“Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti”.

Sulla base di questo assunto, è stato istituito il CPT, Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti nei luoghi di detenzione, dalla omonima Convenzione adottata nel 1987, ed entrato in vigore con i relativi protocolli nel 2002.

Avendo ratificato la Convenzione e i suoi Protocolli, tutti i Paesi del Consiglio d’Europa hanno accettato che il CPT conduca visite periodiche per valutare come sono trattate le persone detenute in luoghi quali prigioni, centri di detenzione minorile, stazioni di polizia, centri per immigrati, ospedali psichiatrici. Alla fine di ogni visita il Comitato redige un rapporto dettagliato e lo invia allo Stato coinvolto al quale richiede una risposta in relazione alle eventuali questioni critiche sollevate.

Il Comitato Prevenzione Tortura ha effettuato accurate visite anche a San Marino a partire dal 1992, quale paese componente il Consiglio d’Europa; l’ultimo report elaborato a seguito della visita effettuata dal 29 gennaio al 1° febbraio 2013, e consegnato a Strasburgo l’11 dicembre 2014, sottolinea in modo molto preciso e pressante la necessità di costruire un nuovo carcere fuori dal centro storico, per consentire un programma di attività motivanti e di recupero sia all’interno che all’esterno della struttura.

Questo nuovo ordinamento penitenziario raccoglie le segnalazioni elaborate dal CPT in un periodo, questo, che è transitorio, perché la nuova struttura delle carceri è in fase di progettazione, e quindi ancora non fruibile per qualche anno.

La funzione rieducativa e formativa della detenzione è fondamentale in un paese civile e democratico. Alla  persona che temporaneamente è sottoposta a restrizione della libertà personale deve essere sempre e comunque garantita la fruizione dei diritti umani fondamentali e la sua dignità.

Solo così potrà ritornare a far parte della comunità, una volta scontata la pena, in modo positivo e costruttivo.

Per far ciò questo ordinamento promuove il lavoro come elemento positivo del regime penitenziario, che attraverso corsi di formazione, può dare ai detenuti la possibilità di costruirsi una professionalità o di potenziarla se già la possiedono.

La Direzione e l’ Autorità che con questa legge viene istituita (Gruppo Osservazione e Trattamento) devono assicurare il lavoro interno o esterno al carcere con le modalità che regolano in analogia il lavoro nella società libera.

Tutti gli articoli dell’Ordinamento dovranno poi essere in tempi brevi inseriti in un regolamento penitenziario applicativo, che traduca e declini in pratica la legge.

Le nostre carceri purtroppo, da come sono strutturate, stentano oggi ad assicurare le condizioni di vita dignitose e idonee nel rispetto delle regole penitenziarie europee. Ma certamente questa condizione non ci deve far tornare indietro nel cammino verso la promozione e assicurazione di condizioni migliori di vita dei detenuti. Devono urgentemente essere individuate soluzioni alternative per chi oggi è sottoposto a detenzione nel carcere dei Cappuccini, anche anticipando, quando il GOT ne ravvisi e certifichi le condizioni,  la modalità degli arresti domiciliari per i residenti a San Marino e, non meno importante, effettuare corsi di formazione specifica del personale per migliorare la qualità dell’assistenza all’interno delle carceri.

Ecco perché questo nuovo ordinamento è quanto mai urgente e potrà assicurare ai detenuti la possibilità di trascorrere del tempo fuori dalla cella, impegnati in attività diverse, per favorire al meglio il loro recupero sociale e umano.

Tutto ciò ha un grande valore per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani per tutti.

 

Marina Lazzarini

Consigliere SSD