l’abbiamo già persa. Noi siamo e saremo sempre con gli ultimi e questa nostra indole non dobbiamo mai perderla.

Parlavo del concetto del buon padre di famiglia. Ma chi lo dice che solo la destra è legata al concetto della famiglia? La destra è legata solamente ad un concetto di famiglia: quella tradizionale.

Noi ne abbiamo in mente altre. Perché le unioni civili ce l’hanno insegnato se mai ce ne fosse bisogno.

E solo la sinistra può far aprire quelle menti reazionarie, ottuse, bigotte, legate ad un passato che noi tutti vogliamo lasciare alle spalle. La famiglia è dove ci sono persone che ti aspettano a casa e ti chiedono come sia andata la giornata, è dove c’è amore e rispetto.

La famiglia è anche la nostra comunità.

I buon padri di famiglia non sono solo quelli che ci possiamo immaginare. Tutti noi possiamo essere dei buoni padri di famiglia nella nostra comunità.

Ed è quello che stiamo facendo, ma che dobbiamo fare ancora meglio.

C’è bisogno di una sinistra che sappia ascoltare ancora di più quello che chiedono i più bisognosi, che sappia interpretare le esigenze dei lavoratori, che sappia rimodulare le mancanze delle vecchie gestioni.

Una sinistra che sappia innovare, ma anche rinnovarsi.

Mi viene in mente una vecchia foto di Enrico Berlinguer che camminava a braccetto con gli operai della FIAT durante uno sciopero.

Che cosa si è perso di quel tempo passato?

Quello che fa più male è un allontanamento drammatico dal mondo sindacale e delle categorie economiche.

Abbiamo bisogno di una visione di insieme, di una unità d’intenti rinnovata, di una pace sociale quantomeno fondamentale per ristabilire una lotta comune che è quella del lavoro e della crescita economica del paese.

Consapevoli altresì che una sinistra moderna deve dialogare costruttivamente in egual modo sia con la forza lavoro, sia con l’imprenditore che garantisce quella forza lavoro.

Purché sia equiparata, giusta e dignitosa.

Confucio diceva: studiare senza riflettere è vano. Riflettere senza studiare è pericoloso. Ed è qui di fronte a noi la sfida più grande della nostra storia. Avere il coraggio di cambiare, di crescere ma senza mai rinunciare alle proprie radici.

Questo vale ancora di più nell’odierno contesto politico e culturale, caratterizzato da una notevole confusione e da un senso di disorientamento che con sempre maggiore evidenza sta avvolgendo larga parte dell’opinione pubblica.

Da un lato infatti ci siamo noi.

Ci sono un governo e una maggioranza che, pur con i loro limiti e le loro mancanze, stanno cercando di risanare il Paese e il suo sistema economico-finanziario dopo anni di gestioni allegre e superficiali in cui si preferiva nascondere la polvere sotto il tappeto, pensando che prima o poi la nottata sarebbe dovuta finire. Noi no.

SSD e i suoi alleati hanno voluto affrontare con determinazione i problemi che da troppo tempo giacevano sul tavolo, a partire da quelli relativi al sistema bancario.

Non si poteva fingere che da diversi anni alcune delle principali organizzazioni internazionali, come il Fondo Monetario, affermavano che non si stavano approcciando in modo corretto le criticità presenti nel comparto bancario e finanziario.

Troppa resistenza al cambiamento, troppa paura di intaccare centri di potere ormai ampiamente consolidati, troppo desiderio da parte di qualcuno di voler continuare a governare il Paese raccontando la favoletta del “va tutto bene madama La Marchesa”.

Ma si sa che la gente da buoni consigli, se non può più dare il cattivo esempio. Non è vero?

Anche per questo è nata SSD e anche per questo si è formata la coalizione Adesso.sm: il comune desiderio di identificare e di risolvere i problemi nell’esclusivo interesse dei cittadini sammarinesi e, nel caso specifico del settore bancario, dei risparmiatori, dei depositanti e dei lavoratori, ci ha fatto intraprendere insieme a C10 e RF questo percorso, un percorso che non solo continua ad essere valido ma che ritengo abbia una consistente prospettiva politica.

Si, è evidente, oggi stiamo pagando il conto, in termini di consenso, a causa delle scelte particolarmente impegnative che siamo stati costretti ad assumere. Non ci è piaciuto dover varare l’imposta straordinaria sui patrimoni, ma era necessaria per assicurare stabilità al bilancio dello stato per l’esercizio in corso.

Non ci entusiasma ridurre gli stipendi dei dipendenti pubblici ma sappiamo anche che la crisi non può essere pagata solo nell’ambito del settore privato.

Si può fare di più in termini di equità? Certamente si, infatti l’impegno di SSD dovrà concentrarsi maggiormente su questo versante, mostrando maggiore attenzione nei confronti delle fasce sociali più deboli, quali donne, giovani, disoccupati over 50.

Il contrasto a tutte le forme di disuguaglianza dovrà essere un caposaldo d’ora in avanti dell’azione di SSD.

