Eccellenza, colleghi consiglieri,

L’ISTANZA D’ARENGO N° 37 chiede che venga posta a Palazzo Pubblico il 14 ottobre prossimo una epigrafe in memoria del “colpo di stato” del governo di Rovereta del 1957, in occasione del 60° anniversario.

Gli istanti ritengono che “gettare ignominia sui traditori sia fare giustizia nei confronti di coloro che subirono falsi processi e ingiuste accuse”.

La storia è sempre stata scritta dai vincitori, almeno in una prima fase, e sono convinta che i fatti di Rovereta non siano ancora stati completamente ricostruiti, anche perché i documenti americani, dissecretati circa 20 anni fa, non sono stati sufficientemente studiati e quindi una ricostruzione storica oggettiva ed esatta di quei fatti non è stata ancora elaborata.

A questo proposito sarebbe molto importante che la nostra Università, in particolare il Dipartimento di Studi Storici, se ne facesse carico, per arrivare ad avere finalmente una ricostruzione storica, nel senso scientifico del termine, di quel travagliato periodo, alla luce anche degli ultimi documenti dissecretati e dei numerosi testi prodotti dai testimoni.

Ho cercato più volte di avere informazioni sui fatti di Rovereta e non è stato difficile scoprire come ancora oggi quegli avvenimenti siano vivi nella memoria e le ferite ancora aperte.

Ricordo in particolare i racconti di Pippo Majani, che ci ha lasciato un anno fa, sempre lucidi e pieni di passione. A tal proposito consiglio a chi non lo avesse ancora fatto la lettura dei suoi due tomi intitolati “Pippo. Frammenti di storia contadina e popolare sammarinese”.

Ogni volta i suoi racconti dei fatti del periodo di Rovereta hanno stimolato in me un profondo sentimento di ammirazione e rispetto, per un motivo molto preciso: la capacità di quei cittadini sammarinesi di essere usciti da una situazione esplosiva, ad un soffio da una guerra civile, caricandosi sulle spalle le sofferenze e il dolore, evitando che la violenza prendesse il sopravvento!

Nemmeno una goccia di sangue fu versato!

Questo risultato, determinato dal profondo amore per il proprio Paese e la sua gente, deve essere ricordato dalla storia con grandissimo onore, onore per tutte quelle persone che hanno saputo mettere la vita dei cittadini al di sopra delle parti, pur immaginando che le promesse dei roveretiani di evitare ritorsioni e rappresaglie da parte dei vincitori, difficilmente sarebbero state mantenute.

Il Sindacato della Reggenza, infatti, condannò i due ex Reggenti Giordano Giacomini e Primo Marani alla preclusione totale da cariche pubbliche e a 15 anni di carcere. Il processo agli ex Consiglieri socialcomunisti si tenne nel 1959. Ma una lunga serie di dimissioni dei giudici incaricati nei vari ruoli impedì il pronunciamento prima delle elezioni politiche, come era stato sperato dai vincitori grazie a una istruttoria molto accelerata e poco incline a tutelare i diritti della difesa.

Il risultato fu: 238 anni di carcere a 27 imputati. In difesa dei condannati ci furono manifestazioni popolari che indussero a un condono delle pene detentive, ma quelle amministrative restarono, con conseguenze personali e professionali,come l’allontanamento del lavoro fino a 4 anni.

Fu così che l’ex Capitano Reggente Pippo Majani dovette emigrare in Belgio, a lavorare nelle miniere di carbone.

Lo stesso Gino Giacomini venne condannato a 7 anni di carcere e ad una ammenda pecuniaria. La sentenza, come le altre, non fu eseguita, ma gli furono tolti tutti i diritti civili e politici. Morì 5 anni dopo.

Ma non sto ora a fare l’elenco dei tanti licenziamenti in tronco e delle vite spezzate, elenco che potete trovare nel libro blu di Pippo, il secondo tomo.

In un articolo su l’Informazione del 23 maggio scorso, Daniel Giacomini su questa Istanza d’Arengo scrive:

“Non mi è mai caduto nemmeno un grammo di dubbio, né mai mi cadrà, sulle mie certezze che riguardano i comportamenti politici e le decisioni dei componenti della mia famiglia, ma in questi anni sono stato sempre attento alla necessità di riappacificazione fra le famiglie, a volte difficile e faticosa.“

Concludo, Eccellenze e colleghi consiglieri, dicendo che le lapidi, a mio avviso, vanno fatte per onorare le persone che hanno difeso i valori democratici, non per disonorare.

La storia di quello che viene definito un colpo di stato, che ancora oggi viene attribuito a una parte o all’altra in base alle persone che ne parlano e alla loro parte politica, non è stata completamente ricostruita in maniera oggettiva e super partes: questo è un tassello che va assolutamente ultimato, con metodo scientifico e prendendo in considerazione tutte le fonti oggi disponibili, una storia che poi dovrà essere insegnata nelle scuole sammarinesi, con l’orgoglio di far parte di questa comunità.