Grazie Eccellenze e colleghi Consiglieri.

Intervengo per riferire brevemente della Commissione Affari Politici e Democrazia del Consiglio d’Europa a cui ho partecipato lo scorso 6 marzo a Parigi.

L’ordine del giorno prevedeva, tra i vari temi in esame, un aggiornamento sulle attività dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) nel 2016-2017, la promozione di un Summit del Consiglio d’Europa per promuovere e difendere la sicurezza in Europa, come la corruzione sia una barriera per l’efficienza e il progresso delle istituzioni democratiche.

Quello su cui vorrei porre l’attenzione dell’Aula sono i temi che hanno collegato i vari punti all’ordine del giorno e che sono stati oggetto di un dibattito puntuale all’interno della Commissione: disoccupazione e del ruolo della democrazia.

Per quanto riguarda la disoccupazione, la Commissione ha rilevato che la fascia più sensibile – alla disoccupazione e alle barriere del mercato del lavoro – sono i giovani; di qui, la richiesta da parte della Commissione se sono state individuate dall’OCSE delle best-practice per andare a tutelare e sviluppare la fascia di inoccupati  e disoccupati giovani. Questa richiesta fa tesoro di un’analisi su come la mancanza di sicurezza sul luogo di lavoro e un’insicurezza generale e diffusa della garanzia dell’impiego incidano in maniera negativa sulla crescita economica perché le risorse umane, ovvero la risorsa essenziale per la crescita economica, più è insicura, meno produce e meno spende. È purtroppo un’equazione brutale, ma la realtà spesso ci costringe a fare equazioni fredde per poter capire l’importanza della risorsa umana e quindi della persona.

Tra le linee di indirizzo suggerite per trovare un nuovo equilibrio tra i giovani e il mondo del lavoro, voglio rilevare l’importanza che la Commissione ha dato all’apprendistato, tipico dei paesi germanofoni. Altro elemento, con una crescita stimata intorno allo 0,5% della maggior parte dei Paesi, è valutare se è più sensato che ogni Stato lavori da solo oppure andare a mettere quello 0,5% a fattor comune e cercare di prendere delle iniziative collettive per generare una massa critica maggiore e una crescita maggiore rispetto quella stimata. Già la Segreteria di Stato competente è attiva nell’elaborare politiche in questo senso e spero che questo mio breve riferimento possa essere di impulso.

Ho voluto fare questo focus sul lavoro e la disoccupazione perché anche qua a San Marino viviamo situazioni molto simili e sarebbe interessante poter approfondire questi temi in relazione alla nostra realtà e sviluppare – di conseguenza – delle politiche attive.

 

Un altro grande tema è quello della democrazia, dello sviluppo nei vari Paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa e di come essa si possa bilanciare ad una domanda di sicurezza da una parte e tutela delle tradizioni dall’altra. Quello che è emerso è che non possiamo prescindere dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, quello è il punto di partenza per tutto ed è anche ciò a cui non possiamo rinunciare. Cerco di spiegarmi meglio: la democrazia non va imposta o esportata – questo è un segnale chiaro che tutti i membri della Commissione hanno ribadito con forza – ma il nostro ruolo è quello di essere portatori di idee e ideali e quindi rifarci ad un livello universale di principi. Non dobbiamo essere un mano che sposta gli equilibri del Paese, ma dobbiamo essere quella forza che è presente, osserva e promuove i diritti universali.

Abbiamo fatto un focus sulla Repubblica del Kyrgyz. La domanda che ci siamo posti è stata: come può diventare una democrazia compiuta? La risposta è stata: dobbiamo vedere se il Paese ha la forza di riuscire a trovare una posizione di equidistanza tra l’estremismo islamico molto radicato nel Paese e l’influenza russa. Se il Paese trova questo forza al proprio interno, allora significa che i presupposti ci sono e l’azione del Consiglio d’Europa sarà quella di affiancare e supportare le istituzioni di quel Paese.

Il processo democratico spesso deve fare i conti con le tradizioni, la corruzione (anche) presente in un Paese e quindi è chiaro che il ruolo principale in qualsiasi democrazia ce l’ha l’educazione, la scuola e le esperienze che i bambini possono fare, quei bambini che saranno la futura classe dirigente del Paese. La cultura europea, della pace e del dialogo si devono promuovere nella vita di tutti i giorni, solo così avrà successo.

Prima di concludere, vorrei anche comunicare che sto finendo di rispondere ad un questionario commissionato dalla Vice-Presidente della Commissione per gli Affari Sociali e lo Sviluppo Sostenibile del Consiglio d’Europa rispetto alla Carta Sociale europea. “Il processo di Torino: rafforzare i diritti sociali in Europa”. Ho preso contatto con l’Avvocato Federica Bigi, Leopoldo Guardigli e Lino Zonzini del Dipartimento Esteri – che ringrazio per la disponibilità e la professionalità – per avere un aggiornamento completo sullo stato dell’arte e in seguito mi sono confrontata con il Segretario agli Affari Esteri Nicola Renzi sugli intendimenti del governo in questo processo. In merito a ciò, l’intenzione e la volontà è quella di riprendere il percorso di ratifica della Carta Sociale – o perlomeno di alcune parti che possono interessare il nostro Paese- e riuscire anche a fare una comparazione rispetto anche il percorso di associazione in corso, che ribadiamo è ovviamente il nostro obiettivo principale.

Ultima comunicazione, vi volevo informare che ho già fatto convocare una riunione della nostra delegazione per il 29 marzo per un aggiornamento e la preparazione alla prossima missione a Strasburgo prevista per fine aprile.

Grazie.

 

Vanessa D’Ambrosio

Consigliere SSD

 

San Marino, lì 15 marzo 2017