I due progetti di legge di iniziativa popolare che arrivano in aula oggi insieme, sono entrambi preziosi e importanti.

Il primo intitolato “Sostegno alla genitorialità ed ai figli nascituri”, il secondo “Norme in materia di procreazione cosciente e responsabile e di interruzione volontaria della gravidanza”.

Ringrazio, quindi, tutti i cittadini che hanno partecipato e si sono impegnati nella stesura dei due progetti e per la loro presentazione.

Sono progetti che, visti con occhiali ideologici e teorici, di primo acchito possono sembrare antitetici, in contrapposizione uno con l’altro, ma se guardiamo a questi due progetti di legge con occhi liberi da sovrastrutture di qualunque tipo, ci accorgiamo che in realtà cercano di dare risposte agli stessi problemi, problemi reali e concreti, e queste risposte possono e devono, a mio avviso, integrarsi e armonizzarsi in un’ unica Legge che dia risposte a tutti i cittadini, in modo laico, senza distinzione di religione, sostenibile economicamente, fornendo soluzioni diversificate.

Mi tornano in mente le parole di un grande giurista, professore universitario, scomparso poco tempo fa, conosciuto ai più come il Garante della privacy. Parlo di Stefano Rodotà, ineguagliato difensore dei diritti della persona, vicino da sempre ai movimenti sociali, ambientalisti e femministi, alle battaglie per l’acqua pubblica, per i beni comuni, per la libertà d’informazione e la tutela della Costituzione. Nel suo libro Il Diritto di avere diritti, del 2012, affrontava di petto i temi della sessualità e del fine vita, ragionando sul dolore, sulla vita e sulla morte, sul diritto all’autodeterminazione, per mettere al centro la dignità delle persone e il loro diritto alla libertà di scelta.

Questi sono temi altamente etici, temi che sono sentiti in modo diverso dalle persone, perché diversi sono i percorsi di vita e di formazione di ognuno.

Ecco perché uno stato che si definisce laico ha il dovere di dare risposte a tutti i suoi cittadini, nel rispetto reciproco, senza imporre scelte ideologiche unilaterali e preconfezionate, specialmente nei momenti della vita in cui i cittadini sono più fragili e vulnerabili.

Uno stato è laico quando le leggi sono piste percorribili per tutti e non costrizioni ideologiche di una parte sull’altra.

Il primo progetto di legge “Sostegno alla genitorialità ed ai figli nascituri” ha come finalità primaria la promozione della genitorialità e della vita dei figli. Per far ciò individua diversi strumenti per sostenere la madre e la coppia genitoriale, dal punto di vista economico fin dai primi mesi di gestazione e anche per gli aspetti psicologici e sociali.

Si occupa, poi, di garantire tutte le informazioni necessarie in caso di malformazioni fetali, anche gravi, sulle cure necessarie e infine sulla possibilità di non riconoscere il figlio nato e di darlo in adozione.

Questo primo testo non tocca il tema dell’interruzione volontaria della gravidanza, ad eccezione esclusiva del caso di grave pericolo di vita della madre, accertato e certificato dai medici, e comunque come scelta della madre, quindi la madre può scegliere, ma in questo caso di morire, in favore del figlio nascituro.

Il secondo progetto di legge, già presentato in forma più schematica nel 2014, portato in prima lettura nel 2017, affronta il tema della procreazione cosciente e responsabile e dell’interruzione volontaria della gravidanza, questa volta in modo più approfondito rispetto al testo del 2014. Punta molto sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate, sulla formazione scolastica, sul potenziamento dei servizi sanitari e socio sanitari, sulla contraccezione e su campagne informative, comprendenti anche le possibili malattie a trasmissione sessuale, in particolare verso i giovani. Tutti temi importantissimi per una reale consapevolezza della procreazione.

Questo secondo PdL sottolinea la necessità di far valere i diritti della madre lavoratrice, tutelando la maternità e la paternità nel mondo del lavoro, di conoscere le protezioni sociali, economiche e sanitarie a cui possono ricorrere.

Si occupa, infine, dell’interruzione volontaria della gravidanza, depenalizzandola e normandola in modo complessivo.

L’interruzione volontaria della gravidanza è sempre un dramma, è una sofferenza, che porta con sé senso di perdita e di sconfitta, una cicatrice che rimane nel tempo.

