• Il Segretario di Stato Guerrino Zanotti ha dichiarato che è tempo di fare politiche di rigore. Consigliere Lazzarini, qual è lo stato di salute della nostra Repubblica?

La nostra Repubblica purtroppo non è un’isola felice. Il mondo occidentale si è trovato dal 2008 a dover affrontare una crisi nata fondamentalmente negli USA, con il crollo di Lehman Brothers, messa in ginocchio dalle perdite legate ai mutui subprime e dalla successiva crisi di liquidità, analogamente a quanto successe nel 1929 con il crollo di Wall Streat. Oltre a questo, a San Marino si è chiuso dal 2010 un sistema di economia parassitaria legato al segreto bancario e all’anonimato societario, resi fuorilegge dall’ economia occidentale ed europea. Negli ultimi anni l’Italia ha più volte messo in campo scudi fiscali e voluntary disclosure per far rientrare i soldi degli italiani depositati in banche estere, come quelle di San Marino. In tutto questo, in 10 anni la Repubblica ha perso più del 30% di PIL e il sistema bancario è andato in crisi. Qualunque altro paese sarebbe fallito con una perdita del 30% di Pil, ma San Marino ha resistito, andando a raschiare il fondo di tutte le riserve possibili, senza intaccare il wellfare. Purtroppo, il bilancio dello Stato accumula 30 milioni di passività annuali, già da parecchi anni. A Dicembre 2016 lo Stato segnava circa 300 milioni di debito. Questo Governo sta mettendo in campo diverse misure straordinarie e strutturali per frenare le perdite e recuperare un difficile pareggio di bilancio. È chiaro che il passaggio da un sistema dove la liquidità abbondava, a un sistema in cui tutto va pesato, razionalizzato e misurato non è facile e quindi il paese non sta bene. Oggi tutti i nodi sono venuti al pettine e tutti abbiamo il dovere di contribuire al risanamento della situazione. Ancora, però, non c’è da parte di molti cittadini la consapevolezza della situazione, che alla richiesta di sostegno rispondono “prima dagli altri, prima da chi ha rubato, non da me”.

  • Il Progetto di Legge sulla dirigenza medica, recentemente approvato in Commissione Consiliare Permanente, sta sollevando non poche polemiche. Qual è la finalità della legge?

I medici sono pochi, meno di quelli che servono, e la causa di questa situazione è da ricercare nei 18 anni di numero chiuso delle facoltà italiane di medicina, che non hanno programmato i posti in funzione del numero dei medici pensionati da sostituire e dell’aumento della richiesta. In Italia hanno tamponato il problema mettendo subito in ruolo i medici, con stipendi più alti, lasciandoli liberi di lavorare anche privatamente e in età pensionabile, così da attrarre professionisti anche dall’estero. A San Marino abbiamo praticamente fatto il contrario approvando due referendum: uno che mette il tetto massimo di 100 mila euro annui alle retribuzioni e il secondo che vieta la libera professione medica extramenia. Con queste condizioni, unite alla precarietà del lavoro, i medici forensi scappano e quelli sammarinesi lavorano in Italia. La Legge sulla dirigenza medica cerca di risolvere il problema: inserisce subito nell’organico i medici, aumenta la retribuzione avvicinandola a quella italiana e portando equità fra i professionisti, supera in modo intelligente il problema della libera professione medica, cambia le regole per l’avanzamento di carriera che non terrà conto solo dell’anzianità di servizio, ma soprattutto del merito, che sarà valutato da una specifica commissione. Si sta lavorando anche sul problema del lavoro dopo il pensionamento e del vincolo della convenzione del 1974 con l’Italia sui contributi non cumulabili. Tutto questo per attrarre medici a San Marino e per far si che rimangano in Repubblica. L’Associazione medici ospedalieri (ASMO) con un comunicato ha criticato il progetto di legge perché, secondo loro, ha accolto troppo poco di ciò che avevano chiesto. Ci sono poi cittadini che accusano il Progetto di legge di non tenere conto dei referendum, ma se vogliamo avere a San Marino i medici che servono dobbiamo offrire almeno le stesse condizioni che hanno attorno a noi.

  • Istruzione: un mondo che Lei, da ex docente, conosce molto bene. Il Decreto sulla Scuola sta generando molte proteste. Cosa cambia?

