INTERVENTO DI MARINA

Grazie Eccellenza.

Come già i due relatori hanno spiegato, questo progetto di legge nasce da lontano, dal 2014, con il precedente governo, quando tutta la scuola sammarinese ha sentito l’urgenza e la necessità di creare un progetto educativo organico e progressivo, con un’iniziativa educativa unica, concentrata all’educazione della persona.

Gli insegnanti e i dirigenti di ogni ordine scolastico e grado si sono attivati in gruppi di confronto/elaborazione per arrivare a un testo condiviso, intitolato “INDICAZIONI CURRICOLARI per la scuola sammarinese” l’allegato A del Progetto di legge, un testo che affronta l’idea di scuola in modo approfondito e completo, partendo dallo scenario culturale e pedagogico attuale, per continuare con i profili al termine di ogni step scolastico, il lavoro sui curricoli condivisi e progressivi, la qualità dell’ambiente di apprendimento, la qualità dell’insegnamento, della didattica e della comunità professionale, infine la valutazione, i suoi diversi aspetti, valori e funzioni.

Questo ottimo lavoro, che parte dalla base, dagli insegnanti, con la guida e supervisione di esperti docenti universitari che conoscono bene la realtà sammarinese, è continuato con la ricerca su 10 specifici curricoli disciplinari, ad iniziare da due temi trasversali: le competenze di cittadinanza e le competenze digitali, che entreranno ufficialmente nella scuola in via sperimentale, attraverso questa legge, dal prossimo anno scolastico, mentre il lavoro di elaborazione e ricerca sui curricoli continua per tutte le altre discipline.

A questo punto vorrei portare l’attenzione dei colleghi su due temi di grande emergenza:

· il primo è la necessità di un curricolo progressivo condiviso sul tema della materia alternativa all’ora di religione cattolica “Etica, cultura e società” che affronteremo col prossimo progetto di legge, ma che dovrà essere operativo già dal prossimo anno scolastico, quindi è molto urgente.

· Il secondo tema emergente è quello della diminuzione progressiva delle nascite in territorio e della graduale diminuzione anagrafica, con il rischio di chiusure di plessi o di classi, come paventato giorni fa per la classe prima della scuola elementare di Murata.

Per quanto riguarda il primo tema chiedo al Segretario se sia già al lavoro un gruppo specifico per l’elaborazione del curricolo della materia alternativa.

Per il secondo tema, invece, credo che da ogni problema si possa trarre qualcosa di buono, in questo caso penso che chiudere plessi o classi sia assolutamente da evitare, mentre può essere molto utile per migliorare la qualità della scuola, considerare proposte organizzative diverse e nuove, possibili con un numero inferiore di alunni rispetto ai 13/24 delle attuali classi della scuola elementare, quali organizzazioni a classi aperte con gruppi diversi dalle classi che si diversificano solamente in base all’età anagrafica.

Sabato 25 maggio, ad esempio, ho letto sul Corriere di Romagna che oltre 5mila studenti delle scuole elementari del Riminese dal prossimo anno scolastico sperimenteranno il “modello finlandese” che, spiega l’assessore alla pubblica istruzione Morolli, prevede spazi, tempi e organizzazione diversi da quelli classici.

Sono convinta che il problema della diminuzione demografica degli studenti, soprattutto nella scuola di base, si possa risolvere aumentando la qualità dell’insegnamento e il benessere degli studenti senza dover chiudere nessun plesso e nessuna classe.

Oggi la pedagogia parla sempre più di insegnamento individualizzato, di didattiche diversificate e adeguate ai diversi modi di apprendere che ogni bambino ha: tutto questo rimane pura teoria e fantasia se il numero degli alunni nelle classi supera i 16/18 bambini, specialmente nella scuola di base, in cui ancora gli studenti non hanno raggiunto l’autonomia organizzativa e non hanno ancora elaborato un proprio metodo di studio.

I ragazzi devono pensare e fare, sentirsi coinvolti, lavorare con le mani, costruire, creare, poi riflettere, analizzare, elaborare e fare propri gli insegnamenti che hanno sperimentato.

Si parla sempre di orti didattici, di didattica laboratoriale, di scuole aperte al territorio, tutto ciò non si può lasciare unicamente in mano agli insegnanti volenterosi, richiede strutture adeguate e strumenti innovativi che San Marino sicuramente ha, ma richiede soprattutto attenzione all’individuo, che è molto più difficile in classi sovrappopolate e invece è favorita con numeri più limitati.

Se ci sono norme o regolamenti da modificare, facciamolo, ma non andiamo ad appesantire situazioni che possono diventare disagi per la popolazione.