La riforma del sistema pensionistico risulta fondamentale e urgente per riequilibrare il rapporto fra contributi versati e pensioni erogate, ma questa necessità non deve modificare il principio della solidarietà fra le generazioni e fra le fasce sociali, che sta alla base del nostro Stato Sociale.

Nell’ipotesi che il sistema non cambi i calcoli attuariali portano a risultati preoccupanti; la vita media infatti si è positivamente allungata nel corso degli ultimi decenni e il numero di chi percepisce una pensione risulta in costante aumento: ha già superato quota 10.000.

Il rapporto fra pensionati e lavoratori è salito sopra quota 30% e non potrà certo diminuire, nonostante si stia registrando un ottimo andamento nell’incremento dei posti di lavoro.

Sulla base di queste analisi Sinistra Socialista Democratica si sta interrogando su quella che dovrà essere la miglior proposta che mantenga inalterato il sistema retributivo, unico garante dell’equità del sistema.

Coloro che vorrebbero risolvere il problema con il passaggio al sistema contributivo, perdono di vista il principio solidaristico, senza portare soluzioni oggettive, se non la disfunzione per cui le differenze economiche e sociali che ci sono nel mondo del lavoro continueranno ad essere tali e quali anche nel momento del pensionamento.

Per superare il problema queste sono alcune proposte su cui riflettere:

* il rapporto 103, (40 di servizio e 63 anni di età, con apposite finestre per chi ha iniziato a lavorare molto presto e per i lavori usuranti), l’applicazione di un contributo di solidarietà in scaglioni progressivi sulle pensioni già erogate anche al fine dell’equità di trattamento fra pensionati, la definizione di un tasso di sostituzione per le nuove pensioni che riduca il rapporto fra l’ultimo stipendio e la prima pensione, il sostegno dello Stato ai fondi compatibilmente con l’equilibrio del pubblico bilancio.

Fra le proposte interessanti sottolineiamo il part time pensionistico e la possibilità di lavorare anche se in pensione, ma versando un significativo contributo al Fondo, misure che incidono sulla qualità della vita della popolazione anziana continuando ad affidarle un ruolo rilevante ed attivo.

Tutte le proposte che abbiamo considerato escludono l’incremento dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro, perché ciò aumenterebbe il costo del lavoro togliendo competitività al sistema economico in un momento particolarmente difficile.

Sinistra Socialista Democratica ritiene che la riforma debba prevedere interventi che agiscano con la massima gradualità, affinché i risultati possano mettere in sicurezza il sistema previdenziale nel medio e lungo periodo, prevedendo anche nel futuro, e a più riprese, interventi di aggiustamento che, in un piccolo Paese, sono inevitabili.

SSD ribadisce che la riforma debba essere elaborata in accordo con le forze sociali, sia sindacali che datoriali che hanno fra i loro scopi la tutela del mondo del lavoro e dell’impresa e con esse condivide la preoccupazione di mettere in sicurezza i fondi pensioni dalle crisi bancarie da cui anche il nostro Paese purtroppo non è immune.

Il tema va affrontato e risolto con una certa urgenza, per poter garantire ai pensionati di oggi e a chi lavora, la serenità che deriva dalla certezza di una sistema pensionistico sostenibile.

Sinistra Socialista Democratica