Grazie Eccellenza.

“Chi non ha gli attributi per pretendere passi indietro e una giustizia celere di fronte a queste cose è a sua volta parte del degrado culturale e civile che affossa il paese giorno dopo giorno, tra favori, silenzi, omertà, complicità e spettacoli pirotecnici di distrazione di massa.
Chi paga è il popolo inerme di fronte allo spettacolo vergognoso dei rappresentanti delle sue istituzioni.
Si dimettano i rinviati a giudizio, facciano mea culpa gli alleati che pur sapendo non sono stati in grado di intervenire per evitare l’ennesima figuraccia alle istituzioni”

Questo è uno stralcio di un comunicato stampa del movimento civico RETE datato 13 maggio 2015.

Siamo nel pieno conto Mazzini, periodo storico ben diverso da quello attuale, periodo che ha contrassegnato la vita dei partiti tradizionali e che ha tracciato una linea netta di demarcazione tra il vecchio e il nuovo.

Il nuovo per comodità ipoteticamente rappresentato anche dal movimento RETE, il vecchio per comodità rappresentato da tutto quel malaffare prestato alla politica, che attraverso i suoi canali torbidi, penetrava nelle stanze dei bottoni di allora e ne gestiva la sua attività.

Tra chi prendeva le distanze da certe dinamiche e le condannava senza riserva, la maggioranza dell’Aula di allora, e probabilmente anche di quella attuale, esultava per rinvii a giudizio e successivamente alle sue condanne.

Ma attenzione.

Perché esprimere giudizi di valore o di merito sulla Magistratura, o più precisamente su un Giudice, è pur sempre un esercizio sbagliato e pericoloso.

Anche perché bisognerebbe mantenere un atteggiamento distaccato e asettico sia nel bene che nel male poiché anche un giudizio positivo rappresenta un pur sempre un esercizio fazioso e settario.

Un Giudice non può e non deve essere considerato bravo perché incrimina un oppositore politico, così come non può essere considerato scadente perché non lo fa.

Un Magistrato giudica applicando la Legge. Punto e basta.

Il massimo che può e deve fare la politica è garantire la piena autonomia del Tribunale e metterlo nelle condizione di operare nel miglior clima possibile. È tutto molto chiaro, ma è anche tutto molto semplice.

Perché chi allora faceva parte del pool di Magistrati e veniva osannato dal nuovo, ricordo ipoteticamente rappresentato anche dal movimento RETE, per onestà intellettuale, ma anche per onore di cronaca, trovo indecente e patetico che ora viene tacciato per magistrato politicizzato e manipolato dai poteri occulti della maggioranza, solo perché ha avuto l’ardire di rinviare a giudizio il capo bastone dell’opposizione.

Vedete cari Colleghi, questa moralità a doppio binario non solo scade nel ridicolo, ma rischia di prendere una deriva pericolosa per la democrazia e per l’autonomia del tribunale stesso.

Ma lo stesso può valere anche per chi, il 13 maggio 2015, inveiva contro i rinviati a giudizio, già colpevoli a loro dire e quindi doverosi di dimissioni immediate dall’Aula.

Sarò molto chiaro. Personalmente ritengo che un rinviato a giudizio fino al secondo grado di giudizio sia da considerare innocente. Pertanto sarò particolarmente garantista anche con chi oggi in quest’Aula non ha nemmeno la decenza di dimettersi da una commissione che prevede la compresenza con il magistrato che lo ha rinviato a giudizio.

Ma lo sappiamo bene. Se si è all’interno del cerchio magico, si è puri di cuore, animo e spirito. Se si è all’esterno, si è oppositori da annientare ad ogni costo, oppure da umiliare.

Possiamo ricordare a proposito la sceneggiata delle arance ai cappuccini. Goliardata che me la potrei certamente aspettare da una curva calcistica. Non da rappresentanti delle istituzioni, che dovrebbero dare il buon esempio.

Oppure irrompere nei consigli di amministrazione di una banca, minacciando di aspettarne il presidente di sotto la banca stessa, in quanto le vie legali sono così superate.

Cito testualmente un passaggio emblematico di questa vicenda. “Forse gli idioti non capiscono che dopo la mancanza di dialogo con noi c’è solo il confronto con il manganello”.

Vedete, molti di noi all’interno di quest’aula siamo padri o madri. Ma anche chi non lo è, sa benissimo che un figlio assorbe incredibilmente tutto quello che i genitori gli trasmettono. Un genitore pauroso trasmetterà paura, un genitore sereno trasmetterà serenità.

Allo stesso modo la politica funziona su questa lunghezza d’onda.

Una politica che cerca in ogni modo di uscire dalle discrasie del passato per ricreare un clima di fiducia, trasmetterà alla cittadinanza  speranza e visione di insieme.

Una politica livorosa che punta tutto sullo scontro sociale e sulle accuse personali, gettando discredito e fomentando lo scontento, trasmetterà alla cittadinanza instabilità, disagio, odio.

Lo stesso odio che oggi vi porta a chiedere la sfiducia al segretario Renzi per questioni meramente strumentali, e che domani vi farà inneggiare a quei manganelli del vostro capo bastone.

Vedete. In cuor vostro lo sapete benissimo anche voi che la condotta assunta dal Segretario Renzi, che ha il peccato originale, secondo il vostro compendio chiaramente, di aver valutato la disponibilità di un altissimo magistrato del nostro ordinamento a ricoprire il ruolo di dirigente, non ha rilevanze così gravi da creargli un impeachment.

Considerata l’indisponibilità dei Magistrati già presenti nel nostro Foro e considerato il ruolo istituzionale che il Segretario ricopre, sappiamo benissimo che questo è solamente un bieco tentativo di osteggiare l’avversario politico, non sui contenuti, non sulle politiche che propone, ma solamente sul discredito e sul vile attacco personale.

Ieri al Segretario Celli, oggi al Segretario Renzi, domani chissà.

Un nuovo nemico da abbattere, un nuovo nemico da annientare, un nuovo nemico da epurare.

Il vostro è un chiarissimo tentativo di sovvertire quello che voi credete un potere insediato illegittimamente, con il vostro potere.

Il nuovo per comodità ipoteticamente rappresentato anche dal movimento RETE, che abbraccia il vecchio per comodità rappresentato da tutto quel malaffare prestato alla politica, che attraverso i suoi canali torbidi, penetrava nelle stanze dei bottoni di allora e ne gestiva la sua attività.

Una gara solo con voi stessi a chi è più puro.

Pietro Nenni, cosi faccio contento anche i compagni socialisti alla mia destra, diceva. A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura.

Che vinca il peggiore.

 

Michele Muratori