Ringrazio il segretario Guerrino Zanotti per la stesura e la presentazione di questa importantissima relazione. Relazione che da sicuramente il via a quegli interventi di natura strutturale, fondamentali per appoggiare, ma anche sostenere quelle riforme necessarie a garantire uno status quo all’altezza. Uno status quo sostenibile.

La spending review non è necessariamente sinonimo di taglio, ma piuttosto, lo dice la parola stessa revisione della spesa. Differenza sostanziale anche perché se si fosse speso meglio in passato sicuramente non ci saremmo trovati in questa situazione. Gioco forza dovrà essere un miglioramento della qualità della spesa stessa che deve prevalere sulla conta dei tagli tout court.

In tempi normali, la spending review si pone spesso come alternativa naturale a quelle misure come l’aumento della tassazione o alla riduzione dello stato sociale e delle sue tutele.

Oggi per affrontare la sfida del reperimento della liquidità necessaria, attraverso anche a quelle riforme fondamentali, ma garantendo al tempo stesso la tutela delle fasce deboli e del welfare state, la revisione della spesa risulta essenziale per affiancare la spesa pubblica.

Certamente non comporta una riduzione indiscriminata della spesa, ma piuttosto l’eliminazione degli sprechi, ma anche la riorganizzazione delle risorse verso quegli obiettivi prioritari.

Ne consegue che oggi è quanto meno vitale riportare i concetti di sana e prudente gestione come dei veri riferimenti culturali da cui non potersi esimere.

Nella realtà con cui ci confrontiamo, quella sammarinese, sarà inevitabile esentare da queste considerazioni  alcune funzioni stesse della pubblica amministrazione, difatti dovendo inevitabilmente predisporre la macchina pubblica di determinati servizi, paragonare il rapporto amministrazione pubblica – cittadini con quello degli altri paesi risulta inutile se non ingannevole.

Come non è pensabile paragonarci con un comune italiano di pari dimensioni.

Quello della spending review è un tema estremamente complesso. Un tema dall’alto contenuto politico ancor prima che tecnico, anche perché coinvolge i capisaldi del nostro vivere in società come la giustizia sociale e lo sviluppo economico.

Ma anche perché riorganizzare e riqualificare attraverso un’attenta programmazione significa ottimizzare le tantissime risorse che abbiamo come macchina pubblica.

E parlo anche di tantissime risorse umane che vanno incentivate alla formazione continua e al progressivo perfezionamento professionale. Perché se da una parte c’è un vantaggio indiscutibile come quello della certezza del posto, dall’altro ci dev’essere un servizio adeguato alle esigenze dell’utenza.

La presa di coscienza che vi è una netta differenza con il passato, dal ruolo sociale che ha svolto la pubblica amministrazione al collocamento dei soggetti che presentano problematiche di varia natura è senz’altro utile per proiettarsi con lungimiranza al futuro.

Piccola nota a margine. Se da una parte trovo intollerabile generalizzare sul preconcetto che il dipendente pubblico sia un approfittatore, un vagabondo, ecc, dall’altra vorrei vedere più coraggio nell’allontanare dalla pa chi conduce condotte deplorevoli, infangando anche chi con professionalità svolge il suo lavoro con dedizione e passione, anziché spostarlo di settore.

Ma la pubblica amministrazione nell’ottica di un costante miglioramento deve sapersi riformare anche attraverso accorpamenti dei servizi o revisioni organizzative atte a migliorare la qualità dei servizi, eliminando quelle lungaggini burocratiche che disincentivano gli investitori ad approcciarsi al nostro sistema. Ma aumentano anche il gap tra cittadinanza e servizi erogati.

Chiaramente per quanto riguarda la pubblica amministrazione, il costo del personale è quello preponderante ma non possiamo dimenticarci anche delle spese per gli affitti passivi. Già realizzata in parte, una razionalizzazione degli spazi è certamente utile per contenere i costi, ma non basta.

In conclusione eccellenze e colleghi, quello del reperire le risorse per garantire lo sviluppo del paese penso sia la priorità di qualsiasi governo sulla faccia della terra.

Per affrontare la questione ci possiamo approcciare in due maniere.

La prima è aumentare la tassazione indiscriminatamente, la seconda è ridurre lo stato, ovvero meno servizi e meno tutele per chi non se lo può permettere. La prima è insostenibile per il cittadino, la seconda rischia di scardinare il sistema sociale.

Come spesso accade la verità sta nel mezzo. Chiedere sacrifici maggiori a chi se lo può permettere (e qui l’indicatore della condizione economica per l’equità (ICEE) è quantomeno essenziale per stabilirlo), razionalizzare, ottimizzare o dove necessario eliminare quello che non serve o anche quello che non ci possiamo permettere, è senza ombra di dubbio, almeno per questa maggioranza, la strada da percorrere.