Non è una questione di partigianeria, o di ideali, o di interessi. Per assurdo, non è neanche un problema del tipo di armi utilizzate e ancor meno di chi gliele finanzia, le armi e la guerra.

Il problema è che in Medio Oriente, ogni giorno, continuano a morire nei modi più atroci e assurdi centinaia di civili innocenti.

Bambini, donne, uomini, che non hanno avuto l’opportunità di scappare, di rischiare la vita tra i monti o per mare, quelli che sono rimasti e si sono trovati schiacciati dalla guerra.

Non è questione di confini: i morti sono morti. Siria, Gaza, Yemen, Kurdistan, poco importa di dove siano quegli occhi senza vita, ci sono, e noi che viviamo nella parte di mondo più fortunata abbiamo il dovere di averne coscienza e di non rimanere passivi. Allora ci si chiede cosa un Paese come San Marino possa fare per dare il proprio contributo, per far sentire la sua voce indignata; cosa possiamo fare noi -e la nostra storia che racconta di dialogo- che ci dobbiamo idealmente scontrare con chi gioca a far la guerra, con le grandi potenze mondiali, quelle che all’ONU hanno ancora il diritto di veto.

Quel diritto di veto che ha bloccato qualsiasi soluzione diplomatica reale tra Israele e Palestina. Lo stesso che è usato come minaccia per non prendere, a livello di Nazioni Unite, una decisione vera per risolvere la questione siriana.

Senza entrare in un’analisi sulla struttura e i poteri dell’ONU, su come si possa attualizzare rispetto all’evoluzione del quadro internazionale, vogliamo, come Sinistra Socialista Democratica, portare avanti due spunti di riflessione, sia interna a San Marino, sia nei consessi in cui siamo presenti, con particolare attenzione alle Nazioni Unite.

Come prima cosa, riteniamo non rinviabile una presa di posizione netta, come Stato in sede ONU, per stigmatizzare la violenza, che ha causato centinaia di morti civili, e per sottolineare la necessità che l’Assemblea prenda posizione rispetto ciò che sta avvenendo in Medio Oriente, sia per la guerra in Siria, sia per la crisi di Gaza e per il genocidio dei Curdi (quelli che hanno combattuto e sconfitto l’ISIS sul territorio, prima osannati e il minuto dopo invisibili, di nuovo, e oggi il loro massacro, avvolto nuovamente in un silenzio omertoso).

L’altro spunto di analisi, per evitare un’ulteriore degenerazione della situazione, è quella di proporre, cercando ovviamente un’alleanza con altri Stati, la via diplomatica per un cessate il fuoco e l’invio del peacekeeper, per garantire il cessate il fuoco e il periodo di transizione e normalizzazione dell’area.

Considerato che il motivo scatenante dei conflitti riguarda la terra e il riconoscimento del diritto dei popoli all’autodeterminazione, SSD ritiene che la Repubblica di San Marino si debba esprimere con urgenza rispetto al riconoscimento dello Stato Palestinese e al diritto del popolo Curdo ad avere una propria patria.