La pubblicazione sul sito di Banca Centrale del documento che il presidente Wafik Grais ha consegnato ai membri del Congresso di Stato il 24 ottobre scorso, rimasto fino ad ora, come richiesto, strettamente riservato, crea uno spartiacque sostanziale fra coloro che ritengono la strada intrapresa quella necessaria per risolvere la crisi del sistema finanziario sammarinese e coloro, invece, che hanno fin dal primo giorno osteggiato tale strategia.
Ora tutti i cittadini conoscono esattamente quali sono i quattro passi che la nuova dirigenza di Banca Centrale sta compiendo e come ciò possa: “creare dei dispiaceri, o difficoltà relazionali”.

L’esperienza trentennale dei nuovi vertici nel campo delle ristrutturazione dei sistemi bancari di numerosi Stati, indica come le decisioni abbiano creato un netto contrasto con quei poteri che hanno generato le crisi, poteri che devono essere necessariamente riformati se si vogliono risolvere i problemi.
Contrasti di natura sindacale, resistenze amministrative e burocratiche, avversità dei funzionari delle banche controllate, ed infine, scontro con la politica, sono le reazioni al cambiamento. Esattamente ciò che sta avvenendo a San Marino.
Però, non con tutta la politica.

C’è infatti chi ha capito fin dal primo momento quale necessità di cambiamento abbia il nostro sistema finanziario e ha operato affinché la vecchia dirigenza di Banca Centrale venisse sostituita con una nuova che avesse tutte le qualità, fra cui l’alta professionalità e l’autorevolezza, per aiutarci nel difficile percorso di ristrutturazione. Così è avvenuto con l’esito del bando internazionale a cui hanno partecipato decine di figure di eccellenza producendo un ottimo risultato in quanto ad autonomia, indipendenza, autorevolezza internazionale e alle capacità di affrontare crisi di sistema così gravi. In questo passaggio il nostro Paese ha ricevuto numerosi attestati di stima anche dall’estero, per il coraggio e la determinazione dimostrata.
Poi, nel momento in cui la nuova governance ha iniziato ad operare, e necessariamente sono state adottate decisioni difficili, in contrasto con i poteri che devono essere riformati, parte della politica si è dissociata, generando un clima di contrapposizione sia nei confronti della dirigenza di Bcsm appena nominata, che all’interno della stessa maggioranza di governo. Assieme  al Segretario alle Finanze, facendo buon viso a cattiva sorte, ci siamo trovati di frequente soli nel difendere l’autonomia delle scelte tecniche che il documento Grais mette così esattamente in evidenza.

Nel giro di pochi mesi i primi tre punti (valutazione dei processi interni a Bcsm, verifica della qualità degli attivi delle banche, sviluppo delle relazioni internazionali)  sono stati messi in pratica e i risultati sono evidenti. Primo fra tutti l’accreditamento che i massimi vertici di Fondo Monetario, Banca d’Italia e Banca Centrale Europea, hanno espresso nei confronti del sistema sammarinese. Già solo questo sarebbe sufficiente per farsi un’opinione positiva del complesso lavoro in atto, ma non è così. È inaccettabile che i vertici della BCSM, il management ed il CDA della banca, vengano sottoposti a minacce e intimidazioni, ed è assolutamente necessario prendere posizione dicendo da che parte si sta in questa che è la questione più importante ed urgente che il Paese si trova ad affrontare. Ho già espresso la sera stessa del 24 ottobre, quando lessi questa denuncia, la mia solidarietà e appoggio al Presidente Grais e al Direttore Savorelli. Ora  è più che necessario che tutti coloro che sono con loro solidali lo dicano apertamente. E’ necessario sapere da che parte sta la politica, se con chi vuole riformare e salvare il sistema, o con chi pur di non cambiare, vuole aggravare la situazione.

Giuseppe Morganti