Care compagne, cari compagni, carissimi ospiti,

un breve saluto rimanendo in tema con quanto rappresenta per noi questa bellissima serata. Grazie innanzitutto ai volontari di SSD che rendono possibile questa iniziativa. Sono “merce preziosa” i nostri volontari, la ricchezza più grande della nostra forza politica; con il loro lavoro, il loro tempo e la loro generosità rinnovano quella tradizione della Sinistra che trova nel momento comune e nella solidarietà la celebrazione di alcuni dei propri importanti valori. Grazie ancora.

Abbiamo voluto costituire, non più tardi di 6 mesi fa, un partito che porta la parola Sinistra nel suo nome e per noi Sinistra ha un significato di valori, di tradizioni, di principi morali. Siamo la sinistra della solidarietà, della redistribuzione, della protezione sociale. Ma dobbiamo anche essere una sinistra che sta dentro la storia e il presente e trova nello sviluppo e nella crescita economica tramite imprenditoria sana e senza sfruttamento dei lavoratori, nuovi grandi temi che in questo momento di criticità significano avere la responsabilità di un cambiamento, di un passo avanti, di un PROGETTO PER IL PAESE. Un progetto che chiamiamo TAVOLO DI STABILITA’, e che portiamo avanti cercando di gestirlo con equità e con provvedimenti che non vadano a creare nuovi poveri, nuove ingiustizie e che provino a mettere in campo contributi da parte di tutti noi.

Non dobbiamo avere paura, perché il risultato delle facili ricette del populismo è sotto i nostri occhi: razzismo, paure, rabbia.  Dobbiamo dare risposte concrete a quella rabbia che spesso viene agitata solo per creare ulteriori paure. Uno di questi fantasmi è tutta la disinformazione che viene messa in circolazione appositamente per creare confusione. Colgo l’occasione per fare un momento di chiarezza che riguarda la patrimoniale, imposta straordinaria una tantum che, sebbene sia ancora in via di definizione, dovrebbe avere una quota di detrazione per la prima abitazione sino a un tot di mq. Questo permetterà di andare a tassare soprattutto chi possiede molti immobili, e posso ribadire che è un provvedimento straordinario necessario per chiudere il bilancio in pareggio senza tagli alla sanità pubblica, alla scuola e ad altri settori dello stato sociale.

Occorre un cambio di passo anche nelle politiche per i giovani, che senza sviluppo non possono trovare lavoro e senza lavoro non possono realizzarsi e sono costretti a ricorrere allo stipendio dei genitori e a volte anche alla pensione dei nonni. Purtroppo, lo si sente ripete in più settori, per la prima volta dal dopoguerra le generazioni future hanno meno possibilità rispetto a quelle dei propri genitori, generazioni future di giovani adulti che oggi sono la categoria più debole. E mentre noi ci avviamo a discutere la riforma del sistema pensionistico molti di loro non sanno se tra 30 o 40 anni ce l’avranno, la pensione. Categoria di persone sospese, spesso non considerate sufficientemente dalla nostra agenda politica, imprigionate in un ruolo di eterni figli, persi tra un lavoro precario e l’altro, con conseguenze disastrose per la società perché il mondo ha bisogno del coraggio, dell’energia, di quello sguardo fiducioso sul futuro che spesso si trova solo negli occhi dei giovani e che i nostri giovani spesso perdono in fretta.

In questa serata di tradizioni contadine andiamo a ritrovare le antiche radici della nostra società di lavoro nei campi, con i racconti che noi bambini ascoltavamo dai nonni. Ecco allora che mi congedo da voi condividendo il ricordo di una storia di lavoro e di povertà che riguarda nonna Carolina, detta Lina, nata nel 1912, figlia assieme a 7 fratelli di una famiglia senza casa, senza terre, con sole braccia a disposizione per cercare ogni giorno da mangiare e cercare di uscire da un presente di povertà. Quello che accadeva nella maggior parte delle famiglie di inizio secolo scorso. Sin da bambini ognuno doveva trovare il modo di rendersi utile senza fare tante storie e, con dinamiche che oggi sembrano straordinarie quando pensiamo ai nostri figlioli sin troppo coccolati e protetti – ma non sempre tutta questa protezione è positiva a parere mio – mia nonna sin da quando aveva 10 anni andava “per serva” presso una famiglia benestante. Era una famiglia per bene e mia nonna, che aveva fatto solo la seconda elementare e aveva quelle calligrafie eleganti che spesso hanno gli anziani, alla sera tornava sempre a casa con qualcosa da mangiare per la famiglia. Funzionava ovunque così, quelli erano gli usi negli anni ’20. Mia nonna si divertiva spesso a raccontare un episodio in cui la famiglia per cui lavorava le aveva preparato un cesto stracolmo di frittelle da portare da alcuni vicini. Prima di andare dai vicini, Carolina era passata a casa dai fratelli per mangiare assieme un po’ di quelle meravigliose frittelle, che quindi erano arrivate dai vicini in un cesto meno stracolmo… Mia nonna mi raccontava con grande senso di colpa quella storia… ma quelle frittelle erano così buone e loro non avevano mai occasione di mangiarne. Come tante nonne e nonni di tutti noi aveva lavorato duro tutta la vita in condizioni che noi oggi possiamo ascoltare ma non immaginare fino in fondo. Soprattutto quella sensazione di fame che viene fuori da tutti i racconti di tutti i nonni che hanno vissuto quei tempi.

Buon primo maggio allora ai lavoratori nonne e ai nonni che non sono più fisicamente con noi ma lo sono ancora e sempre dentro di noi, ai lavoratori di oggi spesso con timore di perderlo il loro lavoro, a chi il lavoro lo sta cercando, a chi ha un lavoro sicuro perché si renda conto di quanto sia importante e ai nostri giovani, lavoratori di domani. Buon primo maggio a tutti.