Signori Consiglieri,

è questo il primo intervento che mi onoro di fare in quest’aula e capita proprio su un tema particolarmente sensibile che riguarda la coscienza di ognuno di noi al di là dell’appartenenza politica. La questione legata alla procreazione cosciente e responsabile che la cittadina Vanessa Muratori, sostenuta da tanti altri, ha voluto sottoporre alla nostra attenzione si inserisce in una lunga battaglia che le donne hanno fatto in tutto l’occidente ottenendo dai propri Stati leggi in materia che tutelando il nascitura, tutelano anche la salute della madre.

Tranne l’Irlanda e la Polonia infatti l’Occidente regola la possibilità di interrompere la gravidanza dando però pesi diversi alle diverse condizioni della donna. In particolare generalmente riconosciuta è la condizione legata alla salute psico-fisica della donna, quando questa risulti pregiudicare in mondo permanente le condizioni di vita. In tale dimensione si muove anche l’istanza d’arengo approvata dal Consiglio Grande e Generale nel settembre 2016 che valuta le patologie prodotte dalla gravidanza fino a compromettere la sicurezza della vita della madre.  Un principio questo sul quale occorre muoversi anche a San Marino senza che le famiglie siano chiamate ad una scelta ideologica che nel momento cruciale debbano scegliere se più importante la vita della madre o del feto.

Altrettanto significativa è la decisione adottata da quest’aula in merito all’interruzione della gravidanza quando vengono verificati casi di violenza sessuale. Si tratta sempre di pensare ad interventi che maturano in pochissimo tempo.

Aprire quindi lo Stato a questa pratica che rientra nella sfera dei diritti civili, non significa favorirne l’uso a fini strumentali e di semplice controllo delle nascite.

Non si tratta quindi di aprire la discussione sul fronte prettamente ideologico fra chi vede la vita nascere nel momento del concepimento e chi invece ritiene che ciò avvenga solo nel momento della identificazione del nascituro, ma occorre riflettere sulla preminenza del diritto alla vita in tutti i sensi, sia questa quella della madre che quella del nascituro.

Uno Stato laico intenso in senso non ideologico sa soppesare i diritti, sa indicare scelte senza che queste debbano gravare sulle debolezze dei singoli nei momenti in cui i cittadini sono più esposti e vulnerabili.

Il progetto di legge che stiamo analizzando è quindi un importante strumento per proseguire il dialogo già aperto con le istanze d’arengo, ma non può essere considerato esaustivo, poichè se il tema è condivisibile occorre anche che si articoli un’impalcatura di norme capace di non lasciar nulla al caso e a qualle che potrebbero diventare strumentalizzazioni.

So che la questione è estremamente delicata e proprio per questo intendo dare il mio massimo contributo affinchè possa essere sviscerata in ogni suo aspetto, senze riserve avendo come obiettivo l’equilibrio dei diritti e dei doveri dei cittadini.