La riforma del TU (legge 87/1995) era un provvedimento atteso da lungo tempo. Un periodo molto lungo, e non casualmente, in cui le maglie troppo larghe della normativa vigente hanno consentito un utilizzo del territorio indiscriminato confidando su interpretazioni che rendevano facilmente aggirabili i principi che avrebbero dovuto ispirare la legge, ovvero quelli di avere disposizioni chiare e non interpretabili a tutela del PATRIMONIO PUBBLICO attraverso una corretta edificazione nel rispetto dei più elementari standard urbanistici e, oltre a ciò, aggiornare una normativa poco compatibile con le direttive europee in materia di trasparenza di processi amministrativi e repressione agli abusi edilizi.

Il nuovo TU conferma la strutturazione precedente andando a contemplare al suo interno la definizione degli standard urbanistici già introdotti nei precedenti Piani Regolatori.

Questo progetto di legge si propone inoltre di mettere ordine nel quadro normativo in materia di edilizia ed urbanistica riassumendo ed aggiornando il vecchio testo del 1995 alla luce dell’evoluzione del contesto territoriale del nostro Paese ma anche di quegli aspetti che si può con tutta evidenza ritenere superati o inefficaci o che abbiano mostrato troppe carenze sul piano della loro effettività. Si potrebbero fare numerosi esempi a riguardo, dai piani interrati camuffati tramite fioriere in posizione strategica, a quelli mansardati ottenuti giocando sul filo dei centimetri ma su questo ci sarà modo di tornare in maniera più approfondita nel corso dell’esame in Commissione.

Va inoltre sottolineato che tra le importanti novità che vengono introdotte con questo provvedimento c’è l’abolizione della sanatoria automatica, quella cioè che scattava decorsi 20 anni dalla realizzazione dell’abuso e che impediva ogni tipo di sanzione a carico del trasgressore. In questi anni infatti si è registrato un eccesso di permissivismo verso ogni forma di abuso edilizio che solo difficilmente è pensabile possano essere risolte con le procedure e le risorse ordinari.

La sanatoria straordinaria si inserisce solo in questo quadro e solo con queste premesse, ovvero nell’ambito di un nuovo provvedimento che intende segnare un punto di svolta rispetto al passato e che richiede di potere concentrare tutte le risorse sulla sua implementazione ricercando una modalità rapida, ma non un colpo di spugna, per affrontare il grosso volume di criticità che si sono accumulate nel corso degli anni. La sanatoria straordinaria segna il confine tra 2 normative, un punto zero e deve essere considerata una parte organica del TU che permetterà di andare a sanzionare le irregolarità oggi presenti nel caso in cui il proprietario non “proceda ad autodenunciarsi” nella finestra di tempo contemplata dalla sanatoria.

Abbiamo sempre respinto infatti le proposte avanzate nel corso degli anni a favore di un condono, procedura assai diversa dalla sanatoria in quanto generalizzato e senza alcun cambiamento delle normative e calato dall’alto poiché avrebbe costituito esclusivamente un regalo ai furbetti del quartierino senza impedire il perpetuarsi di nuovi abusi.

Il nuovo TU invece ha lo scopo di ridurre gli spazi di interpretazione fissando dei criteri più chiari, più oggettivi e più stringenti per dare maggiore omogeneità e maggiore qualità all’edilizia del nostro Paese, andando quindi ad incidere in maniera significativa sulla possibilità di ripetere gli errori del passato.

È importante tuttavia ricordare che non tutto quello che nell’immaginario collettivo è considerato un “ecomostro” sia per forza il risultato di un abuso. Molti grandi cantieri, anche di gusto molto dubbio, che vediamo sparsi sul territorio quali ad esempio l’ex Symbol, non rientrano in questa categoria essendo riusciti ad ottenere le autorizzazioni necessarie grazie alla vecchia Commissione Urbanistica, alle vecchie normative e ai forti interessamenti che la politica ha esercitato in quello come in altri casi. Già da alcuni anni, più precisamente dal 2007, la Commissione Urbanistica è stata superata, lasciando spazio alla Commissione per le Politiche Territoriali che ha introdotto nuove metodologie per la gestione del territorio, maggiormente incentrate sull’attenzione ai Piani Particolareggiati nel loro insieme anziché alle particelle dei singoli richiedenti.

Potrebbe sembrare superfluo sottolineare che per cambiare veramente pagina nel governo del territorio, non basta un nuovo Testo Unico, sebbene quest’ultimo provvedimento contiene strumenti e normative che “vivono” in modo autonomo per la regolamentazione del territorio, e che resta comunque indispensabile, ma occorre anche un nuovo PRG, dato che il precedente risale al lontano 1992 e la sua gestione non ha certo prodotto uno sviluppo armonico e razionale dei nostri 62 kmq. Anche su questo governo e maggioranza sono già al lavoro consapevoli che il processo di approvazione deve prevedere diverse fasi di analisi, proposta, elaborazione, confronto e condivisione.