Eccellenze,

Colleghi Consiglieri,

ritengo sia mio dovere intervenire nel corso del presente comma, essendo stato il Segretario di Stato per le Finanze e – di conseguenza – il Presidente del C.C.R. all’epoca del commissariamento di Asset Banca deciso dal Coordinamento della Vigilanza di Banca Centrale.

Non posso nascondere che questa vicenda rappresenti uno dei passaggi più delicati e complessi che ho dovuto affrontare durante la mia attività di membro del Congresso di Stato e oggi in questa sede vorrei tentare di riflettere sulle ragioni che in quel determinato frangente portarono il C.C.R. ad assumere un certo di tipo di orientamento che continuo a ritenere corretto sulla base degli elementi informativi che vennero messi a disposizione dall’autorità di vigilanza.

Ho parlato appositamente di orientamento del C.C.R., in quanto sulla base delle normative vigenti in materia bancaria e finanziaria, tutti i provvedimenti di rigore nei confronti dei soggetti vigilati vengono emessi direttamente dal Coordinamento della Vigilanza di Banca Centrale. E’ bene ribadire che il C.C.R. ha solo ed esclusivamente espletato, ai sensi delle leggi in vigore, la propria funzione autorizzativa per la nomina dell’amministratore provvisorio e successivamente dei commissari straordinari e dei membri del comitato di sorveglianza, in quanto individui non residenti nel territorio della Repubblica di San Marino.

Non intendo commentare le due sentenze prodotte dal Commissario della Legge Isabella Pasini con cui sono stati accolti i ricorsi contro l’amministrazione straordinaria e la liquidazione coatta amministrativa di Asset Banca. Mi limito ad esprimere fiducia verso la Magistratura che, sono certo, alla fine farà emergere la verità.

Ho seguito con particolare attenzione le posizioni assunte dalle forze di opposizione in queste ultime due settimane. Ovviamente non le condivido, ma le rispetto. In termini politici, infatti, ci si trova di fronte ad una occasione, troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, per provare per l’ennesima volta ad imprimere la spallata decisiva nei confronti del governo e della maggioranza. D’altra parte è una storia che si ripete: infatti è un dato di cronaca che nei primi 24 mesi della corrente legislatura il cocktail “giustizia-banche” abbia rappresentato il terreno d’attacco preferito dalle forze di opposizione. Badate bene, non è affatto un caso, è frutto di una logica ben definita. Vista l’incapacità di dare sostanza ad un progetto politico e culturale alternativo ad Adesso.sm attraverso il quale misurarsi e sfidarsi sulle modalità risolutive dei problemi del nostro Paese, le forze di opposizione hanno intrapreso la strada dello scontro frontale: la svendita del sistema bancario agli avvoltoi della finanza, il colpo di stato, le accuse di presunte deviazioni verso una parte della Magistratura, sono solo alcune puntate di una telenovela in cui il regista ha ideato una trama con un unico finale possibile, peraltro politicamente del tutto legittimo: far saltare gambe all’aria il governo di Adesso.sm e tornare alle elezioni, magari dopo aver apportato un “piccolissimo” – consentitemi l’eufemismo – ritocco alla legge elettorale che consenta di realizzare il sogno della formazione del governo dell’inciucio tra Rete e il suo satellite democratico-cristiano.

Le opposizioni, inoltre, addebitano gravissime responsabilità politiche ai membri del C.C.R. da me presieduto. Sia chiaro, non sono per nulla d’accordo con questi rilievi (e successivamente mi spiegherò meglio), però vorrei affermare con chiarezza che se ci sono responsabilità politiche, queste sono solo ed esclusivamente a me imputabili. E’ vero, in C.C.R. – quando di nostra competenza – abbiamo assunto sempre in modo collegiale le decisioni, ma è altrettanto vero che ero io il Segretario di Stato per le Finanze, che ero io il Presidente del C.C.R. e che in quanto tale avevo il compito di definire gli orientamenti, avanzare proposte e trovare in ogni circostanza la sintesi unitaria sul piano politico. Ci sono responsabilità politiche? Sono convinto di no, ma se fosse vero il contrario, l’unico responsabile politico sono io.

