La Repubblica di San Marino sta completando il suo, convinto, percorso verso la trasparenza. Un percorso che, sebbene con ritmi differenti ed anche qualche tentativo di frenata, è stato sostenuto da tutti i gruppi politici, chi più convintamente con senso della prospettiva, chi invece ob torto collo trainati dalla necessità, anzi dall’obbligo dell’adeguamento agli standard internazionali.

Ottimi sono i traguardi raggiunti, notevole il livello di credibilità internazionale riconquistato e l’adesione early adopter per quanto riguarda lo scambio automatico delle informazioni in materia finanziaria, ha fatto imboccare al Paese l’autostrada per collocarsi fra i Paesi guida dei virtuosi processi che ci auguriamo, porteranno a sviluppare politiche comuni di contrasto al riciclaggio e all’evasione fiscale, due malattie gravi che sottendono  temi terribili legati alla criminalità organizzata e al terrorismo, ma anche alla sottrazione di risorse importanti agli Stati che così non possono sostenere politiche sociali gravando pesantemente sulle ineguaglianze e le discriminazioni.

Il lavoro non è però concluso, dopo aver modificato il rapporto con le imprese di produzione e di servizio eliminando la possibilità di agire non correttamente avendo ciò comportato una riduzione del Prodotto Interno Lordo del 30% in cinque anni, ora è necessario fare l’ultimo passo generando le condizioni affinchè il sistema finanziario sia completamente trasparente e leggibile. Sul primo tema, già dicevo come l’adesione al gruppo dei Paesi virtuosi che per primi hanno deciso di aderire allo scambio automatico delle informazioni, si sia di fatto affrontato il tema e ottenuto l’obiettivo. Resta il problema della leggibilità che nel settore bancario ha valenza fondamentale.

Questo passaggio necessario non è indolore perchè pone al centro il tema delle governances che di fatto rappresentano poteri consolidati e metodologie adottate nel tempo che oggi  richiedono un cambiamento oggettivo sia in relazione alla erogazione dei crediti, che nella gestione dei servizi.

In questa direzione molto utile è il contributo che sta fornendo la nuova dirigenza di Banca Centrale che, senza preoccuparsi dei ‘rallentamenti’ tentati dall’interno da alcuni funzionari e membri del Consiglio di Amministrazione, dall’esterno una buona parte della politica e delle forze sociali e, ovviamente buona parte degli amministratori degli istituti bancari.

Un gruppo di poteri consistente e molto influente che, ad esempio nel 2006 ha impedito che San Marino siglasse l’accordo sullo scambio di informazioni con l’Italia generando problemi inimaginabili al Paese, oggi non è però riuscito a bloccare il processo altrettanto importante che intende allineare il  nostro sistema finanziario alle buone pratiche in uso, o comunque definite, in Europa.

Il passo che si sta per compiere con la nomina del Presidente della Fondazione San Marino, Cassa di Risparmio – Sums, va in questa specifica direzione, poichè viene concepito all’interno di una serie di contenuti che il Consiglio Grande e Generale ha approvato nel gennaio 2016, dà concretezza a quanto ci viene indicato dal Fondo Monetario Internazionale, e rafforza le tesi che il Presidente di Banca Centrale ha precisamente definito nell’ottobre scorso nella sua relazione, pubblicata, in cui si definisce la strategia di uscita dalla crisi del sistema finanziario sammarinese.

Se posso essere sincero, è la prima volta che vedo un alto funzionario dello Stato descrivere in estrema sintesi e con grande precisione un percorso, senza lesinare critiche a chi si frappone al raggiungimento degli obiettivi, e adottare scelte immediate conseguenti. Tutto questo in pochi mesi.

