Eccellenze,

Colleghi Consiglieri,

in primo luogo desidero ringraziare il Segretario di Stato per le Finanze e Bilancio, Eva Guidi, per l’ampia e articolata relazione al progetto di legge di bilancio previsionale per l’esercizio finanziario 2019 e per gli esercizi 2020-2021 e per il riferimento sullo stato dei rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, anche alla luce della missione tecnica svoltasi di recente.

Fin da ora manifesto la mia condivisione rispetto all’analisi e alla linea tracciate dal Segretario di Stato per le Finanze e Bilancio, in quanto ritengo che sia sul versante della gestione della finanza pubblica che sul versante della riorganizzazione del settore bancario sia emerso un approccio ragionevole ed equilibrato.

In questo intervento mi concentrerò prevalentemente sul rapporto con il Fondo Monetario e conseguentemente sul percorso di ristrutturazione del settore bancario, anche perché è proprio questo percorso ad incidere in modo più significativo sulle scelte che poi dovranno essere assunte in sede di bilancio.

Nei primi due anni della corrente legislatura sul settore bancario il dibattito politico e pubblico è stato particolarmente intenso; si sono sprecati gli “J’accuse”, i rimpalli di responsabilità tra gli uni e gli altri, con il risultato che ancora oggi permangono le medesime criticità che il Fondo Monetario Internazionale – nell’ambito delle consuete missioni annuali dell’articolo IV – ormai segnala almeno dal 2014, con l’aggravante che con il passare del tempo diventano sempre più complesse da gestire e da risolvere.

Sia chiaro, da ex Segretario di Stato per le Finanze e Bilancio mi sento addosso la responsabilità dei ritardi accumulati per quanto concerne la legislatura in corso, tuttavia non posso non sottolineare che in generale il clima politico e anche sociale in cui in questi due anni il governo e in particolare la Segreteria per le Finanze e Bilancio hanno dovuto affrontare le questioni attinenti al settore bancario, è stato caratterizzato da un livello di contrapposizione e di conflittualità che non credo abbia avuto precedenti nella storia politica, almeno in quella più recente. Non è un alibi, però va detto che questo clima obiettivamente ha reso davvero complesso il lavoro finalizzato alla definizione di una strategia complessiva orientata al risanamento, al consolidamento e al rilancio del settore bancario.

Con questo intervento vorrei provare ad evitare di rinfocolare polemiche inutili e dannose; partendo dalla consapevolezza della significativa distanza tra le posizioni di maggioranza e opposizioni, vorrei condividere con l’aula consiliare una riflessione su alcuni dati oggettivi al fine di identificare le reali condizioni del settore bancario sammarinese e le possibili misure da adottare per intraprendere un percorso virtuoso tendente al superamento delle attuali criticità.

Non sarà semplice, ma cercherò di analizzare il presente tenendo il futuro come punto di riferimento.

Le reiterate raccomandazioni degli esperti del Fondo Monetario Internazionale impartite alle autorità di governo sammarinesi dal 2014 in avanti, hanno costantemente posto l’accento sulla necessità di procedere ad un complessivo risanamento e a un generale consolidamento del settore bancario, a partire dal principale istituto di credito sammarinese, la Cassa di Risparmio.

A più riprese il FMI ha chiesto di definire una strategia per il settore finanziario che prevedesse l’individuazione di soluzioni definitive e permanenti tese al superamento delle criticità, aventi principalmente ad oggetto l’inserimento di figure esperte di crisi e ristrutturazioni bancarie all’interno delle governance e dei management delle banche, il riconoscimento delle perdite e le conseguenti ricapitalizzazioni, la gestione dei crediti non performanti e i piani per il loro smaltimento, il veloce ritorno alla profittabilità degli istituti bancari.

In particolare i suggerimenti del Fondo Monetario Internazionale si sono concentrati su Cassa di Risparmio, soprattutto in ragione delle importanti iniezioni di risorse pubbliche – oltre 300 milioni di euro – che fino ad oggi sono state effettuate per supportare quella che è diventata a tutti gli effetti banca di proprietà dello stato. Questi suggerimenti addirittura, nell’aprile del 2016, si condensarono in una dettagliatissima relazione tecnica prodotta da John Quill, uno dei massimi esperti del FMI in materia di crisi e ristrutturazioni bancarie.

Desidero ricordare alcuni passaggi di questa relazione nel corso del dibattito odierno, in quanto ritengo essenziale chiarire in via preliminare le cause generatrici della perdita iscritta nel bilancio di esercizio 2016 di Cassa di Risparmio. Sono passaggi che smentiscono le tesi di tutti coloro i quali in questi mesi hanno tentato di veicolare il messaggio che i devastatori di Cassa di Risparmio fossero il governo e la maggioranza, solo perché hanno avuto l’ardire di voler fare emergere in trasparenza le perdite di bilancio che purtroppo dal 2010 in avanti erano state omesse o comunque fortemente sottovalutate. Per qualcuno la grande colpa di questa maggioranza e del suo governo è stata quella di voler identificare in modo chiaro il problema esistente in Cassa di Risparmio, quando invece è stata la scelta fondamentale per avviare un percorso di risanamento e ristrutturazione finalizzato a rendere la banca più efficiente e competitiva e per assicurare la maggior tutela ai depositanti e ai risparmiatori.

