Eccellenze

Colleghi Consiglieri,

Intanto vorrei approfittare di questo momento per rivolgere, dato che non l’ho ancora fatto pubblicamente in altra forma, il mio compiacimento ed il mio ringraziamento a coloro che hanno messo a disposizione il proprio tempo, esperienza e competenza nella preparazione di questa bozza di regolamentazione legislativa delle Unioni Civili.

 

Sono rimasto positivamente colpito leggendo il testo di legge, la relazione che lo accompagna e anche durante la serata pubblica che è stata organizzata pochi giorni fa, dal modo con il quale i proponenti si sono posti e si pongono nel contestualizzare, avanzare e spiegare la proposta. Un atteggiamento di piena apertura al confronto, che riconosce come legittime le diverse sensibilità, che non ammonisce o punta le dita contro visioni differenti, ma che vuole misurarsi su dati e situazioni oggettive, che tengono conto di principi, valori e diritti riconosciuti nell’epoca che stiamo vivendo. Oltre a questo elemento di rispetto, diciamo, credo debbano essere anche riconosciuti ai proponenti un forte senso di appartenenza e responsabilità verso la società sammarinese, dignità e coraggio.

 

Ho sempre sostenuto con convinzione il pensiero secondo cui il grado di civiltà di una nazione (e io aggiungo di ricchezza) lo si misura sul grado di rispetto che essa pone ai diritti di tutte le persone, incluse le persone più vulnerabili e a rischio emarginazione.

 

Detto questo, vorrei fare alcune considerazioni partendo dal punto della relazione intitolato “Lo Stato dalla parte delle parti deboli”. Un concetto che sovente sentiamo nel dibattito pubblico sia sociale che istituzionale, la cui retorica ci porta a non renderci conto che in realtà, nella nostra realtà, ci sono delle discrepanze evidenti ed enormi.

 

Rispetto ai diritti delle persone omosessuali, ad esempio, questa “distrazione”, unita al pregiudizio, hanno frenato quella consapevolezza che invece oggi, nel 2018, sembra gradualmente maturare nel Paese, rispetto al fatto ci sono oramai tante ragioni oggettive (di carattere storico, sociale, giuridico, etico…) che dovrebbero finalmente indurci a riflettere su proposte moderne e coerenti che diano riscontro ad alcune situazioni di fatto e problematiche che sono presenti e reali.

Il Progetto di regolamentazione delle Unioni Civili che stiamo esaminando, tenta di sgombrare il campo da contraddizioni, ambiguità e discriminazioni che tendono progressivamente ad essere non più accettate nel mondo.

Esso propone alcune risposte che il nostro Stato (laico) è chiamato a dare a situazioni sempre più frequenti di cittadini e cittadine, che si trovano a vivere o voler vivere in coppia perché c’è un forte legame affettivo evidentemente, a prescindere che siano essi omosessuali o eterosessuali, e che scelgono di non voler sposarsi o che non possono ricorrere al matrimonio.

 

La cosa più bella di questo Progetto infatti, per me, è che i suoi benefici ricadono allo stesso modo e senza alcun distinguo sia sulle persone eterosessuali sia su quelle omosessuali. Vale per tutti: tutti i nostri cittadini maggiorenni che hanno per legge il diritto di sposarsi, ma vogliono unirsi in una relazione di coppia stabilmente e civilmente, devono poterlo fare senza doversi avvalere del matrimonio e devono poterlo fare con la persona che amano.

Sono le coppie omosessuali a rivendicare maggiormente questo tipo di esigenza ovviamente, ma anche le coppie eterosessuali che, sempre più spesso, vivono i propri legami in un modo non previsto dalla legge, e quindi, di fatto, in assenza di qualsiasi tutela.

Le Istituzioni e la società sammarinese, diciamocelo, non ci hanno certo educato o abituato all’intolleranza verso le persone omosessuali ma di certo poco o nulla hanno fatto per impedire a queste persone di dover rimanere nell’anonimato, vivere liberamente le loro relazioni affettive e fornirgli, qualora volessero unirsi stabilmente, quei presidi giuridici necessari tali da poter garantire loro gli stessi diritti e doveri su base di uguaglianza come tutte le altre persone.

Sono già trascorsi tantissimi anni da quando l’OMS ha riconosciuto l’omosessualità come una naturale variante del comportamento sessuale umano, e questo ha innescato un profondo mutamento di paradigma scientifico che ha cancellato l’omosessualità dalla lista delle condizioni patologiche o anomale, conferendole pari dignità di ogni altra condizione umana. Li c’è già tutto, li si era già stabilito cioè, che l’amore eterosessuale non è che sia diverso o superiore a quello omosessuale, per cui le risposte che servono per il rispetto dei Diritti e a sostegno dei bisogni, in uno Stato civile e democratico vanno date, giuridicamente e socialmente, senza discriminazioni. L’amore omosessuale deve essere riconosciuto, dando a questo un quadro di regole su base di uguaglianza che gli permetta d’esprimersi liberamente, molto meno pietrificato di quello a cui qualcuno a San Marino sta ancora pensando.

