Grazie Eccellenza,

abbiamo letto e valutato con molta attenzione questa istanza perché – come abbiamo sempre sottolineato – il tema dell’autodeterminazione della donna è per noi molto sentito ed insieme a questo, quello dell’assistenza e della rete sociale che lo Stato –e ripeto lo Stato- deve predisporre ed attivare.

Con gli istanti siamo d’accordo quando dicono che “nessuno può essere abbandonato”, ma non ci troviamo assolutamente d’accordo che “l’aborto è una sconfitta della comunità civile nonché la fine della speranza per una civiltà che desideri affermarsi umani”. Solo io percepisco questi due passaggi contradditori e quanto mai disumani? Per quale motivo io, donna, dovrei accettare di avere un’assistenza sussidiaria – quindi un’assistenza non statale e tantomeno laica – in un momento tanto delicato della mia vita da qualcuno che mi ha già di fatto definita come “un contenitore che decide o sta ponderando l’idea di uccidere la civiltà che si può definire umana”? Come? Come posso accettarlo?

Perché il concetto base della società umana è la DIGNITA’ e il riconoscimento reciproco di dignità.

Nel 2017 ci sono ancora persone che mettono in dubbio l’autodeterminazione della donna, il suo essere un essere vivente nel pieno delle sue facoltà, tra le quali anche il diritto di scegliere l’interruzione di gravidanza. Ci sono persone pronte a giudicarle, a tacciarle, a ritenerle un qualcosa funzionale alla riproduzione e al mantenimento “della civiltà umana”, ci son persone pronte a chiedere di avere una partnership pubblico-privata per creare punti di ascolto e di assistenza sussidiarie, ma quali sono i presupposti quando a monte si è già chiarito il giudizio?

Ecco, i centri di ascolto sono fondamentali per la rete sociale di un Paese, hanno un’importanza primaria per appunto l’ascolto e l’informazione e proprio per questo è necessario che siano pubblici, slegati dalle opinioni che possono incidere sulle decisioni della donna.

Per capirci, in Francia, un Paese laico, probabilmente il Paese laico per eccellenza, è datata 1993 una legge che tiene fuori dalle strutture pubbliche chiunque tenti di intervenire nelle decisioni di una donna che è messa di fronte alla scelta della maternità, bloccando l’accesso agli ospedali o esercitando minacce o intimidazioni al personale medico o alle donne coinvolte. Tutelare la donna in primis questo è il punto. Tutelare la donna significa anche difendere la sua autodeterminazione e offrirle le strutture per fare una scelta libera e non con condizionamenti indiretti che vogliono convincerla di altro, facendola sentire giudicata.

Come Sinistra Socialista Democratica siamo convinti che sia essenziale creare punti di ascolto e di assistenza, ma questi debbano essere LAICI, STATALI, devono essere pronti all’ascolto e all’informazione e non ai giudizi. Peraltro, come ha già ricordato il Segretario Santi, ci sono già presidi attivi di ascolto e di assistenza, in particolare il Centro Salute Donna.

Per noi l’impegno dello Stato deve essere primario e non può venire meno, tanto più non condividiamo il modo di declinare il principio della sussidiarietà come decritto nell’istanza, in cui lo Stato si trova a sostenere gli oneri di strutture che sono portatori di ideologie di parte. Riteniamo fondamentale tenere il più lontano possibile da proselitismi, giudizi e qualsiasi tentativo di ingerenza,  le scelte della ragazza e della donna.

Per questo motivo, a nome del gruppo consiliare di SSD voteremo in modo contrario all’istanza.

Vanessa D’Ambrosio

Consigliere SSD