La gestione dei rifiuti ha due principali voci di spesa: il costo per l’attività di raccolta dei rifiuti e il costo per l’attività di smaltimento. Adottano le tecnologie più efficienti per minimizzare i costi complessivi delle due attività e generando un “effetto sistema”, si ottiene l’ottimizzazione dei costi con una forte integrazione tra le attività di raccolta e quelle di trattamento o smaltimento.

Se la destinazione finale è un inceneritore, allora è importante togliere dai rifiuti la parte umida e lasciare quella che brucia bene. Se la destinazione è il riciclo dei materiali e l’economia circolare, allora è fondamentale che le frazioni merceologiche siano ancor meglio separate.

Entrambe queste funzioni possono essere svolte al meglio dagli utenti, conferendo i rifiuti in contenitori dedicati.

Il costo dell’attività di smaltimento dei rifiuti (in discarica o nell’inceneritore) è negli anni aumentato continuamente, da 100 euro la tonnellata di circa 10 anni fa agli attuali 150 euro. Nel 2019 insieme ai nostri rifiuti indifferenziati San Marino ha versato al trasportatore e al gestore dell’impianto di smaltimento circa 1.700.000 euro a cui è da aggiungere il costo, molto importante, della raccolta in territorio.

Come fare a risparmiare (e ad inquinare di meno)? L’unica soluzione è quella di ridurre le quantità da conferire.

Minori rifiuti da portare all’inceneritore o in discarica, minori costi di trasporto e di smaltimento. Se riduciamo al 30% i rifiuti (come dovremmo fare per rispettare l’accordo con la Regione Emilia-Romagna che ci consente di non dover realizzare una discarica nel nostro territorio), potremmo ridurre di circa il 50% la spesa annuale in smaltimento.

La raccolta porta a porta è l’unica modalità che consente di ottenere questo risultato, poiché è capace di ridurre di oltre il 70% i rifiuti da smaltire. La dimostrazione pratica la vediamo non solo all’estero, ma anche nei 7 Castelli (Città, Fiorentino, Montegiardino, Acquaviva, Chiesanuova, Faetano e Borgo Maggiore) che l’hanno attivata dove si raggiunge l’importante percentuale del 73% di recupero contro il solo 26% dei Castelli di Domagnano e Serravalle in cui ancora si fa uso dei cassonetti (isole ecologiche).

C’è quindi un vantaggio ambientale molto forte, ma anche sociale ed economico.

La raccolta porta a porta, come dicono gli economisti, è ad alta intensità di lavoro: occorrono più operatori rispetto alle raccolte con contenitori stradali, sia per le fasi operative vere e proprie che per quelle altrettanto importanti legate alla comunicazione, perché è fondamentale che i cittadini siano bene informati e contribuiscano separando correttamente i vari materiali.

Posti di lavoro in buona parte pagati dai risparmi dallo smaltimento: soldi che non vanno più ai gestori di impianti non sammarinesi, ma a famiglie di lavoratori della nostra comunità.

Se il porta a porta funziona in realtà come Milano e San Francisco si può essere abbastanza tranquilli che funzionerà anche a Domagnano, Serravalle e Dogana, e ciò dipende dal coordinamento della gestione e dalla capacità di stringere accordi con coloro che acquistano le materie prime derivanti dalla raccolta.

C’è inoltre un grande vantaggio sociale. Con l’estensione del porta a porta su tutto il territorio si potrà, grazie all’applicazione di un sistema puntuale di tariffazione, arrivare a una redistribuzione della spesa, a vantaggio di quanti s’impegnano a produrre meno rifiuti, coerentemente al principio “meno rifiuti produci e meno paghi”.

I Segretari Canti e Lonfernini non sanno di cosa stanno parlando quando affermano di voler stoppare la raccolta porta a porta.

Non è possibile che si dia ascolto alle sirene di chi ha guadagnato tanti soldi con i trasporti dei rifiuti e con il loro smaltimento in discarica e nell’inceneritore, col rischio di togliere una prospettiva a tanti lavoratori sammarinesi impegnati a garantire un servizio ambientale, ma soprattutto di civiltà.