Eccellenze e colleghi consiglieri,

come ho avuto di occasione di dire in sede di prima lettura di questo progetto di legge siamo di fronte ad un testo che ha un obiettivo urgente e fondamentale: promuovere e rilanciare le condizioni di sviluppo economico della Repubblica in questo momento non semplice.

Sono anni critici questi, che ci troviamo ad attraversare; critici perché siamo in un momento di passaggio dai vecchi capisaldi, che abbiamo superato “più o meno” volontariamente, a nuovi settori economici che da anni si cerca di sviluppare, nella direzione di costruire un nuovo progetto per il paese. Purtroppo questa riconversione è andata a scontrarsi contemporaneamente da una parte con la crisi economica internazionale, influenzata fortemente dalla globalizzazione e delocalizzazione e dall’altra con la crisi finanziaria mondiale degli anni 2007 – 2008, le cui onde sono arrivate anche a San Marino. Un Paese in cui ha fatto la sua parte in senso negativo anche la forte resistenza al processo culturale e materiale di cambiamento che ha rallentato non poco il processo di innovazione e riconversione della nostra economia. Questa, comunque, è già STORIA.

Il PRESENTE è una San Marino per la quale non vado a ripetere il trend dei principali indici economici e finanziari attraverso i quali si misura l’andamento dello sviluppo, se non quello dei disoccupati che, nel periodo 2008 – 2017 sono passati da circa 500 a circa 1250 (il trend per fortuna è in diminuzione).  Mi soffermo ora sul problema dei disoccupati perché personalmente, senza stare a fare una classifica, ritengo che debba essere nei primissimi posti nella lista delle priorità del Governo. I disoccupati hanno profili molto diversi dal punto di vista delle caratteristiche perché come sentiamo dire spesso vi sono persone uscite momentaneamente dal posto di lavoro e in attesa di rientrarvi, e persone che non ne sono ancora entrate. La legge cerca di dare una risposta a tutte le diverse situazioni che ci troviamo ad affrontare. Vi sono da una parte giovani che, più o meno con titoli di studi, si accingono ad entrare nel mondo del lavoro e che, non trovandolo, sono costretti a rimanere in famiglia a fare i figli a vita; questa tendenza in atto ha risvolti sul piano economico, previdenziale e soprattutto sociale molto preoccupanti e tendono a rallentare la ripresa economica, oltre agli aspetti che vanno ad investire la dignità personale. Dall’altra parte vi sono adulti che un nucleo familiare ce l’hanno e subiscono la frustrazione di non potere contribuire al suo mantenimento; dove ci sono figli, poi, la cosa inizia ad assumere degli aspetti drammatici.

Se c’è un aspetto quindi in cui l’intervento dello Stato sull’economia trova una dei suoi significati più alti è proprio quello del lavoro e questo progetto di legge dà molte risposte in questo senso.  

D’altra parte, occorre nel contempo agevolare quegli imprenditori che ogni giorno svolgono la loro attività “in silenzio”, con impegno, sfidando le difficoltà del sistema di cui parlavo prima. E’ anche a questi imprenditori, con ditte sane e progetti seri – che investono nel nostro territorio e che creano preziosi posti di lavoro – che è rivolto il progetto di legge.

La legge, come anticipato dal Segretario in sede presentando la versione definitiva dello stesso, anticipa con alcune misure incentivanti interventi di portata più strutturale che sono in fase di predisposizione e tra questi, menziono anche io quanto da lui già detto: costituzione agenzia per lo sviluppo economico e sportello unico per l’impresa (per dare informazioni efficaci agli imprenditori e rapporti chiari tra questi e la pubblica amministrazione); semplificazione di tutte le commissioni che intervengono in questo iter; incentivazione di start-up innovative; semplificazione del rilascio delle licenze.  Capisco le critiche fatte sulla disomogeneità del testo, ma sempre in sede di introduzione il Segretario ha detto che sono stati avviati i lavori per i TESTI UNICI. Tutte le misure vanno nella direzione di incentivare al massimo l’insediamento di imprese e di attività imprenditoriali, e agevolare l’assunzione di personale anche frontaliero, semplificando le procedure e rendendole più tempestive, cercando nel contempo di tutelare le persone iscritte alle liste di collocamento. Dunque più investimenti, più imprese, più lavoro.

