Il 13 marzo scorso è stato depositato un ODG condiviso da tutta l’aula per il cessate il fuoco in Siria.

Il 14 aprile alle 3 di mattina gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia hanno lanciato oltre 100 missili sulla Siria, con la motivazione di fermare l’uso di armi chimiche da parte di Assad sulla sua popolazione civile.

Nel 2003 l’Iraq è stato attaccato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati con la stessa motivazione delle armi chimiche di distruzione di massa, che dopo la fine della guerra si è rivelata essere una menzogna (l’immagine del generale Colin Powell che mostra una fiala contenente antrace è ancora nella memoria di tutti).

Con la Libia si è ripetuto più o meno lo stesso protocollo.

Papa Francesco domenica 15 aprile si è appellato a tutti i responsabili politici del mondo perché prevalgano la giustizia e la pace in Siria.

I vescovi cristiani di Aleppo si sono più volte pubblicamente espressi per fermare gli attacchi, accusando i media di dare informazioni non veritiere.

Abbiamo visto e sentito di tutto sui media: immagini di bambini e adulti che vengono lavati come se fossero stati colpiti da sostanze tossiche, ma anche video che dicevano il contrario, cioè che tutto era stato costruito appositamente per accusare il governo siriano di attacchi chimici.

Dove sta la verità? Certamente i civili e soprattutto i bambini morti ci sono stati e in 5 anni di guerra e sono stati tanti. Come in ogni guerra i colpevoli sono da tutte le parti e i morti pure.

Per una strana e non calcolata coincidenza, la mattina del 14 aprile mentre i missili americani, francesi e inglesi bombardavano Damasco, qui a San Marino è stato realizzato un convegno dal titolo “Non c’è Pace senza sviluppo. Pace e sviluppo strumenti contro la povertà” promosso dall’Osservatorio dei Diritti Umani nei paesi del Mediterraneo, con il patrocinio di tutte le Segreterie di Stato.

Un convegno interessantissimo, nel quale abbiamo potuto ascoltare voci autorevoli e qualificate confrontarsi nella prima tavola rotonda su “Sicurezza e sviluppo dei diritti umani nel Mediterraneo”, anche in riferimento ai flussi migratori, con l’obiettivo comune della gestione razionale e ponderata di questa realtà, che da problema generatore di paure, può trasformarsi in promotore di sviluppo e civiltà; nella seconda tavola rotonda il confronto si è focalizzato su “Sviluppo economico tra politiche del rigore e solidarietà” con particolare attenzione ai temi etici, alla condanna dei mercati della morte che vedono guadagni in aumento esponenziale dal commercio di armi, alla necessità di prevenire i conflitti piuttosto che gestirli una volta scoppiati, lavorando su educazione, confronto e dialogo.

Vorrei ricordare il contributo inviato al convegno da Padre Ibrahim Faltas, francescano amico di San Marino, da 25 anni in terra Santa.

“La pace sembra essere una “missione impossibile” nel Medio Oriente e in particolare in Terra Santa. Non possiamo assolutamente lasciare spazio all’indifferenza, all’abitudine o alla rassegnazione!

L’obiettivo è quello di cercare metodi genuini e creativi per riaffermare la pace ed evitare l’interiorizzazione del muro da parte della popolazione, quel muro diseparazione che ha provocato una depressioneeconomicae sociale, ma soprattutto ha oppresso la dignità delle persone, ha inibito la loro libertà, costringendo la popolazione a vivere in una prigione a cielo aperto.

Molti cristiani che vivono in Terra Santa sono Palestinesi, il loro destino e il loro futuro dipendono dal riconoscimento internazionale del proprio diritto di esistere.

La pace non si costruisce da sola, bensì attraverso idee e azioni, affermando con coraggio l’inutilità della guerra. Il dialogo deve vincere su tutto, perché la pace senza giustizia non è pace vera.”

E qui torniamo all’ODG depositato il 13 marzo scorso. Un ODG che impegna il Congresso di Stato a prendere posizione ferma e propositiva in ogni consesso internazionale a cui la Repubblica prende parte, affinchè si giunga in Siria ad un cessate il fuoco stabile.

La piccola Repubblica di San Marino è sempre stata neutrale, non fa parte della NATO, né dell’ex blocco sovietico, quindi può esprimersi liberamente e senza obblighi predeterminati nei consessi internazionali.

Questa equidistanza, unita alla sua storia di pace e libertà, conferisce a San Marino l’ autorevolezza e la credibilità per esprimersi in favore del dialogo, di tutti gli atti e gli strumenti che promuovano la pace e il suo mantenimento.

Equidistanza che si concretizza, ad esempio, nel non aderire a iniziative internazionali sanzionatorie o di esclusione verso altri stati.

Equidistanza che si concretizza attraverso l’accoglienza e il riconoscimento del diritto di esistere dei popoli e la loro autodeterminazione.

Equidistanza che si concretizza in ogni organismo internazionale attraverso la richiesta determinata della pace in Siria, in Terra Santa, nello Yemen e in ogni altro angolo del mondo dimenticato dalla giustizia e dalla libertà.

Il presidente generale delle Nazioni Unite, Miroslav Lajcàk, ha convocato in questi giorni una riunione di alto livello sulla costruzione della Pace, perché ha ricordato che l’ONU fu fondato per la pace, il suo successo nella prevenzione dei conflitti dovrebbe essere una regola, non l’eccezione; l’ONU deve trovare un nuovo approccio alla pace puntando sulla prevenzione e non solo sulla gestione del conflitto una volta esploso, quindi deve essere il mediatore mondiale per la pace!

San Marino fa parte dell’ONU dal 1992 e in questo contesto può e deve giocarsi un ruolo come sede per il dialogo fra i popoli e per la prevenzione dei conflitti.

Esprimo, quindi, con entusiasmo il sostegno di Sinistra Socialista Democratica a questo Ordine del Giorno.