Ritengo non vi siano responsabilità politiche per un motivo particolarmente semplice: se da un lato, infatti, è plausibile che il primo provvedimento di Banca Centrale (mi riferisco all’amministrazione straordinaria) fosse affetto da vizi formali come peraltro rilevato dal Commissario della Legge, dall’altro lato è altrettanto evidente che i membri del C.C.R. non potessero e non dovessero essere a conoscenza di tali carenze, visto che erano relative ad atti riservati.

E’ un anno e mezzo che, non solo le forze di opposizione, ma anche qualche organo di informazione assai interessato e addirittura alcune componenti delle parti sociali hanno gridato allo scandalo per la vicenda Asset Banca. Probabilmente la procedura messa in atto da Banca Centrale presenta profili di irregolarità dal punto di vista formale, ma da qui a ipotizzare – come spesso accade – un omicidio di impresa o ancor peggio un esproprio di stato ce ne passa di acqua sotto i ponti.

Si parla e talvolta si straparla di forma – ci sta – ma si evita accuratamente di entrare nel merito delle questioni, di esaminare la sostanza delle cose.  Molti Colleghi Consiglieri di opposizione dimenticano o, quasi sicuramente, fanno finta di dimenticare le pesantissime criticità esistenti all’interno di Asset Banca delle quali il Consiglio Grande e Generale venne dettagliatamente informato nel corso della sessione consiliare del giugno 2017.

In quel contesto venne data lettura di documenti particolarmente rilevanti da cui emergeva con chiarezza una situazione terribile di Asset Banca. Non mi riferisco ai documenti prodotti dalla Banca Centrale e dal Commissario Straordinario, in quanto so benissimo che per le opposizioni – a torto o a ragione – sono da considerarsi al pari di carta straccia priva di ogni credibilità. Mi riferisco all’assessment del portafoglio crediti e all’audit sui presidi antiriciclaggio che sono stati predisposti da due gruppi di esperti terzi e indipendenti, che nulla avevano a che vedere con l’eventuale cerchio magico di savorelliana memoria e che in un caso specifico uno di essi addirittura attualmente ricopre un ruolo ed una funzione di primaria importanza all’interno della Banca Centrale.

L’audit sui presidi antiriciclaggio – effettuato dallo Studio Retter – perveniva a conclusioni di cui riporto testualmente alcuni stralci:

  • “La valutazione dei rapporti continuativi e dei clienti selezionati ha evidenziato un rischio inerente di riciclaggio e finanziamento al terrorismo potenzialmente elevato”;

  • “…..è documentato un ingente ricorso al denaro contante, anche per importi rilevanti, che (pur non costituendo violazione della legge 92/2008) appare non coerente con le attività svolte dai clienti né giustificati da altre ragionevoli e/o comprovate motivazioni”;

  • “…..i presidi in materia di antiriciclaggio ed antiterrorismo appaiono più formali che sostanziali”;

  • “La banca, in conclusione, si è dimostrata aperta ad accogliere, senza sostanziali filtri o blocchi, una clientela con operatività oggettivamente rischiosa, e sebbene organizzativamente appaiano predisposti tutti i presidi normativamente previsti, essi non appaiono in concreto idonei a mitigare effettivamente il rischio di riciclaggio”.

L’assessment sul portafoglio crediti – predisposto da un team di tecnici guidati da Giambattista Duso e Tibor Szep – aveva dipinto un quadro della situazione, a dir poco a tinte fosche, di cui anche in questo caso riporto testualmente alcuni stralci.

Con riferimento alle sofferenze si diceva che “il valore complessivo della categoria analizzata è di 32,8 milioni di euro per 358 posizioni, il fondo svalutazione è attestato a 10,3 milioni con copertura del 31%. Fra queste le sofferenze di importo superiore a 50 mila euro sono 124 per 28,5 milioni con copertura di 9,6 milioni pari al 34%, mentre quelle di importo superiore a 100 mila euro sono 73 per euro 24,8 milioni con copertura di 8,7 milioni pari al 35%.” Pertanto, “Già al momento dell’inizio dell’analisi la situazione pareva veramente anomala almeno in termini di coverage ratio, sapendo fra l’altro che questo prescindeva dall’attualizzazione e cioè dal tempo necessario per il recupero coattivo”.

