Ci troviamo di fronte alla seconda variazione al bilancio di previsione dello Stato per l’esercizio 2018. Con la prima variazione era stato già preannunciato un secondo intervento per settembre, in quanto non tutti i dati per gli adeguamenti di capitale in entrata ed uscita erano definiti e oggi andiamo ad aggiornare meglio i numeri di questo esercizio finanziario. Nessuna sorpresa quindi per questo adeguamento che viene portato in Aula.

La prima considerazione positiva da fare è sicuramente l’abbassamento del disavanzo di bilancio che prima si era alzato a 11,5 mln mentre ora si è abbassato a 7,8 mln di euro; siamo comunque sempre in fase di previsione e l’obiettivo è quello di raggiungere l’equilibrio di bilancio.

Vorrei cominciare dal valore di questo bilancio in pareggio perché è importante cercare di capire che un bilancio in pareggio perseguito con ferrea volontà da questa maggioranza – ma devo dire che è stato perseguito anche da molti governi prima di questo – rappresenta una base fondamentale per potere concretizzare il fatto che si è di fronte ad un paese stabile e che ha il controllo della sua economia. Lo Stato deve entrare come attore principale di fronte ad una economia da rilanciare e deve avere tutte le leve per portare avanti tutti i provvedimenti necessari ed in questo senso è fondamentale che il bilancio sia strutturalmente in pareggio. Il nostro non lo era, come si è visto sin dalle prime analisi della situazione dei conti pubblici svolte subito dopo l’insediamento del governo e da tutta una serie di analisi che hanno evidenziato come fosse necessaria tutta una serie di interventi integrati all’interno del paese – sviluppo, risanamento del settore bancario, revisione della spesa e riforme, rilancio degli investimenti – di cui il bilancio in pareggio è solo una piccola parte. Sarebbe quindi riduttivo pensare solo di fare solo investimenti o solo sostegno ad alcuni settori perché serve un piano integrato, un progetto. Inoltre, una cosa è il deficit strutturale del bilancio, altra cosa è il debito pubblico dello Stato che deve avere ricadute positive in tutti i settori sulla base di un progetto organizzato; solo dopo la definizione di un progetto si vanno a chiedere gli investimenti. Così come analogamente fanno gli imprenditori che prima identificano un progetto, poi le necessità finanziarie e sulla base di un business plan sostenibile vanno a chiedere un prestito alle banche. E’ chiaro che bisogna presentare una previsione in grado di stare in piedi e dare la garanzia che con i soldi dati in prestito si faranno gli investimenti e si sarà in grado di restituirlo nel tempo e di pagare anche gli interessi. Quindi perseguire in modo determinato un bilancio strutturalmente in pareggio e sostenibile (anche a livello Europeo si insiste molto in questo senso), unitamente a debito pubblico per fare investimenti sono tra gli elementi più importanti. E non mi scandalizzo affatto che per rilanciare l’economia di un Paese che ha questi elementi sotto controllo si vada a chiedere un prestito alle massime istituzioni finanziarie internazionali, ad esempio FMI, ha la possibilità di dimostrare che siamo un Paese affidabile per chi vuole venire a investire. Questo dà la possibilità di rappresentare San Marino come un Paese che ha un problema ma che è in grado di farvi fronte. Ecco dunque il senso del comunicato con cui San Marino dichiara di voler chiedere un prestito all’FMI. Se qualcuno oggi va dicendo che questo è un comunicato che va a ledere il Paese, cosa dovremmo pensare allora di quando si sono fatte in passato dichiarazioni, come quelle per cui era in atto un “colpo di Stato” all’interno della Repubblica? Non era certo pubblicità positiva, tanto che aveva allarmato qualcuno anche all’estero.  E poi ci meravigliamo che i cittadini vadano a prelevare i soldi e le banche continuino ad entrare ancora di più in difficoltà? Non dobbiamo essere noi a generare sfiducia a parlare di colpi di Stato, di Stato fallito, di banche al collasso; questo disfattismo potrebbe solo peggiorare la situazione.  La credibilità di un Paese non sta nel fatto di chiedere un prestito. Sono molti i Paesi che hanno chiesto prestiti, realizzato progetti e rilanciato l’economia in modo virtuoso. La credibilità di un Paese sta nella serietà, nell’affidabilità e nella trasparenza con cui si affrontano le difficoltà, e in questo il Fondo può darci un aiuto ancor più grande rispetto al fatto di accordare un eventuale prestito. Perché se i soldi si trovano facilmente, presso i mercati internazionali, non è altrettanto facile intraprendere un percorso di affidamento nella richiesta di prestiti che serviranno al Paese per potere fare degli investimenti.

