Eccellenze e colleghi Consiglieri,

ci troviamo oggi a confrontarci sul Piano Esecutivo Pluriennale di tutte le misure finalizzate alla riduzione ma anche alla riqualificazione della spesa corrente del settore pubblico allargato; spending review che, assieme alle riforme strutturali, al rilancio del settore bancario, allo sviluppo e agli investimenti, rappresenta uno dei tasselli di cui si compone il Progetto Paese per San Marino, il cosiddetto piano di stabilità, sul quale è necessario un ampio confronto con tutte le forze politiche e le parti sociali del Paese, in modo tale da avere una solida base dalla quale ripartire.

La spesa corrente del settore pubblico allargato si aggira attorno all’80-85% della spesa totale ed è rappresentata in misura significativa dalle retribuzioni dei dipendenti pubblici. In effetti, con i suoi circa 3.700 dipendenti alla data dello scorso 31 marzo, la Pubblica Amministrazione allargata, intendendo in tale dicitura anche l’Istituto per la Sicurezza Sociale e gli Enti e le Aziende Autonome dello Stato, è sicuramente un importante datore di lavoro, ma anche il primo erogatore di servizi essenziali, intendendo quelli che costituiscono il fondamento dello stato sociale, alla collettività sammarinese. Ecco perché, accanto alla parte di riduzione della spesa, il Piano Esecutivo Pluriennale deve proporre soprattutto una efficace revisione della spesa in termini qualitativi, al fine di realizzare il contestuale mantenimento dei servizi erogati perché, obiettivo irrinunciabile deve rimanere quello di NON ABBASSARE il livello di protezione sociale e di welfare dei nostri cittadini. Farlo, in questo momento significherebbe, oltre che aumentare le disparità sociali già presenti e da contrastare, anche alimentare paure generatrici di populismi, odio, fenomeni di intolleranza oggi lontani dalla Repubblica – tranne che per fenomeni isolati – e che lontani devono rimanere.

E’ chiaro che nel dibattere di Piano Esecutivo Pluriennale non possono essere omesse alcune considerazioni, la prima delle quali si basa sul fatto che, anche a seguito delle difficoltà economiche che la Repubblica sta attraversando nel difficile momento di transizione dal vecchio  modello basato su capisaldi che si è deciso scientemente di superare anche a seguito degli impegni che la Repubblica si è assunta a livello internazionale ad un nuovo modello che si è iniziato a sviluppare e che dovrebbe portare, si spera a breve, perché non dipende solo da noi in un mondo economico completamente globalizzato e in profondo mutamento, ad una nuova fase di espansione economica. Sviluppo fondato su imprenditoria sana, trasparenza, innovazione tecnologica. Agenzia per lo Sviluppo, San Marino Innovation, Sportello Unico per le Imprese e altri progetti dovrebbero rappresentare le prime basi di questa nuova ma difficile fase per la Repubblica che si va a scontrare con la globalizzazione e rapidissimi cambiamenti a livello economico internazionale. Ecco perché parlare di Piano Esecutivo Pluriennale e soprattutto di revisione della spesa deve essere fatto con una visione non solo politica ed economica ma anche culturale. Occorre spiegare bene e permettere una presa di coscienza a tutti quanti; un passaggio molto importante all’interno della Repubblica, un passaggio in cui da una parte i cittadini non possano più citare il classico “prima di venire da me andate da altri” e dall’altra, con serietà, i governanti che devono garantire quanto più possibile condizioni di stabilità del bilancio pubblico e riduzione del debito.

Ecco perché, dicevo, il Piano Esecutivo Pluriennale deve essere considerato solo un tassello del piano di stabilità nazionale: i cittadini devono sapere che accanto alla revisione della spesa ci sono sviluppo, riforme, investimenti. La Direzione è tracciata.

