Questa Istanza d’Arengo ha sollecitato in me la parte sempre attenta al rispetto dei Diritti Umani per tutti, ai diritti delle donne, alle pari opportunità.

In Italia, e penso che la situazione di San Marino non sia diversa, le vie dedicate alle donne sono solamente il 4% del totale e il 60% delle donne celebrate sono figure religiose, sante, vergini e martiri e pochissime quelle legate alla scienza, alla politica o allo sport.

Sempre in Italia si è costituita addirittura una associazione perché i Comuni si ricordino di onorare le proprie donne nella toponomastica.

A San Marino abbiamo una delle vie principali del centro storico dedicata a Donna Felicissima, personaggio della tradizione legata alla leggenda e al mito storico, e poi Piazza Sant’Agata, vergine e martire.

L’Associazione italiana afferma che i nomi delle strade e delle piazze contribuiscono a creare la cultura, l’identità di popolo, ma soprattutto sottolinea che la riflessione e la ricerca storica sul vissuto quotidiano degli spazi urbani proiettano verso una futura condivisione dell’ immaginario collettivo.

Se non ci sono strade o piazze dedicate alle donne, nell’immaginario collettivo o anche in quello del turista che visita il nostro Paese, si può costruire l’idea che le donne non abbiano contribuito alla costruzione della nostra cultura, della nostra storia e società, mentre sappiamo tutti che non è così.

Istanze come questa sono un’occasione per consolidare la nostra memoria e, di conseguenza, la nostra identità culturale, avvicinandoci con gratitudine e con rispetto a tutte quelle storie di donne che hanno contribuito, ciascuna con il proprio percorso di vita, a liberare donne e uomini da vecchi vincoli sociali, dall’arretratezza di molti pregiudizi ancora oggi diffusi, dai tanti limiti di una storia scritta solo per metà.

A nostro avviso è importante affidare alla Commissione per le Pari Opportunità, con l’aiuto delle Scuole e dell’Università, una ricerca storica che valorizzi la prospettiva di genere, perché può contribuire a guardare il mondo con nuovi occhi, nuove lenti con le quali leggere la nostra identità, nuove energie indispensabili per affrontare le sfide del futuro, perché il “doppio sguardo” di donne e uomini è il miglior modo di guardare la realtà.

Questa azione può essere un piccolo strumento culturale per agire sull’eliminazione di pregiudizi, costumi, e pratiche basati sull’idea subalterna della donna, perché il permanere di stereotipi e discriminazioni nei confronti delle donne imprigiona anche gli uomini in altrettanti codici di comportamento e comunicazione.

Non riteniamo concretamente semplice e possibile oggi andare a rinominare le vie del Paese, anche perché gli oneri sarebbero superiori agli onori, ma per le future attribuzioni chiediamo che l’indicazione della rappresentanza dei generi sia da tenere in ferma considerazione.

Quindi no alla revisione della toponomastica in generale, si per le future attribuzioni.