Nell’aprile del 2016 John Quill affermava a chiare lettere che “nonostante quattro ricapitalizzazioni, in gran parte ad opera dello Stato, Cassa di Risparmio si trova ancora in gravi difficoltà e non ha la capacità di tornare ad una condizione di sicurezza e solidità e di raggiungere una redditività sostenibile senza ulteriore assistenza”. Aggiungeva inoltre che “la qualità delle attività è estremamente scarsa, essendo il 79% dei crediti dubbi della banca, di cui solo il 23% di essi coperto da riserve”. Nella relazione si precisava che “per via della natura e dell’insolvenza dei crediti dubbi, non è per nulla certo che la perdita sia stata adeguatamente riconosciuta” e pertanto si suggeriva “una rigorosa revisione della qualità degli attivi (AQR) per trarre conclusioni sull’adeguatezza delle riserve e dei capitali”. L’esperto del FMI consigliava di non limitare l’esercizio dell’AQR solo a Cassa di Risparmio ma di estenderlo anche al resto del settore bancario.

Nella relazione venivano poi evidenziate ulteriori rilevanti criticità, quali la vulnerabilità del piano industriale, la necessità di ulteriori importanti iniezioni di capitale, la mancanza di strategie per ripulire il bilancio, la carenza di presidi adeguati per la gestione del rischio, l’importanza di acquisire da parte dello Stato l’intera proprietà della banca.

Merita di essere riproposta l’analisi effettuata sulla qualità degli attivi che Quill definiva “pessima” e supponeva che non vi fossero accantonamenti adeguati. Riporto testualmente: “Benché i crediti dubbi rappresentino il 79% dei crediti totali, il tasso di copertura dei crediti dubbi mediante accantonamenti ammonta solo al 23%. Il portafoglio dei crediti al consumo ristrutturato di Delta, per il quale non vi è praticamente alcuna garanzia sfruttabile, è pari a 643 milioni di euro, vale a dire il 71% dell’esposizione lorda di Delta e contiene crediti al consumo per cui le ultime istruzioni di pratiche di finanziamento risalgono ai primi mesi del 2010 e pertanto molti dei crediti hanno avuto presumibilmente origine prima del 2009. Tale portafoglio prevede accantonamenti per la copertura dei crediti pari al 5%. Mentre il valore contabile di 643 milioni di euro è successivo alle cancellazioni pari a 148 milioni di euro, la copertura del 5% sembrerebbe estremamente bassa considerata l’età, la natura e il livello di insolvenza del portafoglio, nonché la mancanza di garanzie”.

Il bilancio di esercizio 2016 di Cassa d Risparmio ha avuto il pregio di rappresentare in modo prudente, veritiero e realistico la situazione economica e patrimoniale della banca. Questo non può essere considerato un elemento negativo e nemmeno un atto mirante alla svendita dell’istituto di credito. Infatti, ancor di più rispetto a una qualsiasi altra attività imprenditoriale, le imprese finanziarie e in particolare le banche hanno l’obbligo di predisporre e approvare bilanci ispirati alla sana e prudente amministrazione, svalutando i crediti che debbono essere svalutati e facendo gli accantonamenti necessari, in quanto tra le funzioni prevalenti di una banca vi è quella di custodire i risparmi dei cittadini che hanno il diritto di conoscere quale sia l’effettivo stato di salute dell’intermediario finanziario a cui si sono affidati.

L’operazione verità su Cassa di Risparmio va quindi interpretata nell’ottica di voler identificare nel dettaglio le criticità presenti sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo per poi impostare – e su questo si che purtroppo siamo in ritardo – un progetto complessivo di risanamento e di rilancio, con il pieno e incondizionato supporto dello Stato come il governo fin dal primo istante ha sostenuto, ritenendo il risanamento e il rilancio di Cassa un investimento a tal punto strategico per il presente e il futuro del Paese da giustificare anche un robusto indebitamento dello Stato.

L’impegno assunto pubblicamente dallo Stato a fare tutto ciò che è necessario a supportare la banca, deve eliminare ogni fattore di incertezza per i risparmiatori e i depositanti.

Al termine della missione articolo IV avvenuta nel gennaio 2018, lo staff del FMI – nella sua dichiarazione conclusiva – ha posto l’accento su due punti fondamentali riguardanti le politiche del settore bancario:

  • l’avvenuto riconoscimento delle perdite presenti in Cassa di Risparmio e la conseguente esigenza di mettere in campo un piano industriale e un piano di ricapitalizzazione adeguati;

  • la conclusione del processo di valutazione degli attivi (AQR).

