Eccellenze, colleghi Consiglieri,

“non fatemi vedere i vs palazzi ma le vostre carceri perché è da esse che si misura il grado di civiltà di un paese”; eravamo nel 1700 e ci possiamo immaginare in quali condizioni vertessero le prigioni ai tempi di Voltaire.

In effetti, le “precarie” condizioni in cui si trovano molte prigioni e i detenuti che in esse scontano le proprie condanne sono documentate in una amplissima cinematografia; un vero e proprio filone narrativo in cui i soprusi e le ingiustizie della vita nel carcere fanno pensare che siano ancora molte le strutture che non garantiscono dignitose condizioni ai carcerati che si trovano a scontare la loro pena.

Nell’ambito del Consiglio D’Europa è il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti disumani o degradanti, conosciuto anche come CPT che, a partire dal 1992, 1999 e 2005, ha effettuato visite periodiche a San Marino  nei paesi membri e ogni volta ha raccomandato a San Marino alcuni specifici interventi: una nuova struttura carceraria più confacente alle esigenze di movimento e di altre attività, tra cui il lavoro, da svolgere in carcere.

A San Marino il carcere si trova attualmente presso l’ex convento dei Cappuccini di Città e l’ammontare esiguo della popolazione carceraria – stante anche l’esiguo numero dei residenti della Repubblica di San Marino –  ha comunque fatto ritenere FONDAMENTALE procedere alla ricerca in una nuova struttura – attualmente in fase di progettazione e per la quale si cercherà il più possibile di procedere in fretta – che nel giro di qualche anno sarà ultimata.  Garantire condizioni carcerarie civili, a partire dalla struttura, significa permettere al detenuto, che sconta in prigione la condanna a seguito della sua condotta non conforme alle regole dell’ordinamento e che è per questo è giustamente privato della libertà, di fare un percorso di recupero e reintegrazione sociale. In tal senso è fondamentale la possibilità di svolgere o poter apprendere una attività cosiddetta motivante. Le condizioni di isolamento del detenuto, infatti, spesso non danno la possibilità di procedere con serenità, pur in regime di privazione della libertà, alle fasi di recupero del detenuto.

Nell’attesa di potere procedere con un nuovo ordinamento penitenziario, pienamente in linea con le raccomandazioni degli organismi internazionali che si occupano di questa materia, si è ritenuto comunque molto importante anticipare un provvedimento stralcio, che dovrà comunque trovare nel nuovo ordinamento la sua collocazione  che intende riqualificare l’attuale sistema detentivo, introducendo la possibilità di svolgere attività lavorative, soprattutto nei casi di detenzione di lunga durata.

 

E’ questo l’obiettivo del Progetto di Legge “Modifiche alla Legge 29 aprile 1997 n. 44 – Ordinamento Penitenziario. Tra i punti salienti del PdL si sottolineano:

  • introduzione di un Gruppo di Osservazione e Trattamento che valuti il trattamento penitenziario in relazione ai bisogni e alle condizioni di ciascun soggetto detenuto al fine di procedere al suo trattamento rieducativo. Il Gruppo di Osservazione è formato dal Direttore del Carcere, dal Responsabile del Servizio sociale Adulti in Esecuzione di Pena, dal medico del carcere coadiuvato da uno specialista e dallo psicologo dell’ISS di cui al comma 2; da un assistente sociale dell’ISS;
  • un programma di trattamento rieducativo basato anche sul lavoro – interno ed esterno – finalizzato tra le altre cose a far acquisire al detenuto una preparazione professionale adeguata alle normali condizioni lavorative ed agevolarne il reinserimento sociale; il programma lavorativo deve ovviamente essere svolto in un quadro di sicurezza e mancanza di turbative dell’istituto e previa stipula di apposite convenzione con soggetti pubblici o privati, ovvero cooperative sociali;
  • il lavoro, per i detenuti che non siano considerati pericolosi o nei casi in cui non sussista il pericolo che si sottraggano all’esecuzione della pena, può anche essere svolto fuori dalla struttura carceraria, sotto il controllo del Gruppo di Osservazione. I detenuti possono essere assegnati a prestare la propria attività a titolo volontario e gratuito anche nell’esecuzione di progetti di pubblica utilità in favore della collettività da svolgere presso Stato, castelli o enti od organizzazioni di assistenza sociale.

Gli obiettivi di questo PdL, in conclusione, permettono di fare un importante passo in avanti nel rafforzamento dell’aspetto umano e sociale e nella funzione rieducativa, riabilitativa e il reinserimento sociale posto che questo traguardo, oltre a quello dello scontare la condanna inflitta, sono i punti principali di ogni detenzione. Non dimentichiamo mai, infatti, che chi si trova in una condizione detentiva ha gli stessi diritti umani e civili di chiunque altro e questo provvedimento permetterà, in parte, di garantirglieli. E’ giusto che chi ha sbagliato paghi è anche ma il prezzo imposto non deve superare i limiti del principio di umanità. Costruiamo dunque in fretta la nuova struttura carceraria e dotiamoci di un nuovo regolamento che ci permetta di procedere.

 

Eva Guidi

Consigliere SSD