Sono certo che alla lunga i cittadini comprenderanno lo sforzo che stiamo facendo per salvare il nostro Paese, uno sforzo di cui qualcuno prima o poi si sarebbe dovuto accollare la responsabilità.

Con coraggio e senso dello stato noi questa responsabilità ce la siamo presa, con il rischio di inimicarci almeno inizialmente gran parte anche di coloro che in noi avevano riposto la loro fiducia, ma con la consapevolezza che alla lunga ci verrà riconosciuto l’impegno profuso e saranno gli stessi risultati raggiunti a dire che avevamo ragione e che la strada intrapresa, pur irta e piena di insidie, era quella giusta.

Non si può governare un Paese solo avendo come punto di osservazione il presente, va governato guardando al futuro, guardando al Paese che intendiamo lasciare alle prossime generazioni.

Basta basare le scelte politiche sulla gloria derivante da un like su uno dei vari social esistenti, basta ricercare ossessivamente l’estemporaneo applauso della piazza, basta con la politica che cerca di affermare le proprie ragioni utilizzando il criterio di chi urla di più.

SSD vuole rappresentare una forza tranquilla, una forza che con le sue idee, le sue proposte, con le sue donne e i suoi uomini, vuole migliore la propria comunità e lo vuole fare parlando al cuore e alla testa dei cittadini. E’ la via più complicata, certamente, ma è l’unica via percorribile per ridare credibilità e autorevolezza alla politica, che purtroppo invece quasi sempre privilegia rivolgersi alla pancia dei cittadini, perché è più facile e perché garantisce un immediato tornaconto elettorale.

Sono queste le ragioni che mi spingono a sostenere che non ci sono alternative ad Adesso.sm.

Sicuramente l’eccellente rapporto con gli alleati, C10 e RF, mi porta a sostenere questa posizione senza il timore di essere smentito. Ma c’ anche dell’altro.

Da un lato infatti ormai si sta configurando un’alleanza politica, guidata dal movimento Rete, intrisa di odio, livore e cattiveria. Pochissime proposte, tantissima sete di vendetta. Enorme ambizione e desiderio di potere, scarsa visione di futuro. Zero speranze, soltanto paura. Un progetto nel quale SSD non solo non si riconosce, ma che farà di tutto per contrastare.

Dall’altro lato, il resto dell’opposizione appare in totale stato confusionale, con la DC e ciò che resta del PS e del PSD ad inseguire i retini magari con l’obiettivo di essere un alleato minore pur di riconquistare un posticino al sole del governo.

Ma confido che alla lunga, forze politiche e singole personalità dell’opposizione possano smarcarsi e intraprendere un percorso differente.

Se così fosse la nostra disponibilità al dialogo e al confronto sarà massima. Per ora ci limitiamo a prendere atto di alcune iniziative portate avanti da esponenti della minoranza, su tutti PSD e il neonato RES, con i quali siamo accomunati da medesimi ideali.

Iniziative che meritano giusta attenzione.

In futuro, il mio auspicio, è quello di potersi sedere tutti insieme ad un tavolo e ritornare a dialogare fattivamente.

SSD, infatti, deve proseguire il suo percorso di forza aggregante dell’intera area riformista. Non possiamo adagiarci e accontentarci di avere vinto le elezioni e di essere il partito di maggioranza relativa.

Abbiamo un ambizione ben più grande, ed è quella di poter essere un catalizzatore per tutte le forze di maggioranza e di opposizione, che intendono contrastare l’avanzata di una deriva populista sempre più evidente, pericolosa e devastante.

Dobbiamo avere la capacità di guardare oltre la sinistra, ponendoci l’obiettivo di costruire una grande organizzazione in grado di far coabitare sotto lo stesso tetto le migliori esperienze del riformismo socialista, democratico, liberale e civico.

Dobbiamo dimostrare il coraggio di comprendere che i tempi richiedono di metterci in discussione, perché in nome di un progetto politico e culturale più ampio anche le identità possono essere riqualificate e possono trovare una dimensione per così dire più attuale.

Va riaperto il cantiere progressista e il primo interlocutore a cui rivolgerci per intraprendere questa avventura entusiasmante e impegnativa è Civico 10, con il quale non solo stiamo condividendo positivamente la responsabilità di governo, ma abbiamo anche una comunanza di veduta su molteplici temi, a partire dai temi definiti etici.

Vi è una base valoriale e ideale di riferimento che in larga parte coincide, per cui ritengo possa essere una straordinaria opportunità quella di dare vita a un movimento largo, casa di chi si sente di condividere determinati ideali e valori, casa di tutti coloro i quali credono all’irrinunciabilità di principi fondamentali come la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e la solidarietà.

La storia e l’esperienza di SSD, l’energia e il dinamismo di Civico 10 sono garanzia di successo. Perciò auspico che ci si possa mettere al lavoro da subito per dare un senso, una prospettiva e per far maturare quella che potrebbe essere veramente una iniziativa politica destinata a rivoluzionare il panorama politico sammarinese.

Il paese ha bisogno di fare un passo di civiltà. E questo lo può realizzare solo una forte area progressista, che si rispecchi nei valori democratici di tradizione socialista e riformista di stampo europeo.

Michele Muratori

Presidente SSD