Grazie Eccellenza.

Quello che ho avuto modo di apprendere in questa aula, è che una sentenza di primo grado sia di fatto già una sentenza definitiva.

Da sempre sostenitore di un garantismo puro, sostituito indegnamente da un pericoloso giustizialismo, sarò il primo che all’arrivo di una sentenza definitiva si assumerà le proprie responsabilità, e renderà all’opposizione tutta e alla cittadinanza le proprie scuse.

Ma fino quel momento credo sia giusto mantenere una posizione deliberatamente mezzana, tra chi vuole trasformare quest’aula in aula di tribunale e tra chi ponendo la massima fiducia nella magistratura, ne confida in una conclusione della vicenda il prima possibile, e soprattutto nella massima chiarezza per chi nella cittadinanza vuole certezza dalla giustizia.

Come ho avuto modo di apprezzare in questo piacevolissimo dibattito chi predilige la forma, e chi la sostanza, anteponendo a proprio piacimento e quando lo ritiene più opportuno sceglierne la versione preferita in base alla convenienza della situazione.

Ammettendo altresì che da sempre sostenitore della sostanza, anziché della forma, ho trovato un fronte compatto su chi ne preferisce quest’ultima, avendone anche avuto l’occasione di santificare chi Banca Asset la gestiva, chi Banca Asset la governava.

E a nulla valgono la relazione del commissario Venturini che palesava una gestione non del tutto limpida di quella banca, tale da motivarne abbondantemente una liquidazione coatta amministrativa.

E a nulla valgono le sollecitazioni di quella Banca Centrale che ne sollecitava un’immediata sostituzione dei vertici perché ritenuti ostacolo della vigilanza.

Anche perché essere dei felici sostenitori delle sentenza di primo grado, di sentenze di primo grado ricordo che ce ne sono anche altre che non ho sentito sostenere dall’opposizione in questa aula ne oggi, ne ieri sera.

E una di queste riporta una condanna (ovviamente lo ribadisco in primo grado, quindi per me ancora da considerare innocenti per carità) di 10 anni e una di 8 anni per i vertici di quella banca.

Ora mi chiedo, è ovvio che voi ora sostenete il discredito creato sul sistema bancario per quello che voi opinate come un atto illegittimo. Ma dov’eravate a gridare allo scandalo quando gli stessi membri (ribadisco condannati in primo grado, quindi per me ancora da considerare innocenti) si beccavano queste condanne a Forli?

Adesso capisco che per chi si è finanziato parte della propria campagna elettorale con il giornale foraggiato dalla banca stessa, sia complicato esporsi in prima linea.

Come capisco che per chi gli è stata creata quella banca, divenendone il risultato di una spartizione del potere (sentenza del conto mazzini, quindi condannati in primo grado e quindi per me ancora da considerare innocenti), sia irrinunciabile la difesa a spada tratta.

Capisco di meno l’ostinata tutela di chi, come in tanti in questa aula, ha preteso una politica di rigore nella gestione bancaria.

Quello del sistema bancario sammarinese è un tema talmente complesso che non può essere liquidato in un comma dove qualcuno all’interno di quest’aula si erige a giustiziere nemmeno tanto mascherato.

Quello del sistema bancario sammarinese è un sistema che ha anestetizzato la cittadinanza per troppi anni, nutrendola di finto benessere e di un’effimera ricchezza.

Ricchezza che ha permesso una sanità di qualità, che ha sostenuto gli studi di intere generazioni, che ha creato quel boom economico sotto gli occhi di tutti.

Quello che non riusciamo a capire, è che in un contesto dove esisteva un tariffario per l’apertura di una banca o una finanziaria, creandone in una realtà come la nostra nel suo massimo splendore 12 banche e una sessantina di finanziarie, nulla può essere dato per scontato.

Come non può essere data per scontata la provenienza di quei 30 denari e quello che c’era dietro a quei 30 denari.

E non può bastare diventare patriottici agli ennesimi scandali che emergono sulle cronache italiane. O si pretende un cambiamento netto, o si avvalla la malagestio bancaria delle ultime gestioni.

Ma quello che non è emerso in questo dibattito è che chi aveva riposto i propri risparmi in quella banca, di fatto non ha perso un centesimo. E anche per chi ha investito in obbligazioni subordinate in quella banca si è ritrovato con un progetto di legge in prima lettura che ha l’intenzione di salvaguardare gli investimenti.

E allora, cari colleghi, mi chiedo:

Qui non si tratta solamente di prediligere la forma alla sostanza e viceversa, e di aprirne un interessante dibattito.

Qui si tratta di scegliere quale sistema finanziario si vuole difendere.

E mi dispiace, con chi preferisce il benessere costi quel che costi ad un benessere relativamente diverso, ma diciamolo basato sulla legalità, non ci sono tantissime unità di intenti.

Ma capisco che un dibattito del genere non si può esaurire in un comma dove si pretende qualche testa qua e là.

E dove qualcuno festeggia per la sentenza di un magistrato che sta facendo il proprio dovere e che gli va garantito il massimo appoggio della politica per poterlo far lavorare serenamente.

Oggi è il vostro giorno di festa e non voglio di certo rovinarvelo. Ma il paese ha bisogno di ben altro che una tifoseria da curva nord in quest’aula

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