Una strategia chiara in quattro punti: 1) Valutazione delle capacità operative di Banca Centrale e adozione dei provvedimenti di modifica e rafforzamento ciò per avere lo strumento a posto per la gestione del percorso; 2) Valutazione degli attivi delle Banche (di tutte, facendo di San Marino l’unico Paese ad avere un esame complessivo), ma nel contempo anche verifica della capacità di gestione del rischio e della governance. Valutazione attualmente in atto che darà i propri risultati già nel mese di febbraio e che è indispensabile per definire una strategia ben calibrata di ripresa e di crescita.  3) Avvio delle relazioni internazionali supportato dagli elementi di credibilità al sistema che deriveranno dalla AQR e dalle decisioni conseguenti all’audit in Banca Centrale. L’incontro con il governatore di Banca Centrale Europea e con i massimi vertici di Banca d’Italia rappresentano solo l’inizio di un percorso virtuoso che si è avviato. 4) Modifiche delle governance e delle funzionalità principali di sistema, eliminando il gravoso problema dell’affidabilità dei manager.

Cassa di Risparmio, quale primo istituto bancario sammarinese, svolge ovviamente un ruolo cruciale.  La solidità del sistema passa dalla piena ripresa dell’importante istituto bancario che ha rappresentato nella storia del Paese un vero e proprio caposaldo per le politiche di espansione del credito e sostegno alle famiglie e alle imprese. Questo ruolo la maggioranza vuole che venga esercitato anche per il prossimo futuro, un ruolo di riferimento anche per il resto del sistema bancario che, non dimentichiamolo, a San Marino ha connotazioni sociali molto accentuate tanto che anche la seconda maggiore banca della Repubblica ha carattere cooperativistico.

Lo Stato con la sua presenza nel capitale sociale di Cassa di Risparmio ne garantisce la stabilità e ne conferma i caratteri di affidabilità fattori immateriali questi, ma essenziali nel mondo bancario. L’ibrida situazione per cui , nonostante gli investimenti, lo Stato non abbia ancora la piena proprietà della Banca non è più sostenibile, in quanto alimenta instabilità e sopratutto determina incertezza nei percorsi che la governance deve assolutamente affrontare. In particolare è necessario che Cassa di Risparmio, superando le problematiche che la legano al passato, possa intraprendere con decisione un percorso di ristrutturazione che le consenta di realizzare utili da investire nel suo consolidamento e nelle poltiche sociali di cui è sempre stata protagonista. Su questo punto interessanti le parole espresse dal capogruppo Giancarlo Capicchioni che conosce bene le diamiche del problema e manifesta una visione fortemente condivisibile.

Per questo motivo la nomina del Presidente della Fondazione non è simile a quella che questo Consiglio è stato chiamato a fare in passato. Si tratta di un passaggio molto più importante perchè unisce il legittimo interesse di una Fondazione a gestire in autonomia le proprie politiche,  al superiore interesse dello Stato di consolidare una politica di sostegno reale all’intero sistema finanziario, affinché il futuro dello stesso Paese possa essere garantito.

Siamo di fronte ad una situazione emergenziale e lo Stato deve fare la propria parte. Fino in fondo ed è per questo che in fase di nomina la maggioranza intende indicare le linee che sottendono la decisione proponendo un ordine del giorno semplice, ma chiaro negli intendimenti. Resta di fatto nelle prerogative del Presidente considerare questi elementi e mediarli con le legittime esigenze che emergeranno dall’assemblea dei soci della Fondazione. Non si vuole certo generare un contrasto o fissare un obbligo, ma è importante che Presidente e Fondazione conoscano quali sono le intenzioni del Consiglio Grande e Generale  e come si muoverà la Camera nella dimensione della partecipazione dello Stato nel pacchetto azionario di Cassa di Risparmio.

Per tale motivo si auspica che il Presidente possa svolgere un ruolo di mediazione fra le istanze della Fondazione e le esigenze dello Stato che convergono con quelle dell’intera economia. Il Presidente assume quindi il ruolo del punto di convergenza capace di garantire il giusto peso degli azionisti sulla base degli investimenti effettuati, ma anche quello di garantire alla Fondazione una partecipazione azionaria in virtù del suo ruolo storico nell’ambito della Cassa di Risparmio e delle sue pregevoli attività svolte in campo sociale, culturale e scientifico che ne hanno caratterizzato la presenza nel tessuto sociale di San Marino. Questa affermazione, per nulla scontata, denota una disponibilità oggettiva di riconoscere un ruolo attivo alla Fondazione nonostante le difficoltà attraversate dall’Istituto e rivolte nella prospettiva di assicurare alla collettività la presenza di un ente che potrà continuare a sostenere processi sociali e culturali di assoluta efficacia.

