Grazie Eccellenze,

colleghi,

Il presidente della Repubblica Italiana qualche giorno fa, rilevava quanto una delle sfide più impegnative del tempo in cui viviamo sta proprio nella ricerca di un contemperamento tra esigenze di bilancio e tutela dei diritti sociali.

Se la vicina Italia si è sempre dovuta confrontare con questo problema moderno, la Repubblica di San Marino, e più in particolare quest’aula, commettendo un errore letale, solo negli ultimi anni è stata chiamata a svolgere un esercizio di contemperanza di valori come i diritti delle persone, avversa a una sana prudente gestione dei conti pubblici e in ultimo aspetto l’imprescindibile esercizio della solidarietà intergenerazionale.

E credo che è proprio in questi principi che sia orientato l’intervento, che condivido, del segretario Guidi.

Un esempio su tutti, gli stanziamenti più importanti, nonostante il periodo di crisi che continua ad attraversare il nostro paese, rimangono comunque orientati alla tutela e al mantenimento di quelle prerogative fondamentali che caratterizzano il nostro welfare state.

La sanità e il diritto alle cure pubbliche che sono, giustamente, condizioni fondamentali a cui nessuno di noi vuole rinunciare, rimangono non solo difese, ma anche assicurate sotto il profilo della qualità e dell’aggiornamento delle professionalità e delle tecniche di cura.

L’istruzione pubblica, resta un pilastro imperativo in termini di universalità e di qualità. I percorsi formativi iniziano negli asili nido con logiche educative che vanno dalla capacità dello stare insieme fino all’acquisizione delle prime competenze. Il percorso formativo porta i ragazzi ad essere pronti ad affrontare le Università per le quali lo Stato garantisce sostegno a partire dalle famiglie che ne hanno più bisogno. Università che in Repubblica ha preso piede come significativamente espresso proprio pochi giorni fa durante l’inaugurazione dell’anno accademico dal Rettore Petrocelli.

In ultimo l’esempio della tutela del risparmio. Per quanto se ne possa dire rispetto alle ultime vicissitudini di Cassa di Risparmio e al pesante intervento che lo Stato è chiamato ad attuare soprattutto attraverso il bilancio, voglio sottolineare che tale intervento non è volto a proteggere qualche interesse di parte, proteggere qualcuno, o a sanare deficit generati da chi li ha invece finalmente rivelati. L’intervento in CARISP è volto a tutelare il risparmio della Repubblica di San Marino, che poi ci si debba interrogare su come si sia arrivati a questo punto e chi abbia messo in difficoltà carisp è assolutamente indispensabile.

E’ necessario imputare ai relativi colpevoli le responsabilità, ma ad oggi è necessario intervenire affinché i soldi dei cittadini sammarinesi siano garantiti, e la banca ritorni ad essere un motore dell’economia a sostegno delle famiglie e delle imprese. Si è fatta una scelta politica, indiscutibile per difendere il risparmio a fronte di un massiccio intervento dello stato. A mio avviso tale scelta era ed è necessaria per garantire la sicurezza dello Stato e dei cittadini.

Se da un lato vogliamo mantenere e vogliamo tutelare diritti sacrosanti, dall’altro abbiamo bisogno di impiegare risorse in un’ottica di controllo della spesa pubblica. Non possiamo decidere di tutelare diritti senza indicare come le risorse vengono reperite. Non possiamo permetterci di dire che c’è bisogno di investimenti pubblici, di potenziamento nella gestione dei servizi e non indicare come fare a meno, che non si voglia fare del semplice populismo, sarebbe una risposta troppo semplice. Così come è facile dire che le imposte devono diminuire, che gli stipendi devono aumentare, i trasferimenti devono evolversi e diffondersi e poi  dimenticando senso dello Stato e responsabilità, dire che ogni progetto teso a ridurre la spesa pubblica corrente rappresenta un attentato.

Se da un lato dobbiamo intervenire garantendo tutti i diritti che ci rendono uno stato nel senso più stretto del termine, una comunità che si tutela e si protegge, è necessario che ognuno di noi intervenga e faccia la propria parte.

È imprescindibile anzitutto reperire nuove risorse, ampliando la base imponibile, attraverso le politiche di sviluppo che già sono state avviate e che andranno via via a consolidarsi. La Repubblica deve tornare ad essere appetibile per gli investimenti virtuosi, con una pa snella, amica delle imprese, con infrastrutture tecnologiche che permettano lo sviluppo, con un accordo di associazione con la UE capace di rendere competitive le aziende affinché possano acquistare liberamente sul mercato unico e soprattutto poter vendere su quel mercato. Investire e produrre in territorio sammarinese diventa ogni giorno più difficile se non ci si riesce ad espandere a livello europeo, e  far si che le banche possano lavorare a livello internazionale.

Esiste anche un problema di equità e il modo in cui gli Stati moderni affrontano questo tema non può che essere quello della fiscalità.

Attraverso un articolo purtroppo ancora programmatico, si prevede il potenziamento dell’attività di controllo e di accertamento delle persone fisiche e giuridiche che però non deve avvenire in maniera che vessatoria, il fatto che il fisco a San Marino sia ancora un collaboratore del contribuente, resta forse la più grande risorsa attrattiva per gli investimenti e non dobbiamo comprometterla. Il contribuente non è un soggetto al banco degli imputati, come avviene in realtà a noi vicine, ma le sue dichiarazioni devono essere incrociate con un’attenta analisi dei dati in possesso dell’amministrazione e con lo stile di vita.

Ma equità nella razionalizzazione della spesa, deve riguardare anche l’intervento sugli stipendi del personale pubblico, in tutto il settore pubblico allargato e nelle partecipate. Nessun sentimento di giustizialismo quindi, poiché il dipendente pubblico è un lavoratore a tutti gli effetti, ma un intervento teso a relazionare questo lavoratore con tutti gli altri lavoratori che nelle imprese in questi 10 anni hanno subito il peso profondo della crisi e mai si sono sottratti alle proposte dei contratti di solidarietà che garantiscono all’impresa di continuare a pagare i salari e a i dipendenti di conservare il posto di lavoro. Quando si è in crisi tutti devono essere chiamati a fare la loro parte e l’intervento molto delicato e proporzionale sugli stipendi del settore pubblico risponde a questa esigenza di equità sostanziale.

Concludo, Eccellenze, se mi è concesso, scomodando un’ultima volta il Presidente della Repubblica Italiana Mattarella: È, d’altronde, evidente come, senza finanze pubbliche solide e stabili, non risulti possibile tutelare i diritti sociali in modo efficace e duraturo, assicurando l’indispensabile criterio dell’equità intergenerazionale.

Roberto J. Carlini