Per essere seri, non basta dire di essere seri, magari non basta neppure sembrare di essere seri. Per essere seri bisogna esserlo.

Perché per quanto si possa apprezzare l’ennesima farlocca richiesta di dialogo tra maggioranza e opposizione, ormai pare evidente a chiunque che si tratta di una rinnovata presa in giro di chi disperatamente cerca un nuovo appiglio per rallentare, per ingannare, per illudere.

Di chiaro spaccato bipolare, ci ritroviamo con una parte dell’opposizione che proprio nel giorno della sentenza del collegio garante sulla questione del sindacato della reggenza, che altro non è stato che un bieco e palese avvertimento a tutta la maggioranza, si ritrova ad invocare nuovamente quel dialogo, tanto decantato, ma nei fatti in maniera nevrotica mai concretizzato.

Il sindacato della reggenza va sicuramente aggiunto assieme agli altri maldestri tentativi di attaccare chi è al governo. Legittimamente.

Un monito a tutti i membri di maggioranza.

Come non ricordare il colpo di stato sulla questione giustizia?

Dove la maggioranza faceva quadrato intorno alla magistratura, garantendo la massima autonomia del tribunale, mentre l’opposizione gridando al colpo di stato interveniva ingerendo e capeggiando una fazione.

O come non ricordare di come qualcuno ha trasformato l’aula consigliare in un aula di tribunale sulla questione asset o come adesso sulla questione titoli.

Si sono rivelati atti ancora coperti da segreto istruttorio e quindi di gravità estrema prestarli agli ingranaggi della macchina del fango..

A proposito di chi vuole garantire l’autonomia del tribunale senza la becera  strumentalizzazione politica.

Qualcuno ha dato dei mafiosi, collusi, corrotti a tutti quelli che la pensano diversamente.

Qualcuno si è arrogato il diritto di sottoporre alla cittadinanza liste di proscrizione.

Qualcuno non ha ancora capito qual è il limite per la libertà di parola e ora pretende che con i soldi di tutti i contribuenti vi si paghino le spese processuali.

Roba che se si rinunciasse all’immunità parlamentare, qualcuno sarebbe costretto a girare per intero lo stipendio da funzionario di partito per pagare gli avvocati.

Per qualcuno l’unica battaglia vinta nelle ultime legislature è stato il referendum sulla preferenza unica, e ora contesta chi con quella legge è stato legittimamente eletto a consigliere con una trentina di voti, asserendo che con quei voti non può essere rappresentativo.

Dimenticandosi, o forse facendo finta di dimenticarsi, che in caso di vittoria della coalizione piazzatasi terza sarebbe entrato qualcuno con molte meno preferenze, al netto di premio di maggioranza e ripescaggi si intende. Ma forse come nei peggiori regimi conosciuti, il con noi o contro di noi, per qualcuno è ancora valido, con rinnovato interesse per l’ancien regime.

Oppure chi si contestava prima, ora viene riconosciuto come un ottimo interlocutore. Scendere in piazza abbracciati al vecchio carnefice o lo si vede in chi è affetto dalla sindrome di stoccolma, o lo si vede sul pianello in questa legislatura.

Siete una contraddizione in termini. Ma forse qualcuno di scarsa memoria riesce ad essere ancora abbindolato dal vostro seduttivo urlare al microfono.

Avete impostato questa legislatura, andando a ricercare lo scandalo in maniera isterica e scomposta, venendo smentiti categoricamente ogni volta dagli organi preposti, non portando praticamente mai un contributo fattivo nel migliorare una legge in aula, ma con il solo tentativo di dare l’ennesima spallata al governo.

Le rare volte che qualcuno ha abbozzato delle critiche costruttive per migliorare la legge, di fatto ha contribuito a migliorare quella legge.

Ma capisco che la volontà di ritornare al governo nel più breve tempo possibile, per qualcuno significa rimestare nel torbido quello che in questa legislatura sta emergendo a galla, per qualcuno significa ottimizzare un consenso che garantisce non la governabilità, perché quella non interessa in fin dei conti, ma più consiglieri e più contributi. Per qualcuno significa non scomparire.

Siete la copia di una copia di una copia.

Una pagina fotocopiata talmente tante volte da perderne nel tempo il suo contenuto.

 

Michele Muratori