Durante la settimana dal 23 al 27 aprile, insieme ai Colleghi Marco Gatti, Marco Nicolini e Roger Zavoli, siamo stati impegnati nei lavori della sessione plenaria del Consiglio d’Europa, a Strasburgo.

Sono state approvate 3 richieste di dibattito d’urgenza che riguardavano: 1. La Dichiarazione di Copenhagen, 2. Il Report della Commissione di Inchiesta indipendente sui casi di corruzione in seno all’Assemblea; 3. Le elezioni Presidenziali russe in Crimea.

Tra i principali temi su cui abbiamo dibattuto e votato, ci sono:

1. Il dibattito e la risoluzione sullo “Stato di Emergenza: questioni relative alla deroga di cui all’Articolo 15 della Convenzione Europea per i Diritti Umani”;

2.  “Cambiamenti Climatici e implementazione dell’Accordo di Parigi”;

3. “Sfide legali in relazione alla guerra ibrida e agli obblighi in materia di diritti umani”;

4. “Lotta al crimine organizzato facilitando la confisca dei beni illegali”.

A questi si aggiunge la protezione della libertà di stampa e la condizione dei giornalisti in Europa, sempre al centro dell’attenzione dell’Assemblea.

 

Il Segretario Generale, durante il question time ha risposto a molte sollecitazioni rispetto quanto emerso dal Report dell’Inchiesta indipendente, la questione russa e la tenuta della Convenzione Europea per i diritti dell’Uomo.

A chi gli ha chiesto quali siano gli strumenti in mano al Consiglio d’Europa per far fronte all’ondata di razzismo, xenofobia e negazionismo, Jagland risponde che la chiave sono i giovani e l’importanza di insegnare loro la cultura e il valore che essa ha.

Durante il question time, il collega Nicolini ha posto una domanda a nome del gruppo politico della Sinistra Europea, per chiedere cosa pensasse il Segretario Generale della “questione Tonnini” ed in particolare dell’interferenza di un Paese su un altro, in questo caso San Marino.

Jagland ha risposto brevemente che non poteva esprimersi sia perché non era a conoscenza dei dettagli, sia perché è compito delle Corti esprimersi in materia e non suo. Siamo in uno stato di diritto e sono le Corti che si devono esprimere in questi casi. So che insieme al Presidente del gruppo politico, Tiny Cox, hanno scritto a Jagland quindi, nel caso arrivasse risposta scritta, sono certa che il collega Nicolini aggiornerà quest’Aula.

Durante la discussione sui “Cambiamenti Climatici e implementazione dell’Accordo di Parigi” in cui San Marino veniva citato insieme a Russia e Turchia per non aver ancora ratificato l’Accordo, sono intervenuta personalmente nel dibattito per annunciare che il nostro Paese sarà pronto alla ratifica nel prossimo mese di settembre e ho portato a conoscenza dell’Assemblea cosa San Marino ha già messo in campo per portare il proprio contributo, facendo riferimento alla legge per incentivare l’acquisto e l’utilizzo di veicoli elettrici, la conseguente implementazione delle colonnine di ricarica, la realizzazione e cura di percorsi verdi che colleghino il territorio per promuovere la mobilità sostenibile, la San Marino BIO e il nuovo PRG che ha come obiettivo trasformare la Repubblica nel giardino d’Europa. L’intervento è stato molto apprezzato, in particolar modo dal Rapporteur, il collega Prescott.

Nel documento che abbiamo poi votato ci sono dei punti chiave molto forti:

1. I negoziati devono coinvolgere anche i parlamentari dei vari Stati;

2. Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo devono partire alla pari nel percorso di riduzione delle emissioni e questo può avvenire se si stabiliscono degli scambi di competenze e di strumenti;

3. Parlare delle questioni legate al clima significa parlare di diritti umani.

 

Rispetto alla Dichiarazione di Copenhagen, lo stesso Ministro degli Esteri danese, Anders Samuelsen, ha sottolineato l’importanza di una riforma permanente del sistema europeo dei diritti umani, mettendo in evidenza il valore di avere giovani istruiti, le pari opportunità e condannando fermamente il terrorismo e l’utilizzo della tortura.

Durante la Plenaria del 25 aprile, abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare, dibattere e votare sulla questione dei “Bisogni umanitari e diritti degli sfollati interni in Europa”. Sono 4 milioni gli sfollati in Europa, ci ha ricordato la relatrice delle Nazioni Unite sui Diritti Umani e sugli sfollati interni ai Paesi, Cecilia Jimenez- Damary.

Arrivo ora a relazionare rispetto il tema più sensibile dell’intera sessione, ovvero il Rapporto della Commissione d’Inchiesta Indipendente sui casi di corruzione in seno al Consiglio d’Europa e il conseguente follow-up discusso e votato in Plenaria.

Dopo dieci mesi di indagini, il 22 aprile, durante la riunione del Bureau, è stato presentato il Rapporto dell’indagine indipendente.

In quella sede sono state prese due decisioni importanti: la prima, rendere pubblico il rapporto e la seconda, rivolta ai Parlamentari ancora attivi coinvolti nell’inchiesta di sospendere ogni attività in seno all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.

