La celebrazione della Festa dell’Arengo ci permette di svolgere alcune riflessioni sul senso che può essere attribuito ad una cittadinanza veramente attiva e democratica nel terzo millennio.

Non ci si può infatti limitare al ricordo della straordinaria conquista del diritto di voto da parte dei padri nobili della sinistra sammarinese, ma va esteso il ragionamento alla ampissima sfera dei diritti civili e sociali su cui ancora oggi debbono essere compiuti significativi passi in avanti nel nostro Paese, non solo in termini politici ma anche culturali.

Si tratta dei diritti umani, quali diritti che spettano a qualunque individuo semplicemente per il fatto di essere tale: universali e irrinunciabili, sono patrimonio comune e nessuno stato, nessuna legge può estinguerli o comunque modificarli. Sono una categoria di diritti che molto spesso viene citata e utilizzata, non soltanto nelle opportune sedi legali, ma anche in ambienti comuni e quotidiani, dalle conversazioni al bar, in tv, persino sui canali social, dove si aprono gruppi e pagine per discuterne, a volte impropriamente. Il riconoscimento di tali diritti permette quindi, all’uomo, inteso in generale quale individuo, senza distinzioni di etnia, sesso, età, religione o orientamento sessuale, di poter condurre un’esistenza dignitosa e libera, sviluppando armonicamente la propria personalità e le proprie aspirazioni, nel rispetto degli altri e degli ordinamenti giuridici nei quali si muove. Ma quali sono questi diritti umani? Tra quelli principali, ricordiamo: il diritto alla libertà individuale, il diritto alla vita, il diritto all’autodeterminazione, il diritto a un giusto processo, il diritto ad un’esistenza dignitosa, il diritto alla libertà religiosa con il conseguente diritto a cambiare la propria religione, il diritto alla protezione dei propri dati personali (ossia la privacy) e il diritto di voto.

I diritti umani e, quindi, la dignità dell’uomo, precedono le leggi scritte che possono solo riconoscerli e non determinarli. L’evoluzione della società, il cambiamento dello scenario storico e politico, il fenomeno dell’immigrazione e l’emergere delle città cosmopolite hanno portato alla necessità e allo sviluppo di “nuovi” diritti umani, i diritti di terza generazione, ovvero diritti moderni, legati strettamente all’attualità. L’intercultura, il multiculturalismo, l’intensificarsi dei processi di globalizzazione, come il turismo, il capitalismo, il mercato libero, il colonialismo, ha reso l’incontro – e lo scontro – tra diverse culture evidente e inevitabile.

Per tale ragione si parla di diritti di solidarietà, come quello alla pace, al rispetto dell’ambiente, allo sviluppo e anche di questi diritti si sta per ottenere il riconoscimento internazionale.

Il problema è che gli sforzi per la sistemazione giuridica a livello internazionale dei diritti umani di terza generazione non sono al momento sufficienti, non c’è un progresso concreto, l’obiettivo primario diventa pertanto educare e sensibilizzare ai diritti umani, farli conoscere, altrimenti non si può né rivendicarli né lottare per essi. Ed è la scuola che, collaborando con la famiglia, può educare al rispetto dei diritti umani. La scuola è il primo palcoscenico sul quale saliamo tutti e dove ci confrontiamo con i problemi del mondo contemporaneo: l’eterogeneità degli alunni e dei loro stili di apprendimento, la necessità di una didattica integrativa e inclusiva, la convivenza civile, il rispetto dei bisogni dell’altro sono tutte situazioni che ci preparano ad affrontare la vita.

C’è necessità di educazione alla convivenza civile e democratica, fondata su valori universali, sul rispetto di sé e degli altri, che non può non essere una priorità per i sistemi di istruzione. Privilegiare e rispettare i diritti umani significa anche esercitare la democrazia e concorrere alla costruzione di una società più giusta e solidale. E la scuola può dare un enorme contributo, partendo dall’ambiente che offre, dagli stili di insegnamento che devono puntare alla valorizzazione delle differenze e non alla loro penalizzazione, oltre che incitare alla cooperazione e all’inclusione.

Pur avendo fatto negli anni notevoli progressi dal punto di vista dei diritti fondamentali riconosciuti alle persone, a San Marino c’è ancora tanto lavoro da compiere e su questo terreno Sinistra Socialista Democratica non farà mancare il proprio impegno.

Sinistra Socialista Democratica