La seconda rivoluzione industriale del primo novecento ha basato lo sviluppo industriale in gran parte sull’utilizzo dei combustibili fossili, carbone e petrolio. In Italia lo sviluppo dell’ industria meccanica e automobilistica, della FIAT in modo particolare, ha deviato repentinamente lo sviluppo dei trasporti pubblici che si era intrapreso nel dopoguerra, come ferrovie e metropolitane, verso un commercio fortissimo dell’auto, non solo come mezzo di trasporto, ma soprattutto come status symbol del progresso, dell’indipendenza e dell’autonomia di movimento.

Anche San Marino ha subito questa inversione di tendenza, tanto che la ferrovia elettrica del trenino bianco azzurro, danneggiata nel passaggio del fronte, non è mai stata ripristinata e uno dei principali motivi sottesi, è stato proprio quello di favorire la commercializzazione delle automobili a discapito del trasporto collettivo.

In paesi che non hanno subito questo input, come i paesi nordici, oggi abbiamo una situazione totalmente diversa, con sistemi di trasporto pubblico funzionali e perfettamente funzionanti, tanto che sempre più spesso le persone non possiedono una macchina, e nei rari casi di necessità la noleggiano o utilizzano sistemi di car sharing, modalità di condivisione molto rara dalle nostre parti.

In Italia, e anche a San Marino, senza macchina siamo persi, impossibile organizzarsi per raggiungere il lavoro, gli amici o la scuola…

Dato che siamo ormai in netto ritardo per quanto riguarda l’organizzazione di quella che oggi viene definita  “smart city” , un ritardo sicuramente di 20/30 anni, possiamo però valutare una ampia gamma di soluzioni messe in campo in altre realtà, già selezionate a livello funzionale dall’ esperienza.

Da ricordare che San Marino era presente alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, ed ha sottoscritto il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. L’accordo definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi, limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC.

Orientarsi verso altre fonti di energia, che escludano i combustibili fossili, è lungimirante anche perché tali risorse sono agli sgoccioli e le potenze mondiali hanno intrapreso da tempo troppe guerre con lo scopo di controllarle, mettendo in campo obiettivi ufficialmente camuffanti, quali l’esportazione della democrazia o la minaccia di armi chimiche da parte di qualche stato, che possedeva solo grandi giacimenti di petrolio.

Ogni giorno ricercatori di tutto il mondo mettono a punto nuove tecnologie, o perfezionano quelle già esistenti, come nel caso dell’eolico che non si è fermato alle impattanti pale di vecchia generazione, come si può erroneamente essere portati a pensare, ma si è sviluppato nell’eolico orizzontale di nuova generazione, capace di funzionare anche in aree a minimo flusso di vento e molto meno impattanti a livello paesaggistico, modello che sarebbe adattissimo per il territorio di San Marino e per la sua configurazione orografica.

Un’altra tecnologia per produrre energia pulita, già applicata in Oregon a Portland dalla Lucid Energy, è l’installazione di micro turbine nelle condutture idriche pubbliche, sfruttando il flusso dell’acqua che già è presente.

La ricerca scientifica e tecnologica fa passi veloci e da gigante e noi non possiamo ancora rimanere legati all’idea di bruciare qualcosa per produrre energia, che sia petrolio, gas o rifiuti di ogni tipo!

È necessario per la sopravvivenza del pianeta andare verso un sistema energetico sostenibile, come viene ben specificato nella Risoluzione dell’ ONU del 25 settembre 2015 “Trasformare il nostro mondo: Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” riassunta in 17 obiettivi; almeno 4 di essi parlano specificatamente di sistemi energetici innovativi.

L’obiettivo n° 7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.

L’obiettivo 9: Costruire infrastrutture resilienti e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile.

L’obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili,  “ Entro il 2030 garantire a tutti l’accesso a un sistema di trasporti sicuro, conveniente, accessibile e sostenibile, migliorando la sicurezza stradale, in particolar modo potenziando i trasporti pubblici….”

L’obiettivo 13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.

Insomma, le motivazioni sono tante e tutte ci indicano una sola direzione possibile: la salvaguardia del Pianeta TERRA.

10 città europee hanno scommesso sulla mobilità sostenibile, che comprende limitazione di veicoli con combustibili fossili, potenziamento di trasporto pubblico, piste ciclabili, veicoli in condivisione, monitoraggio della qualità dell’aria.

Rivas, nella cintura urbana di Madrid, punta sulla riduzione dell’uso privato dell’automobile, che rappresenta l’80 per cento dei consumi energetici; più piste ciclabili e azioni mirate per lo sviluppo di una mobilità non motorizzata.

Amburgo nei prossimi 20 anni punta a diventare una città senz’auto, realizzando una cintura verde che sia percorribile soltanto in bicicletta o a piedi. Oggi il 45% della rete stradale di Amburgo ha il limite di velocità di 30 km/h, per favorire la mobilità dolce in tutta sicurezza. La città ha circa 1.700 chilometri di piste ciclabili ed è possibile trovare una fermata di autobus ogni 300 metri.

Malmo, una delle città più sostenibili della Svezia, ha concentrato tutti gli sforzi su edilizia green, sul trattamento innovativo dei rifiuti e naturalmente sulla mobilità sostenibile. Ha 490 chilometri di piste ciclabili e un sistema semaforico che dà la precedenza ai ciclisti. Alle fermate degli autobus è attiva un’infografica che indica esattamente quanto manca all’arrivo del prossimo bus, mentre tutta la flotta municipale è a basse emissioni.

Milano, ha rafforzato il servizio di BikeMi, che conta più di 200 stazioni, è esploso il servizio di car-sharing, sia privato che a partecipazione pubblica, ha inaugurato una nuova linea della metropolitana. Inoltre ha promosso l’iniziativa Pass Mobility, dedicata a tutte le aziende del territorio che permette al pendolare di rinunciare al mezzo privato scegliendo quello pubblico, pagato dall’azienda stessa.

Il PdL presentato dal Segretario Celli sulla mobilità sostenibile coglie in pieno gli obiettivi 2030.

L’articolo 1 comma 2 indica lo scopo: “Incentivare l’utilizzo di veicoli con un basso impatto ambientale e la progressiva installazione di infrastrutture ad essi dedicati” .

Gradualmente sostiene la sostituzione dei veicoli dello Stato, a propulsione fossile, con veicoli a idrogeno, ibridi o puramente elettrici.

Prevede incentivi come sgravi fiscali sulla tassa di importazione per l’acquisto da parte di privati di macchine a idrogeno (- 99%) o puramente elettriche (- 80%).

Regola per le nuove costruzioni i posti macchina riservati ad auto a idrogeno o elettriche, con un numero definito di stazioni di ricarica elettrica.

Assegna incentivi per l’ installazione di impianti per ricariche elettriche domestiche.

Il Progetto di Legge punta decisamente sull’idrogeno e sull’elettrico puro, perché le auto ibride, pur integrate con propulsione elettrica, sfruttano principalmente il motore a carburante fossile, quindi le emissioni vengono diminuite non in maniera consistente.

L’idrogeno e l’elettrico hanno un futuro, il petrolio no.

Cogliamo quindi con grande favore questo PdL con la speranza di avvicinarci sempre più agli alti obiettivi previsti per il 2030 dall’Agenda per lo sviluppo sostenibile, puntando su modelli di sviluppo che guardano al futuro delle nuove tecnologie e non alla retroguardia, che cerca di smaltire ciò che oggi è già superato.

Grazie Eccellenza!