Il Piano esecutivo pluriennale deve inoltre essere pienamente inserito nella realtà sammarinese; deve proporre interventi equilibrati che vadano a valorizzare tramite formazione e responsabilizzazione i molti lavoratori validi del settore pubblico e che non vadano a creare solo tagli rischiando di andare a creare un effetto depressivo sull’economia, o la creazione di squilibri e peggioramento delle condizioni di quella parte di popolazione –  e mi riferisco a coloro che sono in cerca di lavoro soprattutto, ma non solo –  che sarebbe particolarmente dannoso al momento. Per inserirlo nella realtà sammarinese sono necessari alcuni passaggi fondamentali tra cui la concertazione con le parti sociali che, parallelamente alla politica, svolgono le loro funzioni di monitoraggio ma anche proposta, in questo delicato momento. Sulle parti sociali mi fa piacere sottolineare che parte della relazione va proprio a precisare che le proposte da delineare saranno portate avanti in fase di contrattazione collettiva di lavoro, avendo già ricevuto ad esempio le OO.SS. alcune proposte che dovranno essere approfondite e concertate.

Il Piano Esecutivo Pluriennale è frutto di un approfondito lavoro e deve essere considerato una prima base di partenza degli interventi che è necessario porre in essere, che vengono uno ad uno illustrati e proposti con precise scadenze ed obiettivi. In particolare, quello che viene messo in luce in più punti è il concetto di PROGRAMMAZIONE da applicarsi a tutti i settori: programmazione delle assunzioni, programmazione degli interventi informatici, programmazione delle migliori procedure di approvvigionamento, programmazione di accorpamenti di uffici e commissioni amministrative. Solo attraverso la programmazione e le successive fasi di controllo sarà infatti possibile ridurre la spesa senza ridurre parimenti i servizi. Accanto alla programmazione è infatti necessario un attento monitoraggio dei cambiamenti in corso, con l’introduzione di un controllo di gestione e di auditing di processo finalizzato ad eliminare le criticità e gli sprechi dovessero manifestarsi. Alla base di una efficace azione di riduzione della spesa SEMPRE, OVUNQUE deve infatti essere considerato basilare il concetto, che poi alla fine è un concetto anche di “buon senso” applicato da ognuno di noi e da ogni famiglia e al quale la Amministrazione Pubblica non può sottrarsi ovvero il principio che NON SI CONTROLLA QUELLO CHE NON SI QUANTIFICA E MISURA ovvero non si riesce a controllare la spesa se non vengono parallelamente introdotti strumenti tecnici per la sua misurazione nelle varie fasi. Ci può essere la migliore programmazione ma senza monitoraggio basato su un controllo preciso e azioni correttive le azioni potrebbero rimanere inefficaci. Ecco perché si parte dalla programmazione, seguita da monitoraggi del controllo di gestione e auditing dei processi e poi interventi correttivi, mano a mano che si va avanti nella misurazione. Non c’è altro modo. Non c’è controllo se non si misura e la Pubblica Amministrazione non può non avere il controllo completo di tutti i suoi processi e servizi per porre in essere le migliori razionalizzazioni dove per razionalizzazioni penso al fatto che non è più pensabile ad esempio, oltre alle file, far girare documenti cartacei e cittadini che li devono portare ora in un ufficio, ora in un altro, consumando tempo e soldi in processi che possono essere superati agevolmente con la massiccia introduzione di informatica. Informatica che ridurrà la carta, gli archivi, gli affitti e quindi produrrà anche in questo caso dei significativi vantaggi economici allo Stato. Soluzioni vincenti senza che nessuno debba peggiorare le proprie condizioni.

Il piano esecutivo si articola in una serie di interventi e approfondimenti individuati in modo esatto: un grande lavoro di approfondimento che va portato nel Paese e condiviso perché, come facevo presente poc’anzi, occorre che la revisione della spesa venga accompagnato da una presa di coscienza e da una nuova visione culturale che faccia capire ai cittadini il passaggio indispensabile che siamo chiamati a fare e che faccia dei lavoratori della PA e  dei cittadini i primi promotori di questo passaggio.