Eccellenze, colleghi consiglieri,

la visita della delegazione sammarinese agli Spring Meetings 2018 ha rappresentato l’occasione per fare il punto sui rapporti della Repubblica con il Fondo Monetario Internazionale e il percorso intrapreso dal nostro Paese con il progetto del PIANO DI STABILITA’, in via di definizione.

A Washington la delegazione del Fondo ha da subito espresso l’intenzione di fare una nuova visita in Repubblica e ciò deve esser visto con grande favore perché le missioni condotte ai sensi dell’Articolo 4 dagli esperti del Fondo rappresentano un’ottima occasione per effettuare un’analisi seria ed approfondita della situazione della nostra Repubblica e per svolgere un ragionamento concreto ed equilibrato sulle potenziali soluzioni da adottare per risolvere – in VIA DEFINITIVA – i problemi tutt’ora esistenti. Il Ruolo del fondo, infatti, vorrei ribadirlo questo aspetto, non è quello di bocciare o promuovere un Paese e il suo organo di Governo, bravi e cattivi, paesi ubbidienti e paesi dispettosi, bensì è quello di raccogliere e elaborare dati e statistiche, esaminare nel dettaglio la situazione generale in termini economici e finanziari e fornire raccomandazioni e suggerimenti al fine di dare risposte efficaci alle criticità rilevate.

Questa visita può apparire come risultato scontato ma non lo è, perché il fondo di fatto farà una nuova una nuova esplorazione dettagliata con una quarantina di incontri e verranno incontrate banche, istituzioni e uffici. Hanno di fatto attivato subito questa ulteriore esplorazione perché hanno visto la volontà di portare avanti quella ristrutturazione del sistema bancario e del paese che per tanto tempo avevano chiesto, auspicato e messo in atto solo in parte.

Sono anni che il Fondo visita tanti paesi in difficoltà post crisi finanziaria internazionale 2008 riscontrando come caratteristica generale la presenza di disavanzi pubblici aumentati su livelli senza precedenti, facendo salire i debiti di tutti i paesi industriali: il Fondo Monetario Internazionale, già qualche anno fa, aveva definito l’attuale situazione come un “debito da tempi di guerra, senza che vi fosse una guerra”.

Negli anni scorsi le periodiche missioni del Fondo si sono soffermate a lungo sulla necessità di identificare chiaramente prima e intervenire poi sui problemi, a partire dalla situazione economica della Cassa di Risparmio, sulla quale, se non sbaglio, le sollecitazioni in tal senso si susseguono insistenti a partire dalla missione del 2013. Si tratta di un punto NODALE visto che proprio sulla differente visione della risoluzione delle criticità di Cassa si è concretizzata la chiusura anticipata della precedente legislatura. In Cassa, con la nostra azione abbiamo portato alla luce un problema quasi decennale con molta determinazione, Non è pensabile infatti, se si vuole ripartire e se si vuole internazionalizzare il settore bancario e finanziario ovvero uscire dai confini, presentarsi con i conti non a posto.

Il Fondo ci ha già fatto presente che i problemi del settore bancario si sono accumulati nell’ultimo decennio e questo lo abbiamo sottolineato varie volte nei nostri numerosi dibattiti in aula, portando a supporto di questa osservazione indicatori, dati e statistiche che riterrei non ripetere e sulle quali vorrei si potesse convergere e mettere un punto. Il Fondo ci ha già detto nell’ultima missione e mi sento di ribadirlo, che la crescita economica sta rallentando a fronte delle incertezze del settore bancario. Purtroppo in presenza di criticità del settore bancario gli investimenti restano deboli e serve una riforma completa del sistema bancario che ridia slancio ad un settore in cui la FIDUCIA rappresenta un elemento fondamentale, molto difficile da costruire.

Al Consigliere Mussoni, che dice di non guardare al PASSATO, faccio presente che quando ripercorro le tappe che hanno portato alle difficoltà attuali in genere lo faccio per mettere in luce gli errori fatti AL FINE DI NON COMPIERNE DI SIMILI perché in questo ragionamento che stiamo facendo il passato è strettamente collegato con il futuro. In Europa il settore bancario e finanziario (ogni paese è diverso, preciso) che si è mosso per tempo sugli NPL sta affrontando nuove serie di NPL, quelli maturati negli ultimi anni perché in alcuni casi probabilmente non si è fatta una valutazione approfondita delle cause e non si sono attuati degli incisivi piani di rilancio e delle regole più cautelanti della crisi all’interno delle banche.  Mi darà atto inoltre, nelle mie ricostruzioni, che non ho mai buttato in modo strumentale le cause delle difficoltà sulle spalle di chi ci ha preceduto perché la situazione di criticità delle nostre banche sono una questione complessa. In alcuni casi, ad esempio fronteggiare il drenaggio di liquidità susseguente ai numerosi scudi che si sono alternati sarebbe stato compito difficile per qualsiasi esecutivo e sistema bancario.

Il richiamo al PASSATO è fondamentale, inoltre, per un criterio di giustizia; visto che le conseguenze della crisi la pagano e la pagheranno i cittadini, fare ogni cosa per avviare AZIONI DI RESPONSABILITA’ per cercare di capire chi ci ha marciato su gestioni incaute dei crediti diventati NPL e soprattutto per poterli andare a recuperare.

Un richiamo al passato, infine, lo considero importante anche perché la via dell’integrazione internazionale del nostro sistema è stata percorsa in ritardo, e proprio per questo con pochi spazi di negoziazione e oggi la stiamo percorrendo con un prezzo altissimo. Anche l’introduzione di regole di vigilanza prudenziale è arrivata tardi, quando il settore bancario finanziario era nel pieno del suo sviluppo e non teneva conto di dinamiche esterne internazionali che stavano portando avanti regole di trasparenza e tracciabilità. Grande ritardo anche per la gestione decisa degli NPL, che avrebbe portato prima a far ripartire le nostre banche.

Tre punti sono quindi da ribadire: chiarezza sulla situazione del sistema bancario a partire da Cassa di Risparmio e riteniamo giuste le vie percorse; sistemazione dei crediti deteriorati NPL con gli ovvi distinguo tra le varie aziende di credito mettendo le stesse nelle migliori condizioni per affrontare il problema; rilancio del settore bancario e finanziario a livello internazionale.

Non si tratta quindi semplicemente di rimpallare colpe, ma di trovare responsabilità e trovare la causa degli errori.

Solo dopo, ripeto, il PASSATO è PASSATO e si può pensare al FUTURO in termini progettuali e positivi e in cui ci si possa vedere e trovare reciprocamente.

E il futuro oggi è il lavoro che stiamo facendo per il TAVOLO DI STABILITA’. Un PROGETTO PAESE che dal 2017 al 2018 passa dalla fase di ricognizione e presa di coscienza dei problemi alla fase di individuazione delle soluzioni, cui seguirà la parte operativa. Un PROGETTO PAESE, che vogliamo condividere realmente, accogliendo contributi e suggerimenti della minoranza e con interventi in molteplici settori, che DEVE CAMMINARE nella strada della crescita, che a volte compie fermate, deviazioni, assestamenti, aggiustamenti, ma che continua nell’unico senso possibile: quello della ripresa, quello dello sviluppo, quello del lavoro.