In questo clima di dichiarazioni politiche infarcite di inesattezze, populismi e demagogie ci troviamo ad affrontare un dibattito che caratterizzerà e delineerà il paese per i prossimi anni.

Occorre intervenire con lungimiranza sui sistemi con cui vorremo impostare la nostra politica economica, andando ad intervenire proiettati su quello che saremo, e non su quello che saremmo dovuti essere.

Abbiamo infatti perso troppi anni ad intervenire mettendo le toppe su falle ormai irreparabilmente devastate. Mettendo toppe che troppe volte erano peggio della falla stessa e non la contenevano.

Occorre impostare un patto generazionale, un patto che permette non solo di mettere al sicuro il sistema, ma in grado di poter garantire benessere e sostenibilità alle future generazioni.

Occorre altresì prendere coscienza che non è più umanamente sostenibile reggere un sistema di garanzie dello stato sociale, senza un riequilibrio della redistribuzione delle ricchezze come quelle sammarinesi, senza condivisione dei sacrifici e senza una seria lotta all’evasione fiscale.

Ma è anche vero che non possiamo pretendere un welfare state giustamente ampiamente tutelante, ma continuare a non essere disposti a piccoli sacrifici, sempre comunque nell’ottica della migliore equità e tutela delle fasce più deboli.

Tempo fa qualcuno erigeva il modello svedese come esempio da seguire per il suo welfare state, dimenticandosi però di riferire qual era la fiscalità che propinava. Qualcuno preferiva il modello irlandese per la fiscalità estremamente agevolata, tralasciando un welfare state praticamente assente. Per non parlare del modello islandese dove le banche sono state lasciate fallire tutte, dove l’economia è si ripartita, ma con i risparmiatori che hanno perso gran parte dei loro risparmi.

E’ evidente che garantire un welfare state eccellente, abbinato ad una fiscalità leggera, garantendo altresì l’aiuto alle banche in difficoltà, tutelando di conseguenza i risparmiatori non può essere minimamente sostenibile, se non nel paese del bengodi.

O meglio, poteva essere sostenibile qualche anno fa quando nel paese del bengodi, tutti stavano bene, ma qualcuno un pochino più degli altri.

In quest’ottica è ovvio che le politiche economiche che si vorranno impostare vanno nella direzione di salvaguardare un sistema finanziario impoverito da qualcuno che ora grida al colpo di stato.

Ma vanno anche nell’ottica di rilanciare un paese certamente in difficoltà, ma che con coraggio imposta delle riforme per garantire un futuro sostenibile.

Il lavoro del segretario Celli e di tutta la maggioranza segue questo indirizzo. Sapevamo benissimo che non sarebbe stato facile, come sapevamo che avremmo incontrato grandissime criticità nella condivisione del processo.

Decenni di politiche scellerate hanno costretto ad intervenire con forza su un sistema finanziario depredato da quei poteri forti che con forza stiamo combattendo.

Gli incontri avvenuti a Washington in occasione degli spring meetings sono stati un’occasione estremamente interessante per valutare gli effettivi avanzamenti della ristrutturazione del nostro comparto finanziario.

La volontà evidente è quella di arrivare ad una risoluzione definitiva delle criticità attuali, chiaramente implementando la collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, ma consapevoli del fatto che alcune raccomandazioni siano già state recepite. Prima fra tutte, levare una volta per tutte dal pantano creato da gestioni particolarmente facilone e irresponsabili, Cassa di Risparmio, prima banca dei sammarinesi.

È evidente che il rilancio di Cassa di Risparmio significa il rilancio di tutto il paese.

Tuttavia non basta per riqualificare il sistema finanziario sammarinese.

Sanatoria edilizia e patrimoniale sono quei provvedimenti di natura straordinaria che servono a reperire quelle risorse necessarie  alla stabilità della finanza pubblica, ma non sono sufficienti per la sua vera ripresa, sono quanto meno necessari altri interventi ci carattere strutturale che possano garantire la massima sostenibilità di un sistema in difficoltà, ma che con senso di responsabilità delle parti sociali può naturalmente risollevarsi.

Per la prima volta il nostro paese si trova di fronte ad una grandissima sfida, la quale si può fronteggiare in due modi.

Il primo è rincorrere quel consenso a tutti i costi dettato dal malcontento, alimentando quel conflitto che sta portando il nostro paese sull’orlo di uno scontro sociale senza precedenti, fomentato da quel desiderio di ritornare a quel passato che ha creato benessere sicuramente, ma a che prezzo? Un benessere creato dall’ipocrisia di un sistema che sapeva di perpetrare nel torbido, avvelenando una popolazione avvizzita da quel denaro facile e a disposizione di tutti.

Il secondo è quello di interpretare questo momento storico con senso di responsabilità, consapevoli di certo di fare ognuno la propria parte per garantire un futuro sano al paese. Un futuro di equità, un futuro di credibilità, un futuro di sostenibilità.

Noi abbiamo già scelto come affrontare questa sfida. Ora è arrivato il momento che i colleghi dell’opposizione scelgano con responsabilità.