Sulle partite incagliate e ristrutturate si sosteneva quanto segue: “Certamente si può affermare un utilizzo spesso non idoneo delle forme tecniche di affidamento. Grave è parsa invece la situazione delle perizie che si sono rivelate datate, spesso riferibili alla valutazione istruttoria e non sempre riesaminate in occasione della diversa classificazione, cioè dell’appostazione all’incaglio, lasciando quindi anche in essere dubbi sull’esistenza del cespite”. Si proseguiva poi evidenziando che “nella categoria delle incagliate si trovano alcuni dei principali problemi per la banca anche per via del rapporto con i soci principali e altri clienti a suo tempo giudicati influenti; insomma è in questo ambito che si trovano le posizioni anomale afferenti ad alcuni gruppi particolarmente affiancati”.

Per quanto concerne le posizioni in bonis si sottolineava che “dall’analisi sono emerse situazioni di fatto non gestite, spesso anche immobilizzate, confermando in questo modo carenze sostanziali nella gestione del credito erogato più che in quelle di istruttoria”.

L’analisi dei tecnici si concludeva affermando che:

“1) Tutta l’area operativa degli impieghi creditizi con clientela ordinaria deve essere rifondata, in primis attraverso una consistente attività di pulizia delle posizioni anomale (….);

2) La Banca necessita quindi di un consistente sacrificio economico perché occorre ulteriore appostazione a fondo rischi di credito di valore che supera i 33 milioni di euro senza considerare l’opportunità di incrementare il valore della collettiva. (…);

3) Occorre anche effettuare una rettifica contabile spostando dal fondo svalutazione crediti al fondo svalutazione immobili la quota di 800 mila euro per il momento;

4) La Banca ha bisogno di una forte riorganizzazione per poter utilizzare al meglio le proprie professionalità nella gestione delle posizioni creditizie, fase del processo del credito fino al commissariamento non adeguatamente supportata;

5) (…) opportuno attivare a tappeto una situazione di aggiornamento delle perizie immobiliari (…);

6) (…) opportuno prendere in considerazione ipotesi di cessione/cartolarizzazione delle sofferenze una volta che le stesse siano state adeguatamente collocate e supportate”;

  1. (…) opportuno ripulire dalla propria clientela quelle posizioni che possono anche generare rischio reputazionale che potrebbe emergere anche dalla prosecuzione di situazioni.”

Questi documenti sono stati accompagnati da decine e decine di esempi e casi concreti a supporto delle analisi compiute e delle conclusioni cui sono giunti gli esperti incaricati. Questa non è la sede per entrare nello specifico di singole vicende ma sarebbe veramente interessante e credo istruttivo poter effettuare un approfondimento, in quanto ci permetterebbe di inquadrare plasticamente le, a dir poco discutibili, modalità di gestione di Asset Banca. Si dice di frequente che la forma è sostanza, ed in parte è anche vero, ma quando la sostanza è così chiaramente ed inequivocabilmente grave, ebbene si, ritengo che la forma diventi assai marginale.

Segnalo infine un elemento rispetto al quale anche in questo caso in tanti sembrano soffrire di un’anomala amnesia: i circa complessivi 18 anni di condanna inflitti in primo grado al dott. Stefano Ercolani e alla dr.ssa Barbara Tabarrini, storici Presidente e Direttore Generale di Asset Banca, dal Tribunale di Forlì per la nota vicenda “Re Nero” che non credo abbia particolarmente giovato all’immagine e alla reputazione a livello internazionale della Repubblica di San Marino e ai rapporti di buon vicinato con l’Italia.

Asset non era una banca da sottoporre a liquidazione coatta amministrativa?

Al giudice d’appello l’ardua sentenza.

San Marino, lì 17 gennaio 2018

Simone Celli