Il progetto presentato dal Segretario di Stato al Territorio Michelotti fa molto realisticamente i conti con le caratteristiche del settore agricolo sammarinese e, da una evidente oggettiva difficoltà in termini di competitività dovuta ai costi di produzione e alle rese per ettaro, ne ricava una opportunità puntando sulla qualità delle produzioni. Non quantità, dunque, ma qualità.

San Marino non entra nella competizione per produrre cibo a sufficienza per una popolazione mondiale in crescita nei numeri e nei livelli di consumo.

Semplicemente non lo può fare, come tutte le aree collinari e montuose, oltre all’oggettiva limitata estensione del suo territorio.

E d’altronde neppure è necessario produrre maggiori quantità, considerato che quasi metà di tutto il cibo prodotto (circa 2miliardi di tonnellate) non viene mai consumato perché “finisce nella spazzatura”.

Questo dato dovrebbe far riflettere e considerare l’emergenza planetaria di razionalizzare la produzione e la distribuzione delle risorse alimentari nel mondo.

San Marino Biologica raccoglie, invece, la sfida di essere garante, quale primo anello della filiera alimentare, della sicurezza sanitaria, nutrizionale, ambientale ed etica degli alimenti, nonché della loro origine e provenienza.

L’obiettivo quindi non è la quantità, ma la qualità delle produzioni attraverso il rispetto dei cicli di vita naturali, minimizzando l’impatto dell’uomo sull’ambiente, adottando le rotazioni colturali, mettendo fuori legge l’uso di pesticidi chimici, come recentemente fatto con il glifosato, abolendo fertilizzanti sintetici e antibiotici, vietando l’impiego di organismi geneticamente modificati, utilizzando risorse prodotte localmente (come il letame per fertilizzante o i mangimi prodotti in azienda), selezionando specie vegetali e animali resistenti alle malattie e adattate all’ambiente, praticando l’allevamento all’aria aperta, impiegando foraggio biologico e pratiche di allevamento su misura per le varie specie di bestiame. Questa è l’agricoltura biologica e sostenibile!

 

(San Marino Biologica, progetto culturale)

La trasformazione del settore agricolo da convenzionale a biologico e biodinamico, come prospettata nel progetto, dovrà essere graduale, nel rispetto della maggiore complessità di cambiamento associata ad alcune attività, come l’allevamento.

Ma sarà totale e riguarderà anche il verde pubblico ed ornamentale e, auspicabilmente, anche i giardini e gli orti privati.

Si tratta quindi anche di un importante progetto culturale che dovrà prevedere il coinvolgimento attivo di Scuole e Università, perché con le nostre decisioni di acquisto, noi cittadini e consumatori possiamo influenzare in maniera decisiva il successo del Progetto San Marino Biologica e la direzione in cui si svilupperà il settore dell’alimentazione biologica.

 

(Verso l’agricoltura multifunzionale)

L’adozione di metodi di coltivazione e di allevamento biologici consentirà di orientare di pari passo le nostre aziende agricole sempre più verso la multifunzionalità, creando occasioni di diversificazione ed integrazione del reddito.

L’agricoltura del futuro dovrà necessariamente avere la capacità di produrre, oltre ad alimenti, anche altri beni e servizi non alimentari, pubblici o comunque di interesse collettivo:

  • sicurezza idrogeologica,
  • paesaggio e valori estetici,
  • servizi culturali, educativi e ricreativi,
  • benessere fisico e mentale, ecc.

L’azienda agricola multifunzionale è quindi quella che esercita l’attività agrituristica e vende direttamente i propri prodotti, ma anche quella che svolge attività didattiche, cura e mantiene il verde pubblico, riqualifica l’ambiente, gestisce le aree venatorie e la forestazione, eleva il potenziale turistico di una determinata area e contribuisce allo sviluppo rurale del territorio.

Da sottolineare come le tecnologie abilitanti (come le telecomunicazioni, la robotica, le nanotecnologie e la microelettronica) applicate in ambito agricolo consentono all’agricoltura di aprirsi più facilmente a queste nuove funzioni.

 

(Responsabilità della politica)

Sarà indispensabile, nel nostro ruolo legislativo, accompagnare la trasformazione in atto, consentendo ai nostri giovani, e ce ne sono diversi, l’accesso all’avvio di nuove aziende agricole sostenibili e multifunzionali, accompagnando le aziende agricole esistenti nella trasformazione verso l’agricoltura biologica, promuovendo la diffusione per una cultura dell’alimentazione biologica.

 

Il progetto San Marino Biologica deve essere sviluppato in modo interattivo con il Piano Regolatore Generale, ma anche con il Piano Strategico del Turismo e il Piano di Stabilità, là dove si considerano i progetti settoriali e strutturali.

Il biologico, come ho già detto, deve essere interpretato come una tecnologia abilitante: infatti, come mettere a disposizione internet veloce facilita l’attività di tutti e lo sviluppo di nuove attività e servizi, così il biologico assicura a tutti cibi sani, più salute e favorisce l’innovazione e la nascita di nuovi prodotti.

Sinistra Socialista Democratica si compiace per l’elaborazione e l’attuazione di questo progetto che, oltre agli aspetti positivi sopra descritti per il Paese e i suoi cittadini, fa propri gli obiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite 2030 per lo sviluppo sostenibile, in particolare l’obiettivo 2: migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile, implementare le pratiche agricole resilienti che aiutino a proteggere gli ecosistemi e che migliorino progressivamente la qualità del suolo.

Con l’agricoltura biologica e sostenibile si mantiene la diversità genetica delle sementi anche attraverso banche dei semi, come da provvedimento di legge di iniziativa popolare approvato da questo Consiglio alcuni mesi fa.

Tutto converge in una direzione positiva, chiara e decisa: quella della salvaguardia della natura, della salute dei cittadini, della sostenibilità ambientale, economica e sociale.

 

Marina Lazzarini