L’attuale Governo ha deciso di abbandonare il “progetto di sistema” San Marino Bio, che proponeva un percorso incentivato per gli operatori teso a trasformare in biologiche le loro produzioni agricole e zootecniche.

Il progetto prevedeva anche una gestione del verde pubblico che aderisse completamente ai disciplinari del biologico.

Un progetto di ampio respiro e grande prospettiva che in una decina d’anni avrebbe potuto caratterizzare l’intera produzione agricola sammarinese come biologica, consentendo agli agricoltori di vincere la sfida della concorrenza, oggi praticamente insostenibile, collocando i prodotti sammarinesi fra quelli di più alta qualità e sostenibilità ambientale.

Un messaggio forte che la Repubblica avrebbe potuto dare al resto del Mondo, anche in termini di immagine, ma soprattutto un segnale nel rispetto della natura e della salute delle persone.

Il Segretario Canti ha deciso invece di fermare il progetto, rifugiandosi in un semplice decreto legge, fotocopiato dalla normativa europea, che fissa i criteri per chi volesse fregiarsi della “fogliolina verde”, (il marchio di certificazione del biologico).

Un passo indietro che smantella il progetto di più ampio respiro connesso con il nuovo PRG di Boeri (San Marino 2030 Giardino d’Europa).

Il decreto sarà certamente utile per quegli operatori che decideranno di aderire, ma ha il respiro molto corto in quanto la produzione agricola sammarinese non potrà mai nel suo complesso vantarsi di essere in linea con principi quali la tutela della salute e dell’ambiente che stanno assumendo sempre più importanza anche fra i consumatori.

Le piccole realtà produttive del settore agricolo e zootecnico non hanno speranza di sopravvivere in un mercato molto concorrenziale, dominato da produttori di grandi dimensioni con costi di produzione talmente bassi da essere irraggiungibili poiché non rispettano l’ambiente, la salute umana, il benessere animale e sfruttano il lavoro.

Solo se si accresce la qualità delle produzioni e se si è capaci di promuovere il brand “made in San Marino”, questa sfida può essere vinta. L’alternativa è continuare a sussidiare una agricoltura tradizionale, condannata a rimanere marginale e a scomparire man mano che le risorse dello Stato si ridurranno sempre più.

San Marino Bio è invece un progetto di sistema perché attorno al messaggio del “territorio tutto biologico” si può sviluppare l’intera filiera del turismo lento e consapevole, delle aziende agricole multifunzionali, della qualità del vivere in una realtà unica come San Marino.

Di questo dobbiamo essere consapevoli. Il conservatorismo dell’attuale Governo – assecondando purtroppo un sentire ancora dominante, ma senza prospettive, sta chiudendo una possibilità verso il cambiamento.