INTERVENTO SUL PROGETTO DI LEGGE “MODIFICHE E INTEGRAZIONI ALLE NORME IN MATERIA DI SOSTEGNO ALLO SVILUPPO ECONOMICO”
Certamente questo progetto di legge è un tassello molto importante dell’azione che il governo sta mettendo in campo, per ridare linfa vitale alla condizione economica generale del Paese che, come sappiamo, al momento non gode assolutamente di buona salute.
Ed è molto importante sottolineare come, partendo da un testo iniziale, si sia arrivati ad un importante risultato, dato da un continuo confronto con Sindacati e Associazioni Datoriali, oltre che con le forze di opposizione nella commissione III.
Senza entrare nel merito specifico dell’articolato (cosa che faremo in seguito), al momento vorrei sottolineare quelli che sono gli obiettivi principali che questa legge si propone di raggiungere, ossia dare maggiore competitività alle imprese e, nel contempo, liberare il mercato del lavoro da un modus operandi che al momento si dimostra, alla prova dei fatti, assolutamente inefficace.
Occorre semplificare l’impianto normativo messo a disposizione degli imprenditori. Creare un modello economico con maggiore flessibilità. E’ un inizio, questo, che deve essere il giusto viatico per una riforma più complessiva del mercato del lavoro.
Ieri un Consigliere dell’opposizione, nel proprio intervento, ha lamentato il fatto che in questo progetto di sviluppo non vi è una impronta di sinistra, anzi, vi è tutt’altro. E diciamo che, rifacendosi a una vecchio adagio di Nanni Moretti, ci ha invitato a dire qualcosa di Sinistra. E certamente, essendo io, un esponente di SSD, oltreché di provenienza dalle fila del Sindacato, mi sono sentito leggermente chiamato in causa.
Io dico, va tutto bene. Possiamo parlare della Sinistra, delle ideologie, possiamo fare filosofia quanto vogliamo. Ma la responsabilità, in questo preciso momento, in particolare per noi che siamo maggioranza e che siamo al governo del Paese, è dare risposte concrete. Fermo restando che la sinistra ha il dovere morale, comunque, di difendere e lottare per le fasce più deboli della società, e in questo caso parliamo dei lavoratori. In che modo possiamo tutelare gli interessi e i diritti degli stessi?
Io dico, creando sviluppo; creando posti di lavoro. Perché maggiore è l’offerta di lavoro e maggiore è la possibilità dei lavoratori di difendere e tutelare i propri diritti e, quindi, di migliorare le proprie condizioni sui luoghi di lavoro. Perché in un mercato del lavoro vivo, il lavoratore non è più ricattabile, come magari potrebbe esserlo adesso. Gli stessi sindacati avrebbero maggior potere contrattuale.
Infatti, credo si possa dire, senza alcun timore di smentita, che negli ultimi anni le condizioni dei lavoratori non sono affatto migliorate, anzi, in diversi casi sono sensibilmente peggiorate. Lo stesso sindacato si è trovato nelle condizioni di dover, seppure a malincuore, mettere in campo delle azioni (se vogliamo) persino impopolari. Ma lo ha fatto con lo scopo di difendere il più possibile i posti di lavoro. Basti vedere gli ultimi contratti nazionali chiusi, oppure vedere come in alcune aziende siano stati applicati dei contratti di solidarietà, che andavano appunto nella direzione della difesa dei posti di lavoro. Aziende nelle quali gli stessi lavoratori si sono, in pratica, autotassati pur di non far perdere il posto ai propri colleghi.
Io, lo posso dire a testa alta, io sono stato, e possibilmente lo sarò anche in futuro, dalla parte del Sindacato. Perché anche in questi ultimi anni, molto difficili ho sempre riconosciuto e sempre condiviso, le giuste finalità di ogni loro decisione e azione.
Oggi vedo con piacere che andate tutti d’amore e d’accordo, del resto trovato il nemico comune, trovata la pace. Ma mi ricordo benissimo, fino a qualche tempo fa, la vostra opinione sui sindacati. Le vostre diatribe. I vostri commenti su determinate leggi dell’ex Segretario di Stato Iro Belluzzi. Io in quegli anni ero nelle fabbriche a parlare ai lavoratori, a metterci la faccia, a convincerli che le azioni del Sindacato andavano nella giusta direzione, che seppure a noi lavoratori veniva chiesto di rinunciare a qualcosa era per un giusto fine, ossia tutelare il più possibile i posti di lavoro.
Poi per carità, tutto legittimo, ci mancherebbe altro. Del resto lo sappiamo bene, la politica è un qualcosa di fluido, di liquido, che va ad occupare gli interstizi più nascosti, appena se ne presenta l’occasione. Il tutto in una sorta di gioco di stampo machiavellico.
Ma chiusa questa parentesi, vorrei tornare alla legge in questione. Una legge che contiene inevitabilmente dei tecnicismi, ma che è da considerarsi anche fortemente politica. Una legge che si propone di cambiare rapporti e relazioni tra le forze all’interno del mondo del lavoro. E che si propone di proiettare con decisione il sistema San Marino anche fuori dai confini, in ambito internazionale. Lo sportello unico per le imprese e l’Agenzia per lo sviluppo, che presto faranno seguito a questa legge, benché qualche collega dell’opposizione nel proprio intervento abbia provato a sminuirne il significato, sono due importanti iniziative che andranno proprio nella direzione suddetta.
Anche un piccolo Stato (proprio come San Marino) può svolgere un importante ruolo economico a livello internazionale. I piccoli stati hanno tutte le possibilità di poter competere con gli stati leader. Anche se hanno caratteristiche che apparentemente possono sembrare negative quali ad esempio, una estensione territoriale molto limitata, o la popolazione molto ridotta, oppure la mancanza di uno sbocco sul mare.
Però un piccolo stato, per potersi imporre in un contesto internazionale in continua evoluzione, ha la necessità di lavorare su determinati fattori e caratteristiche. Ossia essere eccellente e più attrattivo per le imprese rispetto ad altre aree che possono essere concorrenti. Deve saper pensare e comportarsi con una mentalità che abbia una Visione globale, quindi cogliere opportunità da ovunque esse arrivino, perseguendo sempre e comunque percorsi di trasparenza e legalità. Deve Essere agile, ossia essere in grado di rispondere alle sfide economiche in maniera efficace e veloce.
Ma per far tutto questo è necessario superare certi blocchi mentali e certe gabbie costruite negli anni, magari anche in buona fede, a tutela del nostro territorio e della nostra società. Oggi questo tipo di approccio non è più attuabile e tanto meno funzionale, ci limita moltissimo lasciandoci fuori da ogni contesto internazionale di tipo economico.
Quindi, con maggiore determinazione e con un pizzico di coraggio in più, guardiamo avanti partendo proprio da questa legge che ha tutte le potenzialità per farci fare un importante salto di qualità.