Eccellenze e colleghi consiglieri,

prima di addentrarci nell’articolato del progetto di legge che vedremo a breve vorrei innanzitutto ringraziare i collaboratori e i proponenti di questo progetto di legge popolare.

Vorrei inoltre provare a riassumere a chi ci sente da casa (e tra questi mi ci metto anche io prima di approfondire questo argomento) in modo semplice l’importanza della tematica che andiamo a normare oggi con una frase riassuntiva di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato statunitense: controlla il petrolio e controllerai le nazioni, controlla il cibo e controllerai il popolo.

E come si controlla il cibo, aggiungo io? Con il controllo dei semi e dei pesticidi per coltivare quei semi (oltre che della terra) che oggi, a livello mondiale viene effettuato da poche grandi multinazionali. Non voglio addentrarmi nei meandri degli intrecci, delle fusioni e delle incorporazioni di tali multinazionali – Monsanto, Basf, Bayer, sono una decina le società che detengono il 90% dei semi – perché ci allontaneremmo dal problema, anche perché non sono le multinazionali il problema ma chi ha permesso di agire in questo modo con legislazioni compiacenti .

fIl problema è che, a partire dagli anni 60 e 70 soprattutto, il ciclo naturale della produzione dei semi è profondamente cambiato. Per secoli gli agricoltori hanno prodotto tramite tentativi e incroci i migliori tipi di semi per le caratteristiche fisiche e climatiche dei propri territori. Parte del raccolto veniva ogni anno messo da parte e riutilizzato l’anno successivo per un nuovo raccolto, in un meccanismo che dava la possibilità di accedere in modo gratuito ai semi. Questo ciclo naturale della produzione dei semi è stato cambiato nel momento in cui grandi aziende hanno iniziato a incrociare tipi di sementi di una specie per produrne di nuovi (ibridati o geneticamente prodotti) e a chiedere di brevettare queste specie nuove considerandole “invenzioni”. Spesso, però, più che di invenzioni si trattava di cercare dei semi interessanti dal punto di vista della resistenza e della produttività in giro per il mondo, di finanziare la ricerca per capire quale era il profilo genetico del seme (il profilo genetico originale del seme, per far capire che non si inventava proprio nulla) e di brevettarlo. Spesso poi questo seme veniva modificato in modo tale che la pianta fosse sterile ovvero che i semi prodotti alla fine del suo ciclo produttivo non dessero la possibilità di essere riutilizzati e fosse necessario comperarli ex novo. Oltre ai semi brevettati, poi, veniva anche preparato e venduto lo specifico pesticida, adatto per quel tipo di seme brevettato.

Piccola digressione per fare presente che la normativa sammarinese sui brevetti, così come quella comunitaria, vieta la brevettazione di specie animali e di varietà vegetali, per cui questo fenomeno non genera ambiti di preoccupazione a San Marino, ad esclusione di qualche prodotto, ad esempio lieviti e fermenti, prodotti però non con metodo naturale ma con biotecnologie.

Il drammatico risultato di questa brevettazione è che i contadini, in varie parti del mondo, si trovavano costretti a comperare le sementi per produrre nuovi raccolti e anche i pesticidi per farle crescere al meglio. Tutto ciò in un sistema mondiale in cui circa 1 mld di persone non ha cibo a sufficienza e alla mattina il primo pensiero è quello di procacciarsi il mangiare! Questo sistema dei brevetti ha impoverito milioni di contadini in tutto il mondo che si sono trovati a dover comperare semi e ad indebitarsi per farlo, spingendone molti anche al suicidio (si contano circa 200.000 suicidi dal 2007 in tal senso).

I semi non devono essere trasformati in merce tramite brevetti e diventare proprietà assoluta di alcune imprese; i semi non devono essere brevettati perché non sono una invenzione.

Un altro deleterio risultato di questo meccanismo è la scomparsa delle biodiversità di colture diverse che garantiscono sostanze nutrienti varie, rigenerazione del suolo, lotta naturale ai parassiti. Biodiversità significa cercare assieme agli agricoltori le migliori tipologie di semi in base a quelle che sono le variazioni climatiche in atto e i tipi di parassiti tipici di una zona senza danneggiare i raccolti con i pesticidi.

Scusate la digressione ma era importante per me esplicitare il nome della legge, LEGGE DEI SEMI e fare capire che l’obiettivo di questo progetto di legge è quello di proteggere la agrobiodiversità nel territorio sammarinese e le nostre colture, con specifico riferimento al mondo vegetale.

Nel quadro che ho tracciato vorrei però evidenziare alcune cose positive: la prima è che è in atto in numerosi paesi una decisa azione nella direzione di contrastare questi fenomeni. La seconda è che il progetto di legge ha avuto unanime consenso tra i commissari che hanno partecipato alla votazione, segno della sensibilità comune su questa importante tematica. Questa legge ci fa fare un salto in avanti nel tempo ed è bello per una volta assurgere agli onori delle cronache come un esempio positivo in giro per il mondo.

Si, perché, come ci hanno illustrato i proponenti del progetto di legge, nel dedalo di trattati, convenzioni, leggi europee (e ci si può immaginare quale sia il giro di interessi economici dietro queste tematiche che riguardano il cibo) saremmo uno dei primi Paesi europei ad approvare questa forma di tutela agroalimentare della nostra biodiversità e della tutela del nostro agricoltore che DEVE AVERE IL DIRITTO di riprodurre il seme.

Passaggio fondamentale, in questo senso, è il principio dell’articolo 3 sia al primo comma: “Le risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura sono considerate patrimonio pubblico indisponibile della Repubblica…”, che al secondo…”la conservazione, la ricerca, la raccolta, la caratterizzazione, la valutazione, la documentazione e la disponibilità delle risorse fitogenetiche sono essenziali per la realizzazione di uno sviluppo agricolo sostenibile per le generazioni presenti e future”.

Altro momenti significativo della legge è quello dell’articolo è quello all’art. 8,  diritti degli agricoltori, il quale afferma che per quanto attiene alle risorse fitogenetiche la realizzazione dei diritti degli agricoltori è sovrana ed è sottoposta alla promozione e protezione tramite appositi organi competenti. Ogni agricoltore ha il diritto di selezionare e produrre liberamente, scambiare e conservare i propri semi, in linea con la più generale protezione della biodiversità perseguita dal progetto di legge.

Il principio che ci piace ribadire è il fatto che la diversità dei sistemi di produzione e l’innovazione, in campo agricolo, devono essere messe a disposizione di tutti.

E quando parliamo di tutela della biodiversità in campo agricolo in realtà stiamo parlando di una cosa conosciuta e perseguita da sempre dai nostri agricoltori. Ogni zona agricola ha caratteristiche fisiche e climatiche tali per cui le stesse specie agricole hanno caratteristiche genetiche leggermente diverse dettate dal processo evoluto dell’adattamento. Con la perdita di specie locali e la creazione di “supersemi” perfettamente identici queste piante non hanno più la capacità di adattarsi a determinate zone (fatto salvo l’utilizzo di pesticidi perché qui il business riguarda il pacchetto diabolico semi + pesticidi, ricordiamolo) e diventano sempre più deboli. Allora le imprese prendono i semi e li variano di nuovo magari con elementi di un seme di altre parti del mondo. Il risultato è che nessun paese è più autonomo nella gestione dei semi e dell’alimentazione.

Spero con questo mio breve intervento di aver contribuito a comprendere la portata di questo progetto di legge composto di pochi articoli che, come riportato nella relazione, permette ad un piccolo paese come San Marino di proteggere la propria biodiversità, per poter difendere anche in questo modo la sua stessa sovranità.