La relazione che abbiamo discusso e votato, fatta dalla Commissione per il regolamento, le immunità e gli affari istituzionali, ha tratto le prime conclusioni dalle raccomandazioni e dalle conclusioni dell’organismo investigativo, siano esse raccomandazioni intese a migliorare il quadro operativo generale dell’Assemblea e a porre rimedio alle carenze nella trasparenza del Parlamento procedure o conclusioni che criticano la condotta di alcuni membri o ex membri dell’Assemblea che hanno avuto conflitti di interesse e hanno violato le regole di condotta dell’Assemblea. Si è cercato di trasformare un momento molto buio per la storia del Consiglio d’Europa, in una grande opportunità per riaffermare l’importanza di una maggiore trasparenza, della responsabilità che ogni singolo parlamentare ha nel suo lavoro, sia in Assemblea, sia nei Parlamenti nazionali e, non da ultimo, adeguare le regole del Consiglio d’Europa, in particolar modo in caso di missioni di monitoraggio.

La linea che è passata è quella della tolleranza zero alla corruzione, ai corrotti e ai corruttori, perché non è accettabile che l’immagine del Consiglio d’Europa venga offuscata o indebolita perché, di conseguenza, si avranno effetti negativi sulla percezione e sulla fiducia nei giudici della Corte dei Diritti, nominati dall’Assemblea Parlamentare.

Nel Comitato ad Hoc abbiamo iniziato ad analizzare i vari aspetti che riguardano la struttura e il funzionamento del Consiglio d’Europa. Rimane sempre al centro di forte attacchi la questione russa, che rallenta molto ogni tipo di ragionamento concreto su possibili soluzioni.

Come Delegazione – e di concerto con il Dipartimento Esteri- siamo impegnati a redigere una lettera con la posizione di San Marino che invieremo all’attenzione del Presidente Nicoletti questo venerdì. La prossima riunione del Comitato ad Hoc a cui parteciperò in qualità di Capo Delegazione è prevista per il prossimo 1 giugno a Zagabria.

Il Collega Nicolini sarà invece impegnato il prossimo 25 maggio, a Parigi, nella riunione della Commissione Cultura, Scienza, Educazione e Media che porta avanti diverse questioni importanti, tra cui la “Governance di internet e i diritti umani”, la “Salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale dell’Europa” e “i media del servizio pubblico nel contesto delle notizie false e della propaganda”.

Porto all’attenzione dell’Aula anche la volontà della Commissione per l’Uguaglianza e la Non-Discriminazione di creare una rete tra le diverse Università per la promozione e gli approfondimenti sulla Convenzione di Istanbul.

Mi avvio alle conclusioni parlando di una campagna a cui tengo particolarmente, quella della NO HATE SPEECH MOVEMENT.

Come molte attività, anche questa ha subìto gli effetti negativi del taglio di budget del Consiglio d’Europa però noto con grande piacere che i gruppi nei diversi Paesi continuano a fare network e attività affinché la cultura del “no” ai discorsi di odio, razzismo, xenofobia e violenza in tutte le sue forme, possa coinvolgere sempre più persone.

San Marino ha aderito al movimento NO HATE SPEECH quattro anni fa, quando SAN MARINO FOR THE CHILDREN ONLUS si è unito alla Campagna del Consiglio d’Europa.

In particolare, sono estremamente orgogliosa di cosa si sta facendo a San Marino: parto con il ringraziare gli studenti e gli insegnanti delle nostre scuole per aver realizzato e continuando a lavorare alla campagna NO HATE, nel solco dell’iniziativa che insieme alla collega Mimma Zavoli abbiamo promosso durante il nostro semestre reggenziale.

Spero, anzi ne sono certa, di poter presentare, insieme alla Delegazione, quanto realizzato anche a Strasburgo in una delle prossime plenarie.

L’altro grande ringraziamento va alle tante persone, donne e uomini, ragazzi, che si stanno mobilitando per la prima MARCIA CONTRO L’ODIO di San Marino, prevista per DOMENICA 13 MAGGIO. Una marcia necessaria per riaffermare chi siamo e interrompere questo vortice di odio e intolleranza fomentato ad arte.

San Marino è altro: lo spirito, i valori e i messaggi che vivremo durante la MARCIA CONTRO L’ODIO, questo è il nostro Paese!

Il loro impegno, insieme all’impegno di ognuno di noi nel contrasto ai discorsi d’odio, di razzismo e violenza, è tanto più importante in un momento così confuso del nostro Paese.

“Confuso” perché sembra che ci siamo dimenticati chi siamo e la storia di cui siamo portatori.

Un momento di fragilità, così lo voglio definire, su cui qualcuno specula, fa illazioni e fomenta l’odio: questo è inaccettabile per qualsiasi Paese civile e a San Marino, per la nostra storia, lo è ancora di più.

Concludo ringraziando i colleghi per il lavoro svolto, Lucia Marfori per la professionalità e l’assistenza, il Segretario di Stato Renzi e il Dipartimento Affari Esteri per la collaborazione.

 

 

Vanessa D’Ambrosio