Da tutto ciò si evince come la fugura del Presidente della Fondazione debba conoscere la realtà economica in cui si inserisce il suo mandato ed essere consapevole che il maggior azionista dell’Istituto intende mettere in atto un’intera strategia della quale, Cassa di Risparmio, è anello strategico. Per questo la collaborazione del Presidente con l’Eccellentissima Camera nel mettere in atto le strategie di rilancio dell’attività della SpA controllata non può che focalizzarsi su una figura che conosca in modo approfondito le dinamiche in atto, i punti di debolezza, ma in particolare abbia una concreta convinzione sulle strategie che possono garantire il miglior risultato, per la Fondazione San Marino, per la Cassa di Risparmio e per l’intero sistema bancario e finanziario.

Questa l’ottica attraverso la quale è stata individuata la figura del candidato alla Presidenza che oggi sottoponiamo all’esame dell’aula Consiliare. Dopo aver scandagliato una serie di figure professionali di altissimo livello e aver accolto suggerimenti di grande interesse da parte di ben cinque professionisti, abbiamo anche chiesto all’opposizione di aggiungere alla lista nuove proposte, senza per altro ricevere riscontro.  Infine la scelta della nostra candidatura è ricaduta sull’avvocato Marco Rossini, figura esterna alla Fondazione ma con notevoli conoscenze acquisite in particolare nel corso dell’incarico svolto per il Governo in relazione all’analisi dei processi di ricapitalizzazione dell’Istituto bancario, ai prestiti che lo Stato ha effettuato in favore della Fondazione e allo status proprietario del capitale sociale.

Nel corso di questo esame, che tra l’altro ha prodotto un’interessante relazione di indirizzo, svolto dall’avvocato Rossini in collaborazione agli avvocati Bugli e Berardi, esistono indicazioni legali particolarmente interessanti affinchè il ruolo dei diversi soci della Spa possano essere definiti nelle giuste proporzioni e attraverso le procedure consentite per legge.

Dal report 2016 del Fondo Monetario Internazionale emerge con chiarezza che la solidità di Cassa di Risparmio è elemento strategico affinché il rating Paese possa arrestare la sua discesa e riprendere a crescere.

La presenza dello Stato nel capitale Carisp garantisce la solidità di Carisp, la solidità di Carisp garantisce la stabilità del sistema finanziario, la stabilità del sistema garantisce di affrontare con forza il gravoso tema degli NPL , diventa perciò elemento strategico per la crescita dell’intero Paese.

Signori Consiglieri,

al di là delle polemiche  la partita in gioco oggi non è per nulla secondaria. Per questo motivo la maggioranza ha sollecitato la nomina come primo passo, chiaro e deciso, dell’avvocato Rossini alla Presidenza. Un secondo passo verrà fatto già il 6 febbraio prossimo con la convocazione della Commissione Finanze e l’audizione dei vertici di Banca Centrale che aggiorneranno i Consiglieri rispetto al percorso in atto per la valutazione degli attivi del sistema e le proprietà delle governance.

Il terzo passo, una volta che tutti gli esami saranno terminati, sarà quello di definire le stretegie per affrontare il tema dei Non Performing Loan e delle eventuali ripatrimonializzazioni del sistema. Sono queste scelte di politiche economica su cui tutti gli attori saranno chiamati ad esprimersi, ma avendo finalmente le carte in regola per risolvere in via definitiva la crisi di un sistema che il ‘laisser faire’ aveva portato sull’orlo di una crisi senza ritorno.

L’impegno è significativo, la sfida molto difficile, ma ora ci sono tutte le possibilità per riuscire a vincerla.

E’ questo il tempo e l’argomento su cui occorrerebbe che tutta la politica convergesse. Peccato che ci siano dei distinguo che denotano come ancora la consapevolezza del momento non sia perfettamente stata recepita.