Togliamoci dalla testa, cari colleghi uomini, che una donna, una ragazza, si sottoponga volontariamente a questo gravissimo trauma fisico e psicologico a cuor leggero, senza una reale situazione insostenibile sulle sue spalle.

L’interruzione volontaria di gravidanza non è assolutamente un metodo per il controllo delle nascite, ma esclusivamente una ultima ratio, una ultima possibilità per risolvere una situazione pericolosa, insostenibile e, a volte, disperata.

La legge italiana n° 194 del 1978 fu scritta perseguendo la tutela della vita umana fin dal concepimento, la centralità dell’autodeterminazione della donna, la valorizzazione della scienza e della coscienza del medico, ed ha prodotto una responsabilizzazione forte nella cittadinanza.

Dopo una prima fase di emersione del fenomeno clandestino dell’aborto, infatti, dal 1982 ad oggi i dati evidenziano una drastica riduzione dell’interruzione volontaria di gravidanza, pari al 54,7% ( da 22 mila all’anno a 90 mila) e oggi l’Italia è il paese dell’Europa occidentale con il più basso tasso di aborti, che riguardano sempre più donne straniere, circa 1/3 del totale.

L’onorevole Livia Turco nel suo libro “Per non tornare al buio” del 2017 scrive “E’ stato talmente duro liberarsi dallo stereotipo della maternità imposta, è stato talmente doloroso sentirci definire egoiste perché abbiamo preteso la possibilità di scegliere la maternità e anche assumerci il dramma, il dolore dell’aborto, che non ci siamo rese conto di quanto siamo state brave a vivere la maternità come gioia interiore, nuova cittadinanza sociale, nuova femminilità, nuova relazione con gli uomini”….“La cura delle persone deve diventare un grande obiettivo politico, un orizzonte di vita, un modo di essere delle relazioni pubbliche, un tratto della democrazia”, iniziando proprio con la più difficile ed esclusiva delle esperienze, quella che oggi non ha un volto né per difendersi né per affermarsi: la scelta di essere madri o di non esserlo.

E voglio sottolineare come a San Marino, proprio per lo stato di reato penale ancora persistente riguardo l’interruzione volontaria di gravidanza, non esistono dati, ma questo non vuol dire che a San Marino non ci siano donne che si sono trovate nella necessità drammatica e dolorosa di ricorrere all’aborto, nella clandestinità, in strutture pubbliche o private della vicina Italia. Lo Stato di San Marino, si è lavato le mani di queste situazioni, si è girato dall’altra parte ignorando ipocritamente per anni le difficoltà di tante donne, lasciandole sole e con la spada di Damocle sulla testa di una possibile denuncia penale.

Questa situazione deve cambiare perché non è più tollerabile.

Oggi verso la procreazione si vive una stagione di grande responsabilità nel mondo occidentale, ma si sta evidenziando un risvolto preoccupante, cioè la riduzione drastica delle nascite, e questo fenomeno tocca anche il nostro paese.

Il problema etico e morale dell’aborto oggi è quello di una società sfavorevole alla maternità. Oggi le giovani donne posticipano sempre più l’età della prima gravidanza, spesso perché non riescono a conciliare il tempo del lavoro con quello della maternità, la spesa che comporta crescere un figlio che non è compatibile con il reddito percepito o con la mancanza di lavoro.

Il parlamento europeo ha votato il 28 gennaio 2015 una relazione sui progressi concernenti la parità fra uomo e donna, che indica come prioritario l’incentivo del congedo di paternità obbligatorio, la quota papà, il bonus papà nel sistema dei congedi parentali, per promuovere una effettiva condivisione del lavoro di cura tra i genitori. Il tempo della cura consente agli uomini di sperimentare una nuova dimensione della vita, rompe gli archetipi del patriarcato tradizionale, li rende padri autorevoli e amorevoli al tempo stesso.

Le politiche economiche e sociali oggi devono tenere conto del calo demografico e della necessità di incentivare le nascite.

Anche su questo ultimo tema auspico che gli strumenti proposti nel primo pdl per sostenere economicamente la madre e la coppia genitoriale fin dall’inizio della gravidanza vengano attentamente considerate.

Concludo ringraziando ancora i sottoscrittori dei due progetti di legge e auspico che possano arrivare presto in commissione per poter essere sinergicamente ri-elaborati e tornare in Consiglio in II lettura come unico progetto in tempi brevi e soprattutto senza scontri ideologici per l’approvazione definitiva.