Grazie Eccellenza.

 

Il 28 luglio 2017, un anno e mezzo fa, durante la festa della Libertà organizzata da Sinistra Socialista Democratica al Parco Ausa, dedicammo il dibattito principale al tema del riconoscimento delle nuove forme dei rapporti di coppia.

Questo approfondimento intendeva aprire un tema caro a tanti cittadini sulle problematiche che riguardano i Diritti Civili.

Il dibattito prese spunto dall’insegnamento che Stefano Rodotà ci ha voluto lasciare con il suo libro “Diritto d’amore” pubblicato nel 2015.

Rodotà parte dal conflitto permanente fra diritto e amore, perché l’amore con la sua forte componente di irrazionalità, è un rischio per il diritto. Infatti, per secoli, il diritto ha ignorato e anestetizzato i sentimenti e l’amore e in diverse parti del mondo, purtroppo, lo fa ancora.

L’amore per secoli è stato subordinarlo ad altre esigenze, come la stabilità sociale, la procreazione, la prosecuzione della specie. Sulle logiche affettive hanno prevalso quelle patrimoniali.

È su queste basi che si è affermato il modello gerarchico maschilista che riduce il corpo delle donne a proprietà del marito, che per secoli ha esaltato la verginità come pretesa che la donna non possa portare nel matrimonio alcun ricordo di relazioni sessuali precedenti, come continuazione logica di quel diritto di possesso di una donna, e del monopolio di questo possesso esteso anche al suo passato.

Oggi poi ci chiediamo come siano possibili tanti femminicidi da parte di ex mariti o ex compagni, e da dove venga l’idea folle che l’amore possa coincidere con il possesso…

Solo nel 1968, dopo le lotte per l’emancipazione femminile, la Corte costituzionale italiana cancellò il reato penale di adulterio per le donne e il concetto di delitto d’onore per il maschio.

E in questa sudditanza del diritto d’amore alle esigenze di stabilità sociale, di procreazione, di prosecuzione della specie, l’amore omosessuale era ancor più pericoloso e inaccettabile.

Oggi, dunque, la lotta per i diritti civili dalle donne è passata alle persone LGBT, ma sottolineo che i rigurgiti molto evidenti in questo periodo del modello gerarchico maschilista, ci devono mettere in guardia, perché un diritto non va mai dato per scontato, deve sempre essere difeso, rinforzato e protetto con le leggi, la cultura, l’educazione e il collegamento agli organismi internazionali che difendono i Diritti Umani.

Dopo il dibattito del 28 luglio 2017, il 18 dicembre 2017 è stato depositato il progetto di legge di iniziativa popolare definito “Regolamentazione delle Unioni Civili”, il 7 marzo 2018 è stato portato in prima lettura ed è stato discusso e approvato in commissione 1 il 27 settembre 2018.

Il presupposto fondamentale è il pieno rispetto della persona umana, richiamandoci a quei Diritti Umani e Civili sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dall’Assemblea dell’ONU il 10 dicembre del 1948, ripresi nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo del 1950 e riaggiornati, fino all’ultimo protocollo, entrato in vigore il 1° giugno 2010.

Non possiamo dire che questo tema non abbia la priorità, che i Diritti Umani non abbiano la priorità, perché per le persone che vivono quotidianamente in una condizione di negazione di un loro diritto è una priorità assoluta!

Non possiamo dire a queste persone che prima vengono la ripresa economica o la firma digitale, sono persone che reclamano i loro diritti, persone che hanno dignità e assoluta priorità.

È necessario e urgente, quindi, riconoscere pari dignità a tutte le relazioni affettive, per poi essere in grado di costruire una evoluzione culturale inclusiva dei Diritti umani e civili per tutti.

Penso che la popolazione sia pronta per una evoluzione di questo tipo, anzi sicuramente in questo caso la cittadinanza è più avanti della politica! Lo dimostra il fatto che questa è una legge di iniziativa popolare.

Ricordo alcuni anni fa, nel 2015, quando si presentò l’occasione di affrontare questo tema nell’ambito del tema della residenza in territorio: ebbene quella volta non ci furono le condizioni politiche per dare pari dignità a tutte le relazioni affettive, tanto che si parlò di “convivenze per mutuo aiuto e assistenza” evitando asetticamente ogni accenno a unioni affettive diverse, escludendo dunque il riconoscimento di una reale dignità civile e sociale a tutti.

La legge che oggi andiamo a discutere in seconda lettura prevede unioni civili che potremmo definire a “bassa istituzionalizzazione”, un progetto di legge equilibrato, aperto a tutte le coppie, un passo di civiltà fondamentale e storico.

Viene introdotto proprio nella dimensione sociale il momento costitutivo del riconoscimento dell’unione, senza barriere di genere.

La costruzione di questa cornice sociale a garanzia e tutela delle persone è proprio parte dell’unione, una cornice sociale che, come diceva Silvia Vegetti Finzi, “conferma e stabilizza l’amore”, parte integrante dell’unione stessa.

Il serrato confronto in maggioranza, svolto nella scorsa primavera e durante l’estate, ha visto diversi incontri con il comitato promotore e da questo confronto è scaturito un testo condiviso.

In commissione il confronto è stato costruttivo, alla presenza della rappresentante della Commissione per le Pari Opportunità, avv. Lara Conti, e siamo arrivati alla conclusione dei lavori in tempi brevi.

Ringrazio vivamente il Comitato promotore per aver presentato una Legge che migliorerà il tasso di felicità della comunità sammarinese, perché i Diritti riconosciuti nulla tolgono agli altri e rendono la vita migliore a tutti.

Grazie Eccellenza!