La scuola forma i cittadini di domani, li istruisce e li educa, sicuramente è una delle colonne portanti di uno Stato e deve guardare al futuro. Non si formano i cittadini di domani nello stesso modo di 30 o 40 anni fa, perchè è al futuro che bisogna guardare, non al passato. La scuola, dunque, non può essere un monolite intoccabile, sempre uguale a se stessa, ma una istituzione dello Stato in continua evoluzione, che cambia, come cambiano le generazioni, i loro bisogni e le loro aspettative. Abbiamo detto e garantito che non c’è nessuna intenzione di chiudere le sedi scolastiche periferiche che, in base ai numeri demografici, in altre realtà sarebbero state accorpate. Le scuole dell’Infanzia ed Elementare nei Castelli hanno anche una funzione identitaria e sociale, di aggregazione e di riferimento culturale, quindi non si toccano! Partendo da questo chiaro presupposto, al quale SSD tiene in modo particolare, il Decreto 83 in sintesi stabilisce che, a seguito del calo demografico, la Scuola Elementare ha un anno di tempo per elaborare un progetto di sperimentazione che ne tenga conto e che potrà partire dall’anno scolastico 2019/20. Nella Scuola dell’Infanzia viene istituita già dal corrente anno scolastico una fascia intermedia per l’aumento dei docenti nelle sezioni in base al numero dei bambini: noi abbiamo chiesto di considerare l’applicazione di questa fascia in via sperimentale, quindi da sottoporre a valutazione e verifica, e presenteremo un emendamento in merito. La Scuola Secondaria Inferiore e Superiore, in attesa del nuovo Polo Scolastico di Fonte dell’Ovo, con l’art. 4 del Decreto vede una ridefinizione del quadro orario in base al reale orario di servizio destinato all’insegnamento. In pratica gli insegnanti in questi due ordini scolastici sono retribuiti, oltre che per le tantissime ore dedicate alla funzione docente, per un servizio di 18 ore di cattedra, ma in molti casi sono meno, perché l’organizzazione oraria prevede le ore “corte” e il totale del servizio è inferiore alle 18 ore. So benissimo che il lavoro necessario per preparare una lezione di 50 minuti è uguale a una lezione di 60 minuti, e quindi l’impegno dei docenti non è inferiore. Rimane il dato di fatto che i docenti sono retribuiti per 18 ore settimanali di didattica, non per 16 o 15.

L’art. 4 chiede di completare l’orario di servizio con attività didattiche di potenziamento e arricchimento dell’offerta formativa, fino a quando non sarà stata elaborata una ridefinizione degli orari, che andranno articolati su moduli non inferiori a 55 minuti, per favorire metodologie didattiche più operative e rispettose dei tempi di apprendimento, attenzione e di recupero dei ragazzi. In conclusione, non mi sembra che le indicazioni di questo Decreto siano così sconvolgenti da giustificare uno sciopero già dal primo giorno di lezione e far entrare in fibrillazione tutta l’organizzazione scolastica e le famiglie.

  • Gestione dei rifiuti: un tema che SSD ha sempre portato avanti con forza. Nonostante i ritardi, l’obiettivo rimane l’estensione del Porta a Porta su tutto il territorio?

Assolutamente SI! La gestione dei rifiuti con il “porta a porta” in un territorio piccolo come il nostro è l’unica che garantisca una differenziazione di qualità dei rifiuti, perché comincia in casa e impegna tutti i cittadini in un percorso virtuoso di civiltà, con l’obiettivo di una Repubblica a “rifiuti zero”. Il “porta a porta” consente di applicare l’economia circolare: un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. Il concetto di “economia circolare” era presente nel programma elettorale della coalizione adesso.sm e non intendiamo recedere di un passo. Aspettiamo a giorni il bando per l’ampliamento della raccolta in tutto il Castello di Borgo. In merito a Serravalle e Dogana, si sta lavorando per reperire una seconda sede di stoccaggio, tipo San Giovanni, che serva tutta la zona bassa, quindi si procederà con il completamento del “porta a porta” in tutto il territorio. A quel punto, potremo anche sostituire la tassa sui rifiuti, collegata ancora al consumo di energia elettrica, con una tariffa puntuale, che premi gli utenti che differenziano bene e producono poco scarto indifferenziato. Entro il 2020, in base agli accordi sottoscritti con l’Italia, San Marino deve raggiungere il 70% di Raccolta Differenziata: possiamo arrivarci anche prima, i cittadini sono pronti!

