Eccellenze, colleghi Consiglieri,

Sinistra Socialista Democratica si è molto impegnata per dare il suo supporto al Segretario Zafferani nella stesura della Legge Sviluppo, coinvolgendo in numerosi incontri i suoi Gruppi di Lavoro 5 (Finanza pubblica e privata) e 6 (Più lavoro, più sviluppo).

Anche l’intervento che sto presentando è stato formulato in gran parte dai gruppi; ringrazio tutti i compagni per il lavoro svolto con passione nelle lunghe serate primaverili ed estive, e in modo particolare ringrazio Antonio Kaulard che ha coordinato i due gruppi su questa particolare tematica.

Possiamo dire con soddisfazione che nell’attuale formulazione il Progetto fa suoi alcuni principi fondamentali per i quali, come forza di sinistra, sempre ci batteremo.

In questo mio intervento cito i principali, consapevole di tralasciarne alcuni altrettanto meritevoli di essere illustrati.

Centralità del lavoro Il diritto al lavoro è uno dei diritti fondamentali della nostra società e la Legge Sviluppo interviene proprio per incentivare e premiare la creazione di nuovo lavoro, per contribuire ad incidere positivamente sulla riduzione del numero di lavoratori iscritti nelle liste di avviamento al lavoro, con una particolare attenzione per le fasce cosiddette più deboli, nel prevedere risorse e modalità per attuare politiche attive per il lavoro.

Noi di sinistra socialista democratica crediamo nella centralità della persona e nel valore sociale del lavoro. Anzi, riteniamo che non vi possa essere centralità della persona senza centralità del lavoro. Il lavoro non è quindi solo un diritto del singolo, ma il centro della società che vogliamo, a misura d’uomo proprio perché fatta dall’uomo attraverso il lavoro. Il lavoro è la leva dello sviluppo della persona, la chiave di accesso alla cittadinanza, l’espressione più reticolare della democrazia.

Uguaglianza di trattamento dei lavoratori: tutti i lavoratori dopo 18 mesi di contratto, dovranno essere assunti a tempo indeterminato, senza distinzione tra lavoratori residenti e lavoratori non residenti in Repubblica, eliminando quella distorsione che da un lato rendeva i frontalieri “l’ammortizzatore” sul quale scaricare riduzioni del personale da parte di aziende in difficoltà – vera o presunta – e dall’altro vedeva i lavoratori sammarinesi meno appetibili proprio perché meno “flessibili”.

Noi di sinistra siamo convinti che creare categorie di lavoratori con diritti diversificati a seconda del luogo di residenza o di altri fattori estranei alle capacità e competenze espresse dal lavoratore non rappresenti per il sistema economico un guadagno di competitività, ma un impoverimento netto.

Cito a tal proposito uno stralcio del verbale dell’incontro dei Gruppi di Lavoro, svoltosi lo scorso 13 marzo 2017:

“Dopo ampia e partecipata discussione è stata condivisa la seguente posizione: nel medio-lungo periodo l’obiettivo per il mercato del lavoro sammarinese deve essere la stabilizzazione di tutti i lavoratori, indipendentemente dal fatto che provengano o meno dalle liste di avviamento al lavoro, in modo da impedire la vera, ingiusta discriminate che porta a qualificare come lavoratori di serie B quelli che ogni anno vivono con l’ansia (se non il ricatto) di non veder rinnovato il rapporto di lavoro in essere. Tutti i lavoratori a San Marino dovranno avere uguale trattamento. La vera sfida per i lavoratori sammarinesi è di acquisire le competenze e le capacità per essere più appetibili per le imprese rispetto ai colleghi di altri Paesi e per le imprese sammarinesi di non rincorrere vantaggi competitivi basati sulla precarizzazione del lavoro, ma promuovere l’innovazione e mobilitare le capacità dei propri dipendenti.”

Proprio rispetto alla necessità di contribuire a rendere più professionalizzata e più “capacitata” la forza lavoro sammarinese è istituito dalla Legge Sviluppo il Fondo per le Politiche Attive del Lavoro, finanziato dal contributo del 4,5% della retribuzione imponibile previdenziale sui lavoratori assunti direttamente fuori dalle liste di avviamento al lavoro e dall’istituzione di appositi capitoli nel bilancio dello Stato.

