Eccellenza e colleghi Consiglieri,

ho ascoltato con attenzione il dibattito e tutti gli interventi dei Consiglieri di opposizione soprattutto – visto che la mozione di sfiducia arriva da loro – e devo dire che, al di là di critiche costruttive, opinioni personali più o meno circoscritte e discussione puntuale della mozione – devo derubricare la stessa in ennesimo dibattito in materia di banche. Di tante cose che abbiamo già approfondito in varie sedute e che oggi abbiamo nuovamente ripetuto perché, anche se si affronta oggi il dibattito sulla mozione di sfiducia contro il Segretario per le Finanze Simone Celli, le argomentazioni finiscono comunque per ricadere nel perimetro banche & dintorni. Un “dibattito infinito” l’aveva definito nella precedente seduta del Consiglio il Consigliere Santolini. Avevo fatto presente in vari interventi che accogliere le numerose richieste dell’opposizione per fare approfondimenti sul sistema, e su alcune banche in particolare, avrebbe dovuto essere considerato un elemento positivo nell’ambito del dibattito consiliare, visto che si tratta di una cosa non scontata, anche alla luce delle poche volte in cui se ne è parlato nella precedente legislatura e soprattutto perché, quegli elementi che richiamate nella mozione di sfiducia, con particolare riferimento alla fuoriuscita di liquidità e alla sfiducia dei cittadini e imprese nel sistema San Marino vorrebbero un dibattito molto sobrio ed essenziale su un argomento così delicato come quello del sistema bancario. E invece non facciamo altro che parlarne.

Ma è con particolare riferimento al punto della mozione in cui si richiama il “crescente livello di esposizione dello Stato verso i rischi del sistema finanziario” che mi voglio soffermare. I rischi del sistema finanziario quindi.

I rischi del sistema bancario e finanziario sammarinese iniziano ben prima del nostro insediamento e, se da una parte sono rischi che ci siamo trovati a subire, come lo scudo e la voluntary desclosure, ci sono poi i procedimenti di inserimento in black list che ci siamo trovati a subire un pochino meno perché sono causa di reiterati comportamenti scorretti a livello fiscale e di mancanza di allineamenti a normative internazionali di trasparenza.

I rischi del sistema bancario e finanziario sammarinese non nascono con i provvedimenti del Segretario Celli ma nascono con la proliferazione del numero delle banche che a cavallo degli anni 2000 (1999 – 2003) passano da 4 a 12, anni in cui mancava ancora una vigilanza effettiva, dato che LISF è entrata in vigore nel 2006.

I rischi del sistema bancario e finanziario nascono con questa proliferazione, quando le banche vengono rilasciate a banchieri senza le sufficienti professionalità per fare banca. Senza nulla togliere agli imprenditori che ogni giorno affrontano la crisi internazionale e danno lavoro a tante persone, “fare banca” è infatti qualcosa che necessità di tantissima attenzione e tutela. Fare banca significa – e qui la retorica è d’obbligo – gestire i risparmi dei cittadini, di tutti i cittadini: i miei i vostri, quelli dei nostri genitori e dei nostri figli.

I rischi del sistema bancario e finanziario nascono quando, con superficialità, venivano dati i finanziamenti senza le dovute garanzie, come varie commissioni di inchiesta ci hanno illustrato; i figli di questa superficialità sono gli NPL che tanto faticosamente si stanno gestendo.

I rischi del sistema bancario si sono già concretizzati tutti nei numeri: la diminuzione degli operatori autorizzati negli ultimi 8 anni, la perdita aggregata di sistema negli ultimi 10 anni, la raccolta diminuita negli ultimi 10 anni, e i parecchi milioni di NPL che si è fatto finta di non vedere e di non sentire e di cui non si è parlato per molti anni, come le tre scimmiette, e di cui oggi ci dobbiamo con un ritardo che porta gravi conseguenze ogni giorno al sistema paese San Marino e al nuovo MODELLO ECONOMICO PER SAN MARINO che si sta cercando di introdurre.

Di questi numeri che ci troviamo a gestire oggi, è responsabile il Segretario Celli?

E’ comprensibile voler mettere in difficoltà il Governo ma occorre farsi una domanda: perché una reazione così dura nel confronti del Governo? Una possibile e verosimile chiave di lettura è questa: il cambiamento spaventa e siamo di fronte ad una profonda trasformazione del settore bancario e finanziario, ai limiti della rivoluzione; spaventa perchè ci sono pesantissimi interessi di gruppi di potere visibili e meno che giustificano reazioni consapevoli e non. E’ stata messa in discussione di quella che era la piazza finanziaria del vecchio regime e che sacche di resistenza con varie modalità osteggiano. Il cambiamento spaventa, è vero, ma come ho già avuto modo di fare presente, dobbiamo renderci conto che il cambiamento è già qui, le cose sono GIA’ CAMBIATE, DA TEMPO, da molto tempo. Ci sono nuovi settori dell’economia, nuove regole, nuove normative internazionali e una crisi strascicanti con cui occorre confrontarsi e procedere per andare a trovare le soluzioni per ripartire.

Ecco perché votiamo no alla mozione di sfiducia: perché si vuole sfiduciare il presente per ridare fiducia al passato. Noi non vogliamo tornare indietro ma vogliamo andare avanti.