  • Ps e Psd dichiarano: “Davanti all’autoritarismo del Governo, la parola ai cittadini”. Ci dobbiamo aspettare una bollente stagione referendaria?

L’Istituto del Referendum è quanto di più democratico si possa fare in un Paese, ma va usato con responsabilità e consapevolezza, non come lotta politica. Abbiamo visto il Referendum sulla libera professione medica quali risultati ha prodotto, e ora dobbiamo correre ai ripari. La Democrazia Cristiana alla festa dell’amicizia ha lanciato l’idea di un referendum per cambiare la legge elettorale: la legge vigente, nata di iniziativa popolare, dà ai cittadini il diritto di scegliere quale coalizione dovrà governare e quale programma svilupperà. Se le coalizioni si formeranno solo dopo il primo turno, con apparentamenti successivi, si tornerà indietro passando dal ballottaggio ai ballottini, perché i programmi dovranno essere mediati, concordati e cambiati, e si toglierà al cittadino il diritto di scegliere chi dovrà governare e cosa dovrà fare. Oggi, poi, non abbiamo più il quorum per i referendum, come deciso dal popolo, quindi anche un piccolo gruppo di persone che andrà a votare potrà decidere per tutti. Per ogni quesito sarà necessario avere almeno due comitati (pro e contro) e la mobilitazione dei cittadini dovrà essere completa! Sarebbe veramente gravissimo se le opposizioni usassero l’istituto del Referendum in modo distorto e cioè strumentale alla lotta politica e non ai contenuti, come hanno fatto questa estate con le ripetute convocazioni urgenti delle quattro Commissioni Consiliari permanenti!

  • Adesso.sm è sotto quotidiano attacco da parte delle opposizioni: questa situazione vi frammenta o vi unifica ulteriormente?

Purtroppo, in questi 20 mesi di governo abbiamo dovuto subire attacchi scomposti e dannosissimi per San Marino, attacchi supportati da bugie, come la balla del colpo di stato, dei cavalieri bianchi e neri, della vendita di Cassa di Risparmio e ora della privatizzazione di AASS, tutte notizie false che hanno solo danneggiato e danneggiano l’immagine del paese, anche all’Estero. La coalizione Adesso.sm, grazie anche a questi continui attacchi, è quanto mai coesa e unita, sia nella sua maggioranza che nel gruppo di governo! Ci tengo a sottolineare che i problemi che ci troviamo ad affrontare non sarebbero diversi se ci fosse un altro tipo di governo, ma le soluzioni si. Abbiamo deciso di sostenere il sistema bancario perché tutti i risparmiatori sammarinesi non perdessero un euro; si poteva decidere anche di lasciare andare le banche al loro destino e i risparmi dei cittadini in fumo, o di applicare il bail in, ma non lo abbiamo fatto! Abbiamo deciso di attivare le azioni di responsabilità verso chi ha usato in modo truffaldino i risparmi dei cittadini. Abbiamo deciso di statalizzare la banca più importante del paese e di non metterla in vendita. Abbiamo deciso con il nuovo PRG di tutelare il territorio, di non consumare più suolo e fare di San Marino un paese a produzione agricola completamente biologica. Abbiamo deciso di rendere le telecomunicazioni un fiore all’occhiello di proprietà dello Stato, aprendo a una leale e costruttiva concorrenza fra i gestori. Abbiamo deciso di potenziare l’Università e di non chiudere le piccole scuole. Abbiamo deciso di riconoscere a San Marino le Unioni Civili di coppie dello stesso sesso, sostenendo il Progetto di legge di iniziativa popolare, che a fine settembre verrà portato in Commissione 1. Tornando alla prima domanda, il periodo che stiamo attraversando è molto difficile e proprio per questo dobbiamo remare tutti dalla stessa parte, quella della salvezza del Paese. I cittadini sono stanchi di sentire nelle sedute consiliari continue accuse (ripetute come un mantra) e offese pesantissime (grazie all’immunità parlamentare) fra opposizioni e maggioranza. La politica non è fatta di nemici, ma di avversari che si confrontano civilmente. Non dobbiamo per forza avere un nemico per caratterizzare noi stessi. Non regrediamo alle pulsioni, restiamo umani!