Quando nel settembre scorso il Presidente Grais consegnò le sue dimissioni nelle mani della Reggenza fui molto rattristata e preoccupata, perché ritenevo che la sua visione di sviluppo per il settore bancario di San Marino e per l’intero sistema fosse quella giusta. Un progetto di cambiamento profondo che toccava non solo le istituzioni bancarie, ma comprendeva l’approccio ad una nuova economia, basata sulla trasparenza.

La sua soluzione era molto chiara, anche se non parlava bene l’italiano.

Chiedeva alla parte pubblica di definire un progetto Paese in grado di rilanciare lo sviluppo e realizzare quei risparmi sulla spesa pubblica, capaci di compensare le esigenze di finanziamento interno e internazionale, necessarie al sistema finanziario.

La parte privata, cioè le banche, doveva impegnarsi a fondo nella revisione dei processi decisionali di gestione, nel cambio delle governance e nelle politiche di ricapitalizzazione.

Fatti i primi step, riteneva necessario chiedere assistenza al Fondo Monetario Internazionale perchè certificasse la validità del progetto e ne verificasse passo dopo passo i risultati.

Infine, rivolgersi ai mercati internazionali per il collocamento dei buoni del tesoro.

Non eravamo ancora pronti? Non c’era la sufficiente consapevolezza? Siamo stati lenti nelle decisioni? Non abbiamo cambiato in tempi brevi lo Statuto di Banca centrale? Forse un po’ di tutto…

Abbiamo perso tempo, ma oggi quel progetto paese c’è, si chiama “Piano di stabilità” e si sta definendo cercando la collaborazione e il contributo di tutti.

Il percorso da fare oggi è chiaro, ma abbiamo bisogno di avere tutti gli attori al loro posto, e quindi veniamo alla nomina del nuovo Presidente di Banca Centrale.

Ringrazio veramente tanto i due candidati, Neri e Tomasetti, perché hanno dato la loro disponibilità a concorrere per un ruolo non certo facile, un mandato che altri prima di loro non hanno portato a termine. Un grazie perché accettando la sfida hanno dimostrato di avere fiducia nel nostro paese e rispetto per le nostre istituzioni.

Sicuramente non avranno avuto tanti incoraggiamenti da chi ha seguito un po’ le vicissitudini della nostra Banca Centrale e dei loro vertici, negli ultimi 10 anni BCSM ha visto avvicendarsi 5 Direttori Generali e 5 Presidenti, 6 con quello che si andrà a nominare, ma nonostante ciò non si sono tirati indietro!

Il percorso di nomina del Presidente di BCSM, che spetta al Consiglio Grande e Generale, è stato portato avanti dal Segretario Celli con più incontri condivisi con tutti i gruppi del Consiglio, così come aveva garantito in occasione del gradimento del Direttore Generale. Nell’audizione in commissione finanze abbiamo potuto conoscerli e apprezzare le loro visioni per il futuro del sistema bancario sammarinese, le loro soluzioni per risolvere le criticità, l’internazionalizzazione, i rapporti con l’Italia, con l’ Unione Europea e i problemi interni, quali la riforma dello Statuto di Banca Centrale, la sua riorganizzazione, il suo rapporto con l’unico azionista che è lo Stato.

Entrambi hanno sottolineato come Banca Centrale debba essere un’autorità indipendente soprattutto nelle sue funzioni di vigilanza, dialogante con il suo azionista e con tutto il sistema bancario sammarinese, hanno sottolineato come siano importanti le relazioni con BancKItalia, con il MEF, con Banca Europea, con il Fondo Monetario, ma anche con altri organismi e gruppi privati bancari internazionali. Fondamentale la sottoscrizione del Memorandum Of Understanding (MOU) con Banca Italia.

Entrambi hanno convenuto sull’opportunità di promuove l’avvicinamento del Titano al Fondo monetario per avviare un ragionamento sul programma di supporto, ma anche sulla necessità di diversificare fonti per altri finanziamenti.

In particolare mi è molto piaciuta la visione dell’avvocato Catia Tomasetti circa la necessità di apertura del sistema sammarinese sul panorama europeo, con accesso a tutti i prodotti del settore nel territorio; in questo modo le banche avranno speranza di costruire piani industriali realistici e di non dover comprimere ulteriormente il sistema. L’ apertura al mercato europeo è una possibilità che il Paese può e deve cogliere.

Banca Centrale deve essere un’antenna che capta quello che succede in giro per orientare le banche, è quindi necessario un ufficio studi in grado di prevedere i problemi, monitorare a livello internazionale per dare indicazioni al sistema.

Condivido, inoltre, l’appello fatto da Catia Tomasetti a tutta la politica al termine della sua audizione in Commissione Finanze, quando ha detto di ritenere fondamentale che la scelta della presidenza di Banca centrale avvenga anche con il voto della minoranza, non solo per essere più rappresentativi possibili, ma perché il Presidente di Banca Centrale sarà il soggetto che dovrà esercitare un ruolo di dialogo con le istituzioni estere e di vigilanza su un settore problematico, sottolineando che in un momento economico come questo non esistono maggioranza e opposizione, il Paese si trova ad un bivio, c’è molto più in gioco di un governo, c’è in gioco l’intero paese.