Questa proposta di legge va dunque esattamente nel senso auspicato, non è una Legge rivoluzionaria, non mira al matrimonio egualitario, ma si pone l’obiettivo di regolamentare in modo agile mediante un vero e proprio contratto, l’Unione Civile.

In Repubblica si stimano in base a statistiche potenziali, circa 2.500 persone, facenti parte della popolazione sammarinese omosessuale e, verosimilmente ci sono coppie omosessuali, assieme a tante altre coppie etero, che conducono già una vita familiare, gestiscono attività domestiche, accudiscono figli ma avrebbero bisogno di vedersi riconosciuta rispetto alle coppie sposate, una parità di carattere fiscale, patrimoniale, di assistenza sanitaria, previdenziale, successoria, ecc.

L’Atto registrato dei contraenti l’Unione Civile, tramite dichiarazione congiunta resa di fronte all’Ufficiale dello Stato Civile, e altri articoli presenti nella proposta, sono chiari elementi di garanzia verso il singolo, oltre che per la coppia stessa. L’intenzione, come ho già detto, non è quella di voler introdurre prassi o condizioni alternative al matrimonio o al diritto di famiglia, o che vadano ad interferirvi, ma di proteggere giuridicamente le unioni non matrimoniali, dando le giuste garanzie a ciascuno dei suoi componenti, figli compresi. 

Questo lo dico perché altrimenti quando si affrontano queste tematiche tra i diritti delle persone o della coppia, si rischia sempre di arenarsi nell’assunto/assurdo per cui gli omosessuali non devono essere discriminati come singoli, però non possono reclamare alcun riconoscimento pubblico come coppia. L’affermazione della pari dignità tra omosessuali e eterosessuali deve invece essere netta, e questo progetto mi pare perfettamente in linea secondo questo ragionamento.

Ci sono sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che fanno giurisprudenza e ci sono le Raccomandazioni dell’ECRI, ma soprattutto c’è un Paese che, fatto salvo alcune sacche di resistenza comprensibili legate al mondo cattolico, è pronto per questo passo fondamentale di civiltà. Teniamo conto che ci sono numerosi sammarinesi che vivono in altri Paesi del mondo dove esistono le unioni civili o il matrimonio egualitario, e che oggi potrebbero vedere riconosciuta una parità di diritti e di cittadinanza che finora gli è stata preclusa.

Cerchiamo di dare tutti un contributo se la si reputa migliorabile, ma spero senza quei compromessi al ribasso, mediazioni oltre il limite dell’accettabile che ci farebbero ritornare ancora una volta a contesti e dinamiche non di un Paese civile, moderno, europeista e democratico.

Mi auguro dunque che questa Proposta di Legge di Iniziativa popolare possa terminare, entro pochi mesi previo il confronto con tutti, l’iter consigliare per la sua approvazione.

Infine vorrei fare una breve considerazione rispetto agli Ordini del Giorno presentati, in particolare della Coalizione Democrazia in Movimento e dai Gruppi Consiliari PSD e PS per la revisione della normativa al fine della parità di trattamento delle persone LGBT, presentato dal Consigliere Forcellini.

Non tanto per fare delle valutazioni rispetto al disposto in esso contenuto, che può essere condivisibile o meno, come del resto tutte le opinioni e le proposte che vengono presentate in quest’Aula. Men che meno, lungi da me mettere in discussione la legittimità dell’intero testo e considerazioni in esso contenuto, ci mancherebbe. E’ tutto legittimo.

Ho trovato però spiacevole il modo con cui nel Preambolo sia stata tirata in ballo il Consigliere Amici, che ha partecipato assieme al sottoscritto, al Consigliere Mularoni e allo stesso Forcellini alla scorsa Assemblea Generale dell’Unione Interparlamentare.

Credo che nel rispetto dello spirito e della collaborazione, con cui si va in trasferta a rappresentare questo Parlamento e non la forza politica di appartenenza, quantomeno sarebbe stato buona cosa informare, e ragionare assieme agli altri membri della Delegazione, circa l’opportunità di avanzare questo Ordine del Giorno, soprattutto, con i presupposti di carattere personale che ho ricordato.

A mia memoria, durante tutti gli anni nei quali ho fatto parte del Consiglio Grande e Generale, questo non è mai successo e rischia di rappresentare un precedente piuttosto antipatico che, e faccio questa osservazione rivolgendomi con assoluta serenità a tutti noi Consiglieri di questa Aula, mi auguro non accada più in futuro per nessun altro Organismo Parlamentare internazionale di cui facciamo parte.

Mirko Tomassoni