Ora, le perdite di Cassa sono state riconosciute e l’AQR si è conclusa.

Vi è finalmente una fotografia nitida delle reali condizioni del settore bancario locale.

Per Cassa di Risparmio va preparato un robusto intervento pubblico che dovrà essere abbinato ad una revisione della governance e del management introducendo nell’organigramma societario figure professionali specializzate in ristrutturazioni bancarie e alla realizzazione di un piano industriale che punti a rendere la banca più efficiente e competitiva e pertanto in grado di tornare ad essere profittevole già nel corso del biennio 2019-2020.

Per le banche private invece la sfida consiste nella concertazione con l’autorità di vigilanza di piani di rimedio che si dovranno sviluppare su tre direttrici:

  • la ricapitalizzazione per far si che in un breve arco temporale vengano rispettati i coefficienti patrimoniali stabiliti dalle normative vigenti, ovvero il Tier1 all’11%;

  • lo smaltimento degli npls, che parallelamente deve essere supportato anche dalla creazione di un veicolo di sistema (bad bank/asset management company, anche in funzione di recupero di posti di lavoro per i possibili esuberi di personale emergenti nel settore bancario) e dall’adozione di una apposita legislazione per garantire una maggiore efficacia nelle procedure di gestione e di recupero;

  • il business model che deve condurre le banche private ad essere altamente competitive e generatrici di utili già nel corso dei prossimi due esercizi.

In questa ottica assume rilevanza strategica il tavolo di confronto tra parti politiche, sociali e Bcsm, promosso dall’Associazione Bancaria Sammarinese; è una iniziativa validissima che confido possa condurre al ripristino di un clima ragionevole e dialogante e che possa individuare soluzioni ampiamente condivise.

Mi sia consentito effettuare alcune valutazioni di ordine generale sul tema degli accorpamenti.

Sia chiaro, nutro il massimo rispetto per la decisione assunta dall’Assemblea dei Soci dell’Ente Cassa di Faetano e non intendo entrare nel merito del caso specifico.

Che attualmente il mercato di riferimento per le banche sammarinese sia talmente angusto da rendere eccessiva l’attività di cinque intermediari, è un dato di fatto.

Che la presenza di circa 45 sportelli bancari per circa 33 mila abitanti sia assolutamente sproporzionata rispetto alla media europea, dove – se non sbaglio – vi sono indicativamente 18-20 sportelli per medesimo numero di abitanti, è un dato di fatto.

Che i costi di gestione siano elevatissimi rappresentando una parte largamente maggioritaria del conto economico delle singole banche, è un dato di fatto.

Gli accorpamenti, che naturalmente devono avvenire su base volontaria e non imposti per legge ma eventualmente incentivati attraverso strumenti da studiare e definire, sono una grande opportunità per fornire al settore bancario locale stabilità e al contempo competitività.

Oltre a ridurre la concorrenza interna in un comparto attualmente fortemente autarchico, con gli accorpamenti vi saranno banche di dimensioni più significative e banche più grandi significano maggiore solidità patrimoniale, più elevata propensione all’erogazione del credito a sostegno dell’economia reale, minori costi di gestione e pertanto più efficienza e capacità di generare utili.

Banche di dimensioni più consistenti, inoltre, avranno maggiori potenzialità per affrontare e per rispettare gli impegni che la Repubblica di San Marino si è accollata sottoscrivendo nel 2012 la Convenzione Monetaria con l’Unione Europea. Molto spesso ci dimentichiamo di questo – consentitemi l’eufemismo – dettaglio rappresentato dall’esistenza della Convenzione Monetaria attraverso la quale nell’ordinamento giuridico sammarinese – entro il primo semestre del prossimo anno – dovranno essere recepite gran parte delle direttive europee in materia bancaria, quali ad esempio il pacchetto Basilea 3, la CRD4, la BRRD, peraltro dopo aver strappato una proroga di vitale importanza visto che l’intero processo di uniformazione – sia legislativa che operativa –  avrebbe dovuto completarsi tra il 2017 e il 2018.

Personalmente ritengo che questa sia l’unica strada percorribile per risanare, consolidare e rilanciare il settore bancario sammarinese e in tal senso sono convinto che il Fondo Monetario Internazionale sia un punto di riferimento di assoluta importanza nella direzione di acquisire credibilità, prestigio e autorevolezza agli occhi della comunità internazionale.

Concludo esprimendo il mio giudizio positivo sul progetto di legge di bilancio per l’esercizio finanziario 2019, riservandomi di intervenire più approfonditamente durante la seconda lettura, ma anticipando sin da ora che condivido la determinazione con cui la Segreteria di Stato per le Finanze e Bilancio e l’intera compagine di governo stanno cercando di preservare l’equilibrio dei conti pubblici e di raggiungere il fondamentale obiettivo del pareggio di bilancio.

Grazie.

Simone Celli