Occorre pertanto considerare che abbiamo un progetto preciso che non consiste nel solo pareggio di bilancio. La situazione è complessa e perciò sono stati fatti tutti gli approfondimenti necessari. E il nostro progetto, come già ribadito, si compone di vari passi:

primo passo – ristrutturazione del settore bancario e finanziario : per potere risanare le banche e salvaguardare le decine di migliaia di risparmiatori, come anche il sostegno dello sviluppo dell’imprenditoria, è stata fatta una fotografia, sono arrivati i risultati dell’AQR di sistema e da qui occorre partire con le sistemazioni, cercando di capire quelle che sono le migliori in base al contesto. Devono però essere delle situazioni strutturate e lungimiranti in modo tale che non si abbiano più, in futuro, questi problemi.

Secondo passo – settore delle riforme (revisione della spesa, IVA, ecc.) sulle quali ci siamo soffermati più volte.

Terzo passo – investimenti. Ci sono stati ritardi ad esempio nell’avvio dei lavori del parcheggio di Borgo, ma è anche vero che ci vogliono progetti integrati e complessivi interni al territorio e questo spesso richiede del tempo. Ci sarà il polo scolastico, ci sarà il centro uffici di Valdragone, tutta una serie di investimenti anche in base alle risultanze del PRG in atto, di cui lo Stato si farà promotore, anche nel settore dell’edilizia, che è stato interessato da profonda recessione e in cui lo Stato deve fare interventi.

Quarto passo – sviluppo dell’economia con conseguente creazione di posti di lavoro dignitoso e gettito per il nostro prezioso stato sociale. Sarebbe inutile fare solo revisione della spesa senza fare anche sviluppo e a questo proposito si è partiti con Agenzia per lo Sviluppo, San Marino Innovation,  poi con la liberalizzazione all’apertura di attività commerciali, accesso al credito agevolato con maggiore facilità, residenze elettive e altro ancora. Non è ancora sufficiente ed è necessario che si vadano a trovare imprese sane e incremento di flussi turistici, poiché turismo e commercio (che va rilanciato) devono essere sostenuti ed incentivati. Non basta ancora: sinergie con l’Università, infrastrutture solide dal punto di vista delle telecomunicazioni, meno burocrazia con la PA. In questo senso lo Sportello Unico dell’impresa potrà sicuramente aiutare.

Vado ora a dare qualche risposta a vari solleciti che ho ascoltato in aula.

Relazione Grant Thornthon: non l’ho ancora approfondita ma solo visionata in alcune parti e, al di là degli obiettivi che va a perseguire, occorre considerare che gli approfondimenti proposti si pongono come un’occasione di riflessione su incassi eventuali e futuri per valutare liquidità oppure per valutare i tempi di rientro, ma NON sui crediti oggi presenti che devono invece essere valutati in modo puntuale, prudente e non in via teorica. La relazione stessa, infatti, fa presente in modo molto preciso che le previsioni non hanno una natura valutativa ai fini delle posizioni di Bilancio. La relazione va quindi attualizzata anche a seguito di quelli che sono gli eventi successivi alla sua redazione. Sulla relazione mi riservo ulteriori valutazioni a lettura conclusa.

Per quello che riguarda inoltre la valutazione degli NPL Delta, che ha comportato il grosso disavanzo cui far fronte, volevo fare presente che i crediti al consumo hanno dei valori di realizzo vicini o attorno allo zero sia per loro natura, sia perché sono crediti di aziende italiane fallite o commissariate. Le percentuali più alte di realizzo sono state raggiunte proprio perché c’erano i crediti sanitari che avevano maggiori possibilità di realizzo. Altra cosa, poi, sono i crediti sammarinesi della Cassa di Risparmio, che hanno a fronte anche immobili sammarinesi e per i quali sono previsti percorsi di recupero completamente differenti. E sono stati gli organismi di Cassa che hanno ritenuta congrua l’offerta per il pacchetto crediti di Delta, e non mi riferisco al CdA “montepaschiano” ma ad un CdA in cui tutti i partiti sono rappresentati. Se l’offerta del pacchetto Delta è stata ritenuta congrua, di conseguenza anche il bilancio di Cassa che contiene quella svalutazione deve essere considerato valido e non ci possono essere dei dubbi in proposito. La precedente gestione di Cassa, che va rilanciata perché è un punto di riferimento all’interno dello Stato, è già costata allo Stato più di 300 milioni di soldi pubblici, iniettati nella banca per coprire le perdite sino a quel momento rilevate; le svalutazioni già fatte, attraverso diversi interventi “straordinari” che venivano di volta in volta indicati come risolutivi, non hanno però mai chiesto conto alla governance di realistici piani di rilancio che non venivano posti in essere continuando a peggiorare la situazione.

In conclusione desidero ribadire ancora una volta l’aspetto più significativo da ricordare: noi ci presenteremo al Fondo Monetario non solo con un Bilancio in pareggio ma con un Progetto di rilancio e sviluppo concreto.