Fra i molti aspetti inseriti nel progetto di legge vorrei soffermarmi sulla possibilità di mantenere l’iscrizione alla lista cosiddetta preferenziale anche nel caso di accettazione temporanea di un’altra occupazione; oggi questa possibilità non c’è e quindi chi ha un titolo di studio e una conseguente legittima aspirazione ad effettuare il lavoro desiderato, qualora non possa permettersi di aspettare che si creino le condizioni per accedere a quel tipo di lavoro e sia nella necessità di svolgere un altro tipo di lavoro, può farlo mantenendo la propria iscrizione nella lista preferenziale, in modo tale da non perdere la possibilità di accedere al lavoro “della vita”.

Vorrei invece approfondire alcuni aspetti del progetto, tra i quali la formazione e l’innovazione, e parlare quindi del FUTURO.

Come ho fatto presente in apertura del mio intervento siamo di fronte ad un passaggio importante per San Marino che è chiamata a un nuovo progetto paese. Dopo gli studi fatti negli anni 2000 dai maggiori consulenti in tal senso, e mi riferisco a McKinsey, Ambrosetti e altri, a livello internazionale il paese è oggi chiamato a rispondere a quelle che sono le prospettive di quello che in Italia è denominato PIANO INDUSTRIA 4.0[1] – che riguarda anche vasta parte del settore servizi e che tratta un nuovo e differente modo di produrre a tutti i livelli – che in molti paesi d’Europa sta facendo pian piano ripartire l’economia. Il Piano industria 4.0 necessita alcune caratteristiche fondamentali del sistema a cui non possiamo non dare risposta positiva e tempestiva; per una volta proviamo a non rincorrere ma ad anticipare. Per potere sfruttare questa nuova fase economica, che viene identificata come la quarta rivoluzione industriale, occorre lavorare sin da ora per creare in modo rapido un ambiente competitivo e anticipare questa tendenza in atto che andrà avanti indipendentemente da quello che faremo o non faremo: produzione di energie da fonti rinnovabili, ricerca e sviluppo, ricerca delle biotecnologie, cyber tecnologie nei processi produttivi, alta tecnologia, ricerca scientifica, tutte cose che sono compatibili con le dimensioni del nostro piccolo territorio e per le quali possiamo in tempi rapidi dare quelle risposte o creare quelle condizioni che in stati più grandi necessitano tempi più lunghi. Visto che il futuro è questo occorre muoversi velocemente nella direzione della preparazione dei lavoratori, orientandoli alle nuove caratteristiche delle imprese ovvero massima digitalizzazione e poi: formazione, formazione, formazione a tutti i livelli (anche per i lavoratori che stanno transitando da un lavoro all’altro per essere pronti a rientrare e si devono riqualificare ed essere pronti a questi nuovi filoni di sviluppo).

Ben vengano i sostegni per le start-up nei settori che rappresentano il futuro.  Ben vengano quindi i contributi che andranno in un apposito fondo per la formazione perché aggiornare e formare i lavoratori è l’unica via per un futuro dignitoso perché per essere competitivi, oggi come ieri, non si può prescindere dalle PERSONE.

[1] Il Piano nazionale Industria 4.0 è l’occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale (dal 1750: prima rivoluzione industriale con macchina a vapore; 1870:seconda rivoluzione basata su elettricità, chimica e petrolio; 1950: terza rivoluzione industriale basata su sviluppo digitale, elettronica, tlc e informatica; quarta rivoluzione industriale con sistemi cyber-fisici nei processi industriali, tecnologia dell’informazione, comunicazione, ricerca, logistica).