Le politiche attive per il lavoro svolgono un ruolo cruciale nel contrasto alla disoccupazione e nel supporto al tessuto produttivo. Esse devono essere indirizzate a realizzare iniziative, anche sperimentali, sostenute da programmi formativi specifici, per favorire il reinserimento lavorativo dei lavoratori fruitori di ammortizzatori sociali e dei lavoratori in stato di disoccupazione: percorsi di orientamento formativo; percorsi formativi professionalizzanti, di aggiornamento e specializzazione, di potenziamento di competenze chiave, di alta formazione; percorsi formativi per la ricerca attiva di lavoro e per l’autoimprenditorialità; tirocini di inserimento o reinserimento al lavoro; interventi di aiuto alle attività professionali autonome, alla creazione d’impresa e al rilevamento di imprese da parte dei lavoratori, nonché alle attività di cooperazione.

Noi di sinistra socialista democratica crediamo che il successo di una società vada giudicato sulla base delle libertà sostanziali di cui godono i suoi membri, ovvero sulle possibilità effettive che un individuo possiede al fine di perseguire e raggiungere i propri obiettivi. Devono essere create le condizioni affinché lo stato di disoccupazione sia percepito e vissuto dall’individuo come una fase utile per accrescere le proprie capacità e quindi essere nelle condizioni di scegliere un nuovo percorso lavorativo.

Strumenti per attrarre imprenditori. In diverse parti della legge Sviluppo vengono fortemente semplificate le modalità e le procedure che un imprenditore deve affrontare per ricercare ed assumere il personale necessario per realizzare il proprio progetto: accesso informatico diretto alle liste di avviamento al lavoro dove consultare i curricula dei lavoratori, possibilità di reclutare personale al di là delle liste, tempi brevi per il perfezionamento dell’assunzione,… Inoltre con la concessione del permesso di soggiorno per motivi imprenditoriali e della residenza per motivi economici si rende più appetibile lo stabile trasferimento di risorse imprenditoriali nel nostro territorio. Sono infine previsti, come anche già in precedenza menzionato, incentivi alla costituzione di nuove imprese.

Noi di sinistra socialista democratica siamo certi che il diritto al lavoro dei sammarinesi non si favorisca chiudendo il mercato del lavoro, ma facilitando l’ingresso di nuovi imprenditori. Non c’è modo migliore di tutelare il lavoratore, la sua dignità, la sua capacità di far valere i propri diritti, la sua professionalità, che avere una forte domanda di lavoro e con essa una larga possibilità di scelta.

Il decreto sviluppo ci permette di fare importanti passi avanti, ma la strada da percorrere per innovare il nostro sistema del lavoro è ancora lunga.

A noi di SSD preme avviare quanto prima la discussione attorno alla redistribuzione del tempo di lavoro e più in generale riteniamo prioritaria una riforma profonda delle forme di organizzazione del lavoro in rapporto ai tempi di vita, riforma all’interno della quale possa essere affrontato il tema del precariato nel mondo del lavoro.

A noi di SSD interessa che torni ad aumentare l’occupazione femminile, elemento fondamentale per superare la condizione di disuguaglianza a danno delle donne, ma soprattutto perché la nostra economia si avvantaggerebbe di una risorsa mediamente più preparata e capace.

A noi di SSD sta a cuore che siano eliminate le storture di un modello liberista che insinua gradualmente segregazioni progressive dei lavoratori, che si riverberano nella società contribuendo a disintegrarla, attraverso la creazione di classi subalterne, di lavoratori “vulnerabili”: quelli con disabilità superiore al 40%, quelli maturi con più di cinquant’anni, le donne dopo il periodo di astensione obbligatoria per maternità, le donne giovani che spesso vedono la loro possibilità di diventare madri come una minaccia all’ assunzione al lavoro… tutto ciò con l’obiettivo evidente di esternalizzare il costo di non essere capaci di valorizzare pienamente la risorsa umana.