Grazie Eccellenze, Colleghi Consiglieri,

intervengo per allineare l’Aula rispetto ai lavori del Consiglio d’Europa portati avanti durante la Plenaria di gennaio che ha visto impegnati me e i Colleghi Gatti, Nicolini e Zavoli dal 22 al 24 gennaio u.s.

Il primo giorno è stato eletto Michele Nicoletti Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Per un accordo intercorso, quest’anno spettava al gruppo dei Socialisti, Democratici e Verdi. Il Presidente Nicoletti si è da sempre distinto sia all’interno della compagine politica, di cui era Presidente, sia all’interno delle Commissioni per il suo approccio concreto, volto al dialogo e decisamente proattivo. È il secondo italiano – dopo Vedovato – a ricoprire questa prestigiosa carica.

Sono convinta che proprio per il momento di fragilità che sta vivendo il COE, con l’ancora irrisolta questione russa, la posizione della Turchia e quella delle Repubbliche ex Sovietiche del Caucaso, una figura come quella del Presidente Nicoletti possa essere determinante nel raggiungimento di soluzioni congrue e conformi ai principi fondanti del COE.

Un passaggio che ho particolarmente apprezzato nel suo discorso è quando parla di “umanesimo europeo”: “nessun muro ha la possibilità di dividere l’umanesimo europeo, il quale non può prosperare senza tutte queste sfumature. Oggi, adesso che abbiamo abbattuto i muri, dobbiamo essere in grado di far fiorire, come mai prima, la ricchezza pluralista di questo umanesimo”.

Quindi, traduco in parole semplici quello che intendeva comunicarci il Presidente Nicoletti: lavorare per costruire e valorizzare, non per distruggere ed escludere.

Sia Nicoletti sia Jagland, sottolineano la necessità di mantenere un unico spazio giuridico, questo per difendere non solo l’unità dell’Europa ma per garantire la pace nel nostro continente. Significa impegnarsi, tra le altre questioni, affinché la Russia non venga estromessa dal Consiglio d’Europa e trovare una soluzione adeguata e congrua per farla rientrare a tutti gli effetti anche nell’Assemblea. Anche per questo è stato creato un Comitato ad hoc.

Ho partecipato alla riunione del Comitato come Capo Delegazione, il 24 gennaio scorso, durante la quale è stata distribuita una lista con 5 settori chiave per ridefinire il ruolo del Consiglio d’Europa e dei suoi organismi e di come si possa intervenire per migliorare la partecipazione e i lavori. I cinque ambiti riguardano l’identità dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa; le funzioni; la composizione; il rapporto dell’Assemblea con gli altri organismi del COE e, ultimo ambito, le relazioni esterne l’Assemblea.

Questo documento è stato promosso dallo stesso Nicoletti, promotore peraltro del IV Vertice del Consiglio d’Europa per il 2019.

Rispetto al Comitato ad hoc, la nostra posizione è propositiva, a differenza di quella di altri Paesi, come l’Ucraina e i Paesi Baltici per fare degli esempi, che sono fortemente scettici rispetto al ruolo e alle possibilità di questo Comitato, soprattutto in relazione alla questione russa.

Di qui, la posizione di fondo condivisa anche da San Marino, ovvero che il Consiglio d’Europa è per definizione, per storia, il luogo della mediazione e del dialogo, perché senza dialogo non possiamo garantire la pace, perché se il Consiglio d’Europa venisse meno a questa aspirazione, verrebbe meno alla sua funzione primaria. È politica, quella alta, quella che lavora per sostituirsi alla guerra. I critici legano la questione russa al problema finanziario, ma il punto è un altro: il Consiglio d’Europa senza il finanziamento della Russia sicuramente avrà dei problemi contabili, ma un Consiglio d’Europa senza la presenza della Russia – quindi la sua estromissione totale – non è più il Consiglio d’Europa e abdica alla sua funzione primaria di luogo del dialogo, di marcatore della democrazia.

Ho inoltre partecipato alla Commissione per l’uguaglianza e la non discriminazione, durante la quale ci si è confrontati sulla cyberviolenza contro le donne e le ragazze. I dati forniti offrono un quadro molto grave: 1 donna su 10 ha subito almeno una forma di violenza nel corso della propria vita. La diffusione della rete mobile e della tecnologia ha aggravato la situazione e moltiplica le forme di violenza, tra cui la violazione del diritto alla privacy. Si parla del 70% di donne che hanno subito una forma di violenza sessuale e di un 77% di donne che hanno subito una forma di cyber violenza. In questo senso, penso che quest’Aula, insieme alla Commissione Pari Opportunità e all’Authority debba approfondire questo grave fenomeno che – insieme alle fake news – è una piaga per la nostra società e creare dei momenti di confronto con la cittadinanza per sensibilizzare, spiegare ed ascoltare.

Durante l’ultima sessione plenaria, sia io sia il collega Zavoli siamo intervenuti in plenaria.

Il collega Zavoli ha parlato a nome del suo gruppo politico rispetto due risoluzioni per una moderna governance nello sport e nel calcio, sottolineando l’importanza dello sport quale veicolo per i valori come la trasparenza, la responsabilità, l’integrità morale, l’etica. Inoltre, entrambi siamo intervenuti sulla relazione per impegnare gli stati ad individuare forme di reddito di cittadinanza. Il collega Zavoli, a nome del suo gruppo, è intervenuto sottolineando l’importanza di prevedere fondi per la formazione e la ricollocazione delle persone nel mondo del lavoro. Nel mio intervento, invece, ho introdotto il concetto di lavoro di cittadinanza che, come sappiamo, non è un provvedimento in antitesi al reddito di cittadinanza ma risponde in maniera diversa alla medesima problematica. I due provvedimenti possono essere messi in campo contemporaneamente per rispondere in maniera coerente con esigenze diverse della popolazione.

Concludo citando Nicoletti in un passaggio del suo discorso, un passaggio infinitamente intenso: “in un momento di grandi e drammatiche sfide – dal terrorismo alle migrazioni, dalla povertà vecchia e nuova, alla sfiducia nelle istituzioni rappresentative, dalla riemersione del razzismo e della xenofobia alla disperata solitudine di tante persone – noi abbiamo il dovere di offrire una risposta alle tentazioni nazionalistiche e scioviniste per serrare le fila, riaffermando la necessità primaria di pace e giustizia nel nostro continente.”

Con queste parole possiamo riassumere il lavoro svolto durante la plenaria di gennaio e quello che ci attende con il Comitato ad hoc: riaffermare i valori fondanti dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e non rinunciare, MAI, al dialogo.

 

Grazie